Il caso

Tra via Basso e via Marconi, l’Ospedale che non c’è

Non è stato posato un solo mattone della palazzina di tre piani che dovrebbe sorgere sul retro della «Casa della madre e del fanciullo» di via Marconi

Tra via Basso e via Marconi, l’Ospedale che non c’è

Nonostante le ampie rassicurazioni che arrivano dagli uffici di via Po 11, è innegabile che per l’AslTo4 (e per la Sanità piemontese in generale) siano settimane non certo facili.
Da una parte la (solita) voragine nei conti, con un segno meno che si avvicina ai 50 milioni di euro, dall’altra la «spada di Damocle» delle Case ed Ospedali di Comunità che dovranno essere operative entro il 30 giugno e «controllabili» dal primo maggio.

Tra via Basso e via Marconi, l’Ospedale che non c’è

«Nell’ambito dell’AslTo4 – spiegano dalla Direzione Generale guidata da Luigi Vercellino – in riferimento agli obiettivi del PNRR, sono previsti dieci Case di Comunità (a Ciriè, Lanzo, Settimo Torinese, Leini, Chivasso, San Mauro, Ivrea, Caluso, Rivarolo, Castellamonte) e tre Ospedali di Comunità (a Crescentino, Ivrea e Castellamonte).
Tutte le Case di Comunità saranno operative entro il 30 giugno 2026, nel rispetto dei target previsti dal PNRR.
Per quanto riguarda la Casa di Comunità di Chivasso, si renderà necessario effettuare ancora alcuni lavori nei mesi successivi, che però non inficeranno l’operatività entro fine giugno: si tratta, infatti, di lavori accessori riguardanti il muro di contenimento di via Basso, che ha richiesto un intervento supplementare».

Il problema è che, in riferimento al muro di cui sopra, non si tratta affatto di una questione di poco conto, e basta camminare lungo via Basso per averne contezza.
Il muro, infatti, «spancia» vistosamente verso quella che sarà l’area parcheggio (quattro metri più in basso rispetto al piano strada), e la ditta incaricata dei lavori sta aspettando di poter effettuare le prove di carico sui micropali (realizzando utilizzando una quantità infinita di calcestruzzo) che saranno la base del nuovo muro innalzato per contenere quello già esistente.

Ma guardando il piazzale, ancora coperto da fango, balza subito all’occhio come non sia stato posato un solo mattone della palazzina di tre piani che dovrebbe sorgere sul retro della vecchia «Casa della madre e del fanciullo» di via Marconi. L’Asl nicchia, ma è chiaro che nemmeno un intervento divino ne potrà rendere possibile la costruzione e l’inaugurazione nei tempi stabiliti dal PNRR.

La Casa di Comunità di Crescentino

Passando alla Casa di Comunità di Crescentino, invece, sempre l’Asl fa sapere che l’opera «Non è in discussione» e che «Si sta procedendo sotto la guida della Regione».
«Dispiace leggere ancora una volta strumentalizzazioni su un argomento ormai spiegato nei dettagli da molti mesi – le parole dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi – il piano di edilizia sanitaria da quasi cinque miliardi di euro sarà portato a compimento, che l’opposizione se ne faccia una ragione.
Nello specifico, per l’ospedale di comunità di Crescentino, l’intervento sarà completato nel 2027. A seguito di un rallentamento dovuto alla dichiarazione di vincolo da parte della Soprintendenza, in questo momento è in corso un approfondimento tecnico da parte dell’AslTo4 finalizzato alla valutazione della possibile rimodulazione delle risorse PNRR, come richiesto dai Ministeri competenti. Qualora confermato l’intervento della struttura Crescentino sarà assicurato con risorse regionali.
Quindi, lo ribadisco ancora una volta, i finanziamenti ci saranno e anche l’ospedale di comunità di Crescentino sarà realizzato. Anzi, colgo l’occasione di ringraziare il Direttore Generale dell’AslTo4, Luigi Vercellino e il sindaco Vittorio Ferrero per il proficuo e continuo confronto perché la struttura sia pronta il prima possibile».

Sulla questione interviene anche il sindaco Ferrero che in primis ringrazia Riboldi per la presa di posizione, per aver ribadito, anche in maniera pubblica, l’impegno della Regione nel realizzare la Casa di Comunità a Crescentino: «Siamo consapevoli, e lo avevamo anche ribadito nella campagna elettorale del 2024, che si erano riscontrate delle difficoltà nell’utilizzo di questo immobile ma questo non ci ferma. La realizzazione di questa struttura sappiamo esser fondamentale per migliorare la sanità territoriale. Attenderemo magari un anno in più per la sua realizzazione ma andiamo avanti e intendiamo inaugurarla entro la fine del nostro mandato amministrativo».

I dubbi del PD

Ad avere seri dubbi sono anche i rappresentanti Dem in Regione: «Il Presidente Cirio con gli assessori Riboldi e Tronzano – hanno dichiarato la Presidente del Gruppo PD in Consiglio Regionale Gianna Pentenero e il Vicepresidente della Commissione Bilancio Fabio Isnardi – hanno annunciato con grande enfasi i 203 milioni destinati al Fondo sanitario regionale, ma la verità è che non si tratta di risorse aggiuntive, ma sono tagli su altri capitoli. Questi fondi bastano a malapena a coprire il buco dello scorso anno e svuotano risorse per gli interventi sul dissesto idrogeologico, il diritto allo studio e i trasporti per cui vengono effettuati riduzioni importanti. Altro che potenziamento dei servizi: siamo di fronte all’ennesima azione per gettare polvere negli occhi.
Durante la discussione sul Bilancio del gennaio scorso il Gruppo PD aveva denunciato, con forza, la mancanza di chiarezza della Giunta sul deficit della sanità piemontese, l’assenza di coerenza tra Fondo sanitario, Piano sociosanitario e bilancio. Oggi la Giunta presenta come un successo ciò che è semplicemente un obbligo: coprire il disavanzo che loro stessi hanno generato. Parlano di servizi aggiuntivi, punti di emergenza h24, extra Lea e assunzioni, ma queste voci vengono finanziate ogni anno nello stesso modo, come confermato dagli stessi assessori. Non c’è alcuna svolta, nessun investimento strutturale, nessuna visione. C’è solo la necessità di limitare i danni».