Sono bastate poche parole, al Prefetto di Torino Donato Cafagna, per chiudere (quasi) ogni possibile polemica sulla cerimonia organizzata dai Comuni di Cavagnolo e Brusasco a un anno esatto dall’alluvione che ha segnato profondamente (e lo fa ancora) il territorio: “Quella di oggi è una giornata doverosa”.
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Un anno dall’alluvione, il Prefetto di Torino: “Giornata doverosa”
Nel pomeriggio di venerdì 17 aprile i sindaci Andrea Gavazza e Giulio Bosso, accompagnati dai rispettivi Consigli Comunali dei Ragazzi e dalle note della banda “La Fenice” di Brusasco, hanno scoperto una targa in ricordo dell’alluvione, posta al centro del ponte sul Rio Trincavena, causa dei maggiori danni subiti dalle due comunità. Poco più a monte, stando a quanto annunciato, sarà realizzato il bacino di laminazione a protezione dei due paesi.
A far da cornice le numerose autorità civili e militari presenti: il Prefetto Cafagna, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Generale di Brigata Alberto Nastasia, il Capitano Marco Fisicaro della Compagnia di Chivasso, il Tenente Colonnello Gabriele Porta del Comando Provinciale Carabinieri di Torino, il Luogotenente Fabio Errica per la Compagnia Carabinieri di Chivasso, il comandante della Stazione Carabinieri di Cavagnolo Alessio Guzzon, il vice sindaco metropolitano Jacopo Suppo, rappresentanti di ATC e delle associazioni locali.
I discorsi ufficiali
A seguire, nel piazzale che un anno fa era sommerso da tre metri d’acqua e fango, i discorsi ufficiali. Se Gavazza e Bosso hanno ringraziato tutti coloro che hanno “dato una mano” in quei giorni, illustrando poi cosa è stato fatto e cosa c’è ancora da fare, il Prefetto Cafagna ha dichiarato:
“Avete raccontato il coinvolgimento della comunità, delle comunità dei vostri comuni e degli altri comuni che sono stati colpiti dall’evento alluvionale dell’aprile dello scorso anno e avete ricordato il contributo che il sistema complessivo del territorio ha dato per garantire un livello maggiore di sicurezza per le vostre cittadinanze.
È questo l’impegno che dobbiamo assumere tutti quanti noi davanti a questo rio, che sembra oggi quasi non ci sia, un rigagnolo, ma che, a seguito degli eventi climatici sempre più grandi, sempre più pericolosi, sempre più estremi, crea danni sui nostri territori. Allora, per fare questo, dobbiamo impegnarci innanzitutto nell’attività di prevenzione e di protezione del territorio. Un’attività di prevenzione che richiede una conoscenza delle situazioni critiche che sono presenti sul territorio: le frane, i corsi d’acqua, le situazioni di sussidenza che sono presenti sul territorio, la presenza di abitazioni o di attività economiche in luoghi critici porta che sono presenti in tutti i territori del nostro Paese.
E rispetto a questi, poi, bisogna adottare delle misure di prevenzione. Misure che richiedono interventi di manutenzione (tanti ne avete fatti e li raccontavate), gli interventi di messa in sicurezza delle frane, gli interventi di messa in sicurezza dei corsi d’acqua, di pulizia e bonifica dei corsi d’acqua, ma anche interventi strutturali che la Regione ha programmato su questo territorio: le briglie, gli interventi di laminazione, di tutela e di controllo delle acque, che sono indispensabili per dare sicurezza a un territorio. E su questo, devo dire, la Regione Piemonte è molto attiva.
Però devo ricordare quella giornata. Devo ricordare quelle giornate. Lei stesso diceva: ‘Nell’immediatezza ero qui’. Ma ero qui non perché ero stato informato attraverso dei canali particolari. Ero qui perché esiste una rete di Protezione Civile su questo territorio. Una rete di Protezione Civile che vede in primo piano le forze dell’ordine, i Vigili del Fuoco, l’Arpa, quindi l’agenzia regionale che segnala il pericolo e il rischio di alluvione o di eventi gravi su un territorio. Perché esistono degli organismi che svolgono questa funzione di monitoraggio del territorio e perché nel centro coordinamento soccorsi, che nell’immediatezza era stato costituito in Prefettura e che vede, appunto, tutte queste componenti e in primo piano anche la Città Metropolitana di Torino, che è presente all’interno del centro coordinamento soccorsi, fu evidenziato che in un quadro di pericolo che riguardava tutta la Città Metropolitana di Torino (perché non era solo questa zona e questo corso d’acqua colpito, ma c’erano anche altre zone, da quella di Ivrea o zone di altre parti del territorio, la zona del Pinerolese, che erano colpite da questo evento), in realtà su questo territorio stava accadendo qualcosa di particolare.
Non solo c’erano state delle persone, una persona in particolare, ricordo a Monteu, che aveva perso la vita, ma mi veniva segnalata una situazione di pericolo e di aree che erano isolate. E quindi qui nell’immediatezza, grazie ai Vigili ai Carabinieri che mi hanno guidato (perché nessuno riusciva ad attraversare i ponti, erano tutti coperti d’acqua), raggiunsi il luogo che opportunamente voi avevate individuato insieme agli altri sindaci come luogo di centro di soccorso. E lì, appunto, le forze dell’ordine, lì il volontariato c’era l’assessore regionale che partecipò con me a quella riunione, devo ricordarlo, insieme alla Città Metropolitana, insieme ai Vigili del Fuoco, che aprirono in quell’occasione un centro di soccorso ravvicinato e di pronto intervento proprio su questo territorio per poter monitorare costantemente l’evoluzione del fenomeno. Qui prendemmo conoscenza della gravità della situazione che si stava determinando.
Quindi sono state giornate impegnative. So che frequenti sono state le visite del mio viceprefetto vicario, che poi ha continuato a seguire tutte le attività, voleva essere con me oggi, non ci può essere, ma vi saluta tutti. E attraverso l’impegno di tutti quanti siamo riusciti ad affrontare la fase di primo intervento, cioè quella del soccorso urgente alla popolazione, per poi partire con l’attività ulteriore nella quale, appunto, la Regione ha la responsabilità di coordinare i comuni con gli interventi che devono risolvere queste problematiche.
Quindi questo è il sistema di Protezione Civile: è un sistema in cui l’apporto del singolo non dà un risultato. È necessario uno sforzo complessivo, uno sforzo di sistema. Ed è quello che è stato fatto su questo territorio, senza dimenticare il volontariato (lo diceva bene lei), in quell’occasione la Croce Rossa era presente, erano presenti altri soggetti del volontariato sociale e sanitario pronti a dare il loro supporto che è stato fondamentale ancora una volta in questo caso.
In questo l’Italia forse è un esempio nel mondo. Quando si parla di Protezione Civile e si pensa all’Italia, si pensa a un’eccellenza in questo campo. Sarà per le tante sciagure che capitano, per cui siamo più allenati a fronteggiare queste sciagure, ma in realtà, anche laddove ci sono degli eventi gravi, la Protezione Civile italiana in tutto il mondo viene chiamata per dare il suo contributo. Dobbiamo essere fieri di questo, ma dobbiamo essere fieri anche della capacità che abbiamo tutti quanti di fare sistema per il benessere delle nostre comunità. Grazie ancora per questo”.
La polemica a Brusasco
Le parole del Prefetto non sono bastate per placare la polemica politica, specialmente a Brusasco, dove il gruppo consiliare “Per Brusasco e Marcorengo – Anna Marolo Sindaco” ha diffuso un comunicato a firma di Anna Marolo, Carlo Giacometto e Daniele Testore:
“Tranquilli, stiamo tutti bene.
Se qualcuno si è accorto della nostra assenza alla cerimonia di commemorazione dell’alluvione, la risposta è semplice: abbiamo deciso volontariamente di non esserci. Non per impegni di lavoro (anche se l’orario pomeridiano scelto non aiutava), ma perché non abbiamo ansia da passerelle buone per i social e, soprattutto, perché troviamo francamente inopportuno apporre una targa per “celebrare” un evento atmosferico che ha purtroppo causato danni ingenti e pesanti a tante famiglie e imprese della nostra comunità brusaschese, per fortuna non provocando lutti (come invece è successo a Monteu da Po).Perché, dunque, la nostra assenza?Per rispondere, bisogna fare un passo indietro. E precisamente alle settimane immediatamente successive al 17 aprile scorso, quando come gruppo consiliare Per Brusasco e Marcorengo – Anna Marolo Sindaco avevamo proposto e fatto approvare all’unanimità dal Consiglio comunale una mozione per ricordare quel giorno valorizzando ciò che di bello era emerso: la straordinaria solidarietà dei cittadini, i volontari, le donazioni, le braccia rimboccate. Per questo avevamo chiesto l’istituzione del “Sigillo Civico” del Comune di Brusasco, un riconoscimento ufficiale per chi si era distinto davvero nell’aiutare il prossimo. La maggioranza aveva detto sì… ma con la solita postilla: «Prima facciamo un regolamento». Risultato? Dodici mesi dopo: zero regolamenti, zero sigilli, zero riconoscimenti. C’è da aggiungere, poi, che a Brusasco i fondi privati raccolti per le famiglie e le imprese danneggiate sono stati per quasi un anno fermi sul conto corrente del Comune, bloccati da una procedura che, nonostante il nostro impegno per renderla meno burocratica, è risultata decisamente poco tempestiva. A parte questi fondi frutto delle donazioni, l’unico ristoro concreto arrivato nelle tasche dei cittadini brusaschesi è stato l’azzeramento (quasi totale) della Tari 2025, proposto e ottenuto dal nostro gruppo proprio durante lo stesso Consiglio comunale.Ecco perché oggi noi non ci siamo stati, nonostante l’unica buona notizia di giornata, e cioè l’assegnazione da parte della Regione Piemonte dei fondi per la realizzazione dei bacini di laminazione, che nel nostro caso serviranno ad alleggerire la portata del Rio Trincavenna. Almeno su questo si inizia a lavorare di prevenzione, invece di commemorare. E il nostro ringraziamento va al Presidente Alberto Cirio e all’Assessore Marco Gabusi, nonché agli uffici regionali che hanno lavorato per dare un aiuto concreto al nostro territorio.Insomma, un anno dopo i fatti il Comune di Brusasco si limita ad apporre una targa malinconica e a promuovere una manifestazione pubblica che le stesse famiglie coinvolte dall’alluvione giudicano fuori luogo, esattamente come noi. E la partecipazione piuttosto tiepida – al di là delle presenze obbligate – lo dimostra fin troppo chiaramente”.