La scorsa settimana Fabrizio Matta, originario di Verolengo, è stato nominato coordinatore di un nuovo gruppo culturale che porta il nome di Team Torino La Mole, legato al Generale Roberto Vannacci. Una notizia che ha iniziato a circolare con discrezione negli ambienti culturali piemontesi, ma che racconta una storia fatta di passione civile, radicamento territoriale e desiderio di incidere, attraverso la cultura, nel dibattito del nostro tempo.
Vannacci, Fabrizio Matta coordinatore del Team Torino
Matta, nato a Torino nel 1962, vanta un percorso professionale solido e articolato: perito gemmologo a Valenza da oltre trent’anni, esperto d’arte e perito del Tribunale di Torino, ha costruito negli anni una reputazione fondata sulla competenza e sul rigore. Oggi sceglie di mettere questo bagaglio di esperienze al servizio di una nuova avventura collettiva, che guarda alla promozione culturale e artistica come strumento di identità e confronto.
Nel suo intervento di presentazione, Matta ha voluto chiarire fin da subito il senso e i confini dell’iniziativa: «Abbiamo fondato con l’Onorevole Mario Borghezio il Team Torino, associazione culturale che ha scopo di promuovere eventi culturali ed artistici e che tuttora non ha finalità politiche».
Parole che ribadiscono la natura statutaria del gruppo, pur senza nascondere una visione personale ben definita. «Io provo una profonda stima per il Generale Roberto Vannacci in quanto mi riconosco nei valori da lui espressi. Non siamo uomini per la politica ma per la Patria. Possono apparire parole vuote e retoriche ma non è così», ha spiegato Matta, inserendo il progetto in un contesto più ampio di riflessione morale e civile.
“Momento storico di grande sbandamento etico e politico”
Il riferimento al momento storico attuale è netto e sentito: «In questo particolare momento storico di grande sbandamento etico e politico sento la necessità di offrire il mio umile contributo per tentare in miglioramento del contesto in cui viviamo. I nostri ideali sono lealtà, obbedienza, famiglia, Patria. Si condivido le sue idee: Patria, lealtà, famiglia, Dio, sicurezza per i cittadini, immediata cessazione della guerra in Ucraina che miete solo vittime e richiede anche al popolo europeo grandi sacrifici. E la guerra stessa dei dazi promossa dalla signora Van del Leyern è risultata inefficace. Sono favorevole alla remigrazione: chi delinque deve essere immediatamente rispedito a casa, non reiterazione del reato e impunibilità».
A rafforzare un rapporto già dichiarato sul piano ideale, sabato scorso Matta ha incontrato il generale Vannacci a Chiavari. In quell’occasione gli ha donato un dipinto, gesto dal forte valore simbolico, opera della pittrice finlandese Jaana Niemi, artista apprezzata per la sua ricerca espressiva e per una pittura capace di coniugare forza visiva e introspezione. Un incontro che Matta descrive come significativo, avvenuto all’insegna della stima reciproca e del dialogo.
Matta non nasconde come il dibattito politico attuale stia attraversando una fase di profondo riassetto, che osserva con attenzione pur mantenendo la barra del Team Torino sulla rotta culturale: «Il nostro gruppo nasce come gruppo culturale come da statuto, poi in questi giorni Vannacci ha dato l’addio alla Lega e tra pochi giorni ci sarà il nuovo tesseramento al partito politico che ha fondato».
“Vannacci è quello che gli italiani aspettavano da tanto tempo”
Sul Generale, Matta usa parole che lasciano trasparire aspettative e fiducia: «Lui è la novità, è quello che gli italiani aspettavano da tanto tempo e dobbiamo portare tutti gli italiani a votare per questa novità». Una visione che si chiude con una disponibilità personale espressa senza enfasi ma con chiarezza: «Io sono a disposizione per eventuali incarichi, dunque è un’eventualità possibile la mia discesa in campo».
Con la nomina di Fabrizio Matta a coordinatore, Team Torino muove così i primi passi ufficiali, proponendosi come laboratorio culturale in cui arte, identità e valori intendono dialogare con la complessità del presente. Sarà il tempo, come suggerisce lo stesso Matta, a dare il suo giudizio. Ai posteri, appunto, l’ardua sentenza.