Dal Comune

Vitale: «La grande rinascita: si accende il nuovo Cinecittà tra risate e “miracoli”»

Martedì 1° settembre l'inaugurazione dello spazio esterno in Piazza del Popolo. La grande soddisfazione dell’assessore

Vitale: «La grande rinascita:  si accende  il nuovo Cinecittà tra risate e “miracoli”»

Il conto alla rovescia è quasi terminato. Martedì 1° settembre ci sarà l’inaugurazione dello spazio esterno del nuovo Teatro Cinecittà in Piazza del Popolo. Abbiamo intervistato l’Assessore alla Cultura del Comune di Chivasso, Gianluca Vitale, per farci raccontare il dietro le quinte.

Vitale: «La grande rinascita: si accende il nuovo Cinecittà tra risate e “miracoli”»

Assessore, finalmente ci siamo: Chivasso avrà il suo nuovo polo culturale. Quanta soddisfazione c’è per questo traguardo?
«La soddisfazione è grandissima, per me e per tutta l’Amministrazione. Vedere la rinascita di questo spazio storico è un’emozione unica. Ma ci tengo a fare subito una precisione importante per i cittadini: la grande inaugurazione di martedì 1° settembre riguarderà esclusivamente il palco e lo spazio esterno del nuovo Teatro Cinecittà. Abbiamo voluto recuperare il nome storico dell’edificio, restituendogli la sua identità. Per l’apertura al pubblico della sala interna da circa 234 posti bisognerà attendere ancora un po’: l’interno aprirà ufficialmente con eventi collegati alla Stagione teatrale 2026/2027.»

Cosa dobbiamo aspettarci per questa serata di debutto all’aperto?
«Ci aspettiamo una vera e propria festa di popolo, un momento di gioia collettiva che rimarrà impresso nella storia di Chivasso. Battezziamo questo nuovo palcoscenico all’aperto con un ospite d’eccezione, un gigante della comicità italiana come Paolo Cevoli, capace di unire e far sorridere intere generazioni.
La risposta della cittadinanza è stata qualcosa di commovente ed eccezionale: i biglietti gratuiti per la serata inaugurale sono andati letteralmente polverizzati in meno di un’ora. Un vero e proprio record che ha superato ogni nostra più rosea aspettativa. Questo entusiasmo travolgente dimostra quanto i chivassesi amassero questo luogo, quanta voglia ci sia di cultura, di teatro, di bellezza, di spensieratezza, e soprattutto quanto la comunità si senta partecipe di questa rinascita. Piazza del Popolo tornerà a battere come il cuore pulsante della nostra città.»

 

Questo progetto ha anche un valore di rigenerazione urbana. Oltre al teatro, c’è un’importante novità che riguarda la piazza antistante, corretto?
«Esattamente. C’è un legame strettissimo tra cultura e tessuto commerciale. Grazie ai fondi del DUC (Distretto Urbano del Commercio), abbiamo integrato il progetto del teatro con la riqualificazione completa di Piazza del Popolo e del primo tratto di via Roma.
Non stiamo solo inaugurando un palco, ma stiamo cambiando volto a un intero quartiere. L’intervento del DUC Chivasso porta una pavimentazione drenante, nuovi arredi urbani, più verde pubblico, una ottimizzazione della viabilità della piazza e un totem digitale informativo. In questo modo, valorizziamo l’asse che unisce la stazione ferroviaria, le attività commerciali e il nuovo polo teatrale e culturale.»

Un intervento a tout court anche per l’area della stazione, quindi?
«Assolutamente sì. Se il restauro dell’ex Casa Littoria è stato finanziato dai fondi del PNRR, la piazza rinasce grazie al commercio. Inoltre, la zona offrirà una nuova concezione e disposizione del parcheggio pubblico. È un approccio integrato: restituiamo ai cittadini, ai turisti e ai pendolari uno spazio accessibile, sicuro e vivace.»

Non è stato un percorso semplice. È stata una strada lunga e avete incontrato molte difficoltà per arrivare a questo risultato?
«Inutile nasconderlo: la strada è stata lunga e piena di ostacoli complessi. È doveroso ricordare che questo ambizioso progetto è nato prima del mio insediamento come assessore, grazie alla forte determinazione del sindaco Claudio Castello e del vicesindaco Pasquale Centin, che ci hanno creduto fin dal primo momento. A me è toccato l’onere e l’onore, insieme al collega Fabrizio Debernardi, di seguire l’evoluzione dei lavori in modo estremamente costante e puntuale.
Abbiamo prestato la massima attenzione a ogni dettaglio: data la mia esperienza in ambito teatrale, ho cercato di mettere le mie competenze al servizio del cantiere per ottimizzare gli spazi e le attrezzature. A tal proposito ringrazio anche tutti coloro che hanno dato il proprio contributo in tal senso e in particolare a tutti gli operatori teatrali del territorio, che ho coinvolto e che hanno creduto da subito in questo progetto. Parliamo di un edificio che in origine non era nato per questa funzione. Il lavoro più grande è stato proprio far sì che una struttura non teatrale potesse massimizzare e valorizzare al meglio la sua nuova veste.
Questo risultato è il frutto di una grande continuità amministrativa e dello straordinario lavoro dei nostri uffici. Voglio rivolgere un ringraziamento particolarmente sentito al dirigente dell’ufficio tecnico, l’Ingegner Fabio Mascara, per la dedizione dimostrata. Altrettanto fondamentale è stato il ruolo della Soprintendenza, e in modo specifico dell’architetto Gianni Bergadano: grazie a costanti e proficue interlocuzioni siamo riusciti ad affrontare tutte le situazioni e ad arrivare al traguardo. Oggi, vedere Piazza del Popolo pronta a ripartire e l’abbraccio così caloroso della città ripagano ogni singolo sforzo.»

Tra tanto entusiasmo, non è mancata però qualche frizione. C’è chi ha sollevato polemiche sulla gestione del progetto, arrivando, ovviamente con tanta ironia, a scomodare i santi. Ci riferiamo al regista Livio Viano, che ha immaginato un colloquio con San Genesio, patrono degli attori, per criticare le sue scelte. Come risponde?
«(Sorride, ndr) Devo dire che la satira e la polemica teatrale sono sempre il sale della cultura, e quando si tirano in ballo le sfere celesti la cosa si fa persino affascinante! Ho letto di questo virtuale e accorato colloquio tra Livio Viano e San Genesio… Ebbene, a questo punto confesso che anch’io, colto da un momento mistico ho avuto un “contatto altolocato”. Richiamando le mie orgogliose origini campane, non potevo che rivolgermi al “mio” protettore d’elezione e ho avuto un immaginario colloquio notturno con San Gennaro!
Gli ho chiesto: “Faccia gialla, ma secondo te ce la facciamo a fare il miracolo di aprire questo teatro?”. E sapete cosa mi ha risposto il Santo guardandomi dall’alto? “Assessore mio, ‘cca nisciuno è fesso… che vo’ dic’ affà! Guarda, per il miracolo del sangue mi organizzo ogni anno, ma per far quadrare i vincoli del PNRR, le difficoltà del cantiere e mettere d’accordo il mondo del teatro, ci vuole una pazienza che supera persino la mia! Però vi siete messi d’impegno e avete fatto un mezzo miracolo pure voi, dello stampo mio; certo non avete messo proprio tutti d’accordo, cioè tutti tranne chill’ scurnacchiat e Livio Viano ma nu fa nient…iate annanzi e lassat’ fà. E a chi sperava che andasse tutto a carte quarantotto, guastando la festa e tirando i piedi… beh, stavolta gli è andata male! Sciò sciò, ciucciuvè! San Gennaro è il primo e più potente protettore contro i malasciorta, certe iettature sbattono contro la cupola del Duomo di Napoli e tornano indietro con gli interessi!”.
Battute a parte, ben vengano i dialoghi spirituali e le critiche, se fatte con intento artistico. San Genesio protegge gli attori, ma San Gennaro sa bene cosa significhi governare la complessità, l’attesa di un popolo e, soprattutto, come neutralizzare la sfortuna. La nostra risposta alla polemica non è dottrinale, ma concreta: martedì sera, salvo imprevisti, sul palco ci saranno i fatti, la comicità e una piazza piena. Penso che anche i santi, da lassù, approveranno e magari si faranno una pure delle belle risate».