la sentenza

Abusi edilizi a Chivasso: stangata per i “sinti”

Dovranno pagare 20 mila euro di provvisionale e abbattere i manufatti.

Abusi edilizi a Chivasso: stangata per i “sinti”
Chivasso, 12 Luglio 2020 ore 08:52

Quei fabbricati sono abusivi e dovranno essere distrutti.  Arriva la stangata per i “sinti” a Chivasso che si trovano costretti a versare 20 mila euro al Comune e ad abbattere i manufatti.

Abusi edilizi

E’ arrivata nella giornata di mercoledì 1 luglio la sentenza emessa dal giudice del Tribunale di Ivrea Elena Stoppini nei confronti di Clara Vinotti, astigiana di 50 anni, e Alessandro Oberto, 51enne domiciliato a Chivasso, entrambi difesi dall’avvocato Enrico Rabino.
Il processo di primo grado, infatti, li ha riconosciuti colpevoli di un abuso edilizio commesso nel territorio di Chivasso. Sono stati condannati ad un anno di arresto e al pagamento di una multa di 10 mila euro ciascuno. Oltre, ovviamente, all’abbattimento dei manufatti oggetto del dibattimento.

Il Comune si era costituito parte civile

E non è tutto. All’inizio della vicenda giudiziaria, infatti, il Comune di Chivasso si era costituito parte civile ed è rappresentato dall’avvocato Andrea Castelnuovo.
Vinotti e Rabino, dunque, dovranno anche versare un risarcimento provvisionale del valore di 20 mila euro. «Una sentenza severa – spiega il legale – ma corretta che riconosce all’Ente quanto richiesto in sede di discussione. Siamo soddisfatti del risultato raggiunto».
L’udienza della scorsa settimana ha segnato dunque un importante capitolo di una complessa vicenda giudiziaria combattuta senza esclusione di colpi tra ordinanze di distruzione e ricorsi. In totale sono tre le opere che sono state oggetto del dibattimento e che dovranno essere distrutte: due prefabbricati in lamiera, di cui uno poggiante su terra e l’altro su ruote; una platea in calcestruzzo con un’armatura di rete metallica elettrosaldata (10 metri per 9, circa). Clara Vinotti risulterebbe essere la proprietaria delle tre costruzioni, mentre Alessandro Oberto sarebbe l’esecutore materiale dell’installazione dei prefabbricati e della piastra.
Il primo sopralluogo sull’area risale al 7 settembre del 2015. Quel giorno, a seguito di segnalazione, gli uomini della Polizia Municipale di Chivasso avevano visionato i manufatti e avevano rilevato come non vi fosse alcun titolo edilizio abitativo né alcuna istanza di sanatoria. Il Comune decise dunque di emettere la prima ordinanza di distruzione che non venne però ottemperata. Negli anni si sono susseguite altre ordinanze che non hanno tuttavia portato all’esito sperato. Anzi, gli ulteriori accertamenti avrebbero rilevato come le opere abusive non solo non erano state abbattute, ma erano anzi progredite nel tempo. Il risultato, secondo l’Ente, è stato la realizzazione di una struttura abitativa vera e propria.

Il commento del sindaco

«Per quanto riguarda l’abuso edilizio di via Mezzano – spiega il sindaco Claudio Castello – si tratta di una pena severa per i due condannati ma giustissima alla luce della gravità della condotta che è andata avanti per moltissimi anni in completo disinteresse per tutte le varie ordinanze disposte dal Comune. Per anni, a causa di personaggi che hanno agito nell’illegalità, l’immagine del nostro Comune è stata distrutta e deteriorata non solo agli occhi dei nostri cittadini ma anche al di fuori dei nostri confini. Da sempre, ed in continuità con l’amministrazione che mi ha preceduto, abbiamo cercato di diffondere la cultura della Legalità e per questo motivo reputo giusta la sentenza del Tribunale di Ivrea. Un particolare ringraziamento alla Forze di Polizia Municipale ed ai nostri Carabinieri senza i quali la giustizia non avrebbe trionfato».

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