Ferruccio Dughera è mancato all’età di 96 anni, storico imprenditore edile che ha lasciato un’impronta profonda non solo nel tessuto urbanistico del territorio, ma anche nella memoria e nell’affetto di chi lo ha conosciuto.
Addio al «papà» del Poggio
Con lui se ne va un pezzo di storia locale, fatta di lavoro, impegno e radici mai dimenticate. Originario di Colombaro, frazione di San Sebastiano, Ferruccio è cresciuto in una famiglia che aveva fatto dell’edilizia il lavoro di una vita. L’edilizia, per lui, non fu soltanto una professione, ma una naturale eredità di famiglia: prima il nonno, poi il padre avevano guidato imprese edili, e per il giovane Ferruccio quella strada sembrò da subito quella giusta. Le sue prime costruzioni furono abitazioni private nel Monferrato. Il salto di qualità arrivò negli anni Cinquanta quando, insieme al fratello Ettore, costruirono i primi condomini a Chivasso. Erano gli anni dell’inurbamento e delle grandi opportunità industriali: molte famiglie arrivavano attirate dal lavoro alla Lancia di Chivasso e poi alla Fiat. Ferruccio collaborò anche con altre imprese per rispondere a una domanda abitativa in costante crescita.
Ma, nel suo cuore, custodiva un sogno che andava oltre i grandi palazzi di città: costruire qualcosa nella sua terra, sulla «sua» collina.
Quel luogo del cuore lo individuò a Castagneto Po. Qui, immerso nel verde, diede vita a un progetto lungimirante: il complesso residenziale e sportivo «Il Poggio», in strada Negri. Un’iniziativa che univa qualità abitativa e spazi di aggregazione, anticipando una concezione moderna del vivere. Per anni ricoprì la carica di Presidente dello «Sporting Club il Poggio», ancora oggi un punto di riferimento per i soci con piscina, tennis e ristorante. In una di quelle villette Ferruccio scelse di trascorrere la vita con la moglie Renata e i figli Massimo e Annamaria.
Il ricordo
«Il Poggio è stata la sua creatura- ricorda il figlio Massimo- era ciò a cui più ci teneva. Fino all’ultimo se l’è goduto: solo fino a pochi giorni fa faceva il suo giro, se lo guardava da vicino. Per lui era il massimo. Tutta la sua vita». Stimato professionalmente, Ferruccio lo era altrettanto sul piano umano. «Papà era severo ma non distaccato- ricorda Massimo- Mi ha dato parecchio: consigli preziosi e utili opportunità. Mi ha insegnato a vivere la vita in modo giusto. Aveva un’ottima reputazione e, quando c’era qualcosa di rischioso da affrontare sul lavoro, andava lui, senza mai esporre gli altri. Non era interessato al profitto fine a sè stesso ma al desiderio di fare bene il proprio lavoro». I funerali hanno avuto luogo martedì 24 febbraio.