Crescentino si stringe nel dolore per la scomparsa di Marino Bolzoni, che si è spento in un letto d’ospedale dopo pochi giorni dal suo 47esimo compleanno, lasciando un vuoto profondo in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
La città non dimenticherà mai la sua bontà
Marino non era solo un conoscente per molti, ma una persona definita speciale, unica e onesta, un uomo che incarnava il sogno semplice di un ragazzo desideroso di realizzarsi attraverso il lavoro e l’amicizia. Le radici di questo affetto affondano in un’infanzia vissuta all’insegna della semplicità, come ricorda con commozione l’amica Monica Farini: «Ciao Marino, caro amico, quanti ricordi porterò nel cuore. Entrambi cresciuti in un quartiere di città, il Villaggio Fiat, dove noi bambini giocavamo insieme, a biglie, a nascondino, a pallone. Dal primo pomeriggio insieme fino a quando prima di cena ci chiamavano i nostri genitori per tornare a casa. Quante risate, litigate, a te davamo sempre il compito di andare con la bici a prendere la merenda, che mangiavamo tutti insieme, seduti sui gradini. Voglio ricordarti così, seduti insieme a parlare e ridere. Grazie di aver reso anche tu la nostra infanzia speciale, semplice ma ricca di un’amicizia pura e vera. Ciao Marino».
Un amico speciale
Il legame con la sua terra e con la sua storica compagnia di circa venti ragazzi è rimasto indissolubile nel tempo come racconta l’amica di sempre Tiziana Ponzin: «Restano impressi nella memoria i ricordi delle notti passate insieme sul muretto, aspettando l’alba e l’apertura del fornaio per dividere un pezzo di focaccia o di pizza in pura allegria. Era conosciuto da tutti come un lavoratore instancabile dalle mani d’oro, capace di eccellere in ogni ambito dell’edilizia, dal lavoro di muratore a quello di piastrellista. La sua generosità era spontanea: non era raro che dedicasse il suo tempo libero a tagliare il prato dei vicini o che accorresse in aiuto di un amico in difficoltà economica, pronto a donare anche quel poco che aveva con un altruismo raro. Marino era anche un grande appassionato di musica e la sua voce bellissima, quasi angelica, accompagnata dal suono della sua amata chitarra, era l’anima delle cene in cascina dove ognuno portava qualcosa da condividere. Questi momenti di gioia si estendevano alle serate al karaoke con gli amici di sempre o alle notti al Globo di Vercelli. Un altro simbolo della sua vitalità era la sua Harley Davidson, un acquisto celebrato anni fa con una grande grigliata all’Orco di Chivasso, momento che ancora oggi ricordo con affetto».
Un grande lavoratore
Nonostante lo spirito gioioso e la simpatia contagiosa, la vita lo aveva messo di fronte a prove durissime, come un grave incidente d’auto che gli aveva impedito di continuare il lavoro sui tetti, portandolo a reinventarsi professionalmente nel mondo delle giostre. Il colpo più duro è stato però la perdita dell’adorata mamma, un lutto profondo che lo ha segnato nell’anima. Eppure, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, il ricordo è quello di un uomo buono e rispettoso di tutti, che sapeva stare bene con poco. Dalle partite a calcetto ai pomeriggi in piscina o alle gite, Marino ha lasciato tracce di una bontà autentica che i suoi amici e la sua città non potranno mai dimenticare.