Senza entrare nel merito giudiziario dei complessi casi di cronaca che hanno recentemente fatto discutere l’opinione pubblica (come quello dell’orafo Mario Roggero a Grinzane Cavour o quello più recente di Roberto Mollo a Baldissero d’Alba), fatti brutali come quello avvenuto la scorsa settimana a Caluso rendono davvero difficile non comprendere l’esasperazione dei cittadini e chi finisce per giustificare chi sceglie di farsi giustizia da solo.
La trappola del finto guasto
Tutto ha inizio quando tre uomini iniziano ad armeggiare con fare sospetto attorno a una cabina dell’Enel posizionata lungo la strada, attirando l’attenzione di una pensionata che vive a pochi passi. È una trappola ben studiata, ma lei pensa che si tratti di veri tecnici, come infatti le confermano gli sconosciuti non appena la incrociano: «C’è stato un guasto, dobbiamo entrare a verificare».
L’aggressione e l’ingresso con la forza
La donna, che sa perfettamente come questa sia la tecnica preferita dai truffatori per raggirare le persone anziane, chiede di poter vedere un tesserino di riconoscimento. È questione di un attimo. Un membro del commando la afferra brutalmente alla gola e la trascina con la forza dentro casa, mentre gli altri due complici gli danno manforte per immobilizzarla e chiudere la porta.
Minacce e la caduta in cantina
I tre rapinatori hanno il viso coperto, ma parlano un italiano perfetto e senza flessioni. Senza perdere tempo, le urlano addosso intimandole di condurli subito alla cassaforte. La pensionata cerca di difendersi, ripete che in casa non possiede né oro né preziosi e che, se vogliono, può portarli in cantina per verificare di persona le sue parole.
Appena apre la porta del seminterrato, la scaraventano giù dalle scale, rischiando di ucciderla. È piena di lividi e dolorante, ma la banda non si ferma. La rialzano di peso, le urlano ancora contro e le ripetono che vogliono oro, soldi e tutto quanto ha di valore. Due rapinatori tornano al piano di sopra per perquisire le stanze, mentre la pensionata resta in cantina con il suo aguzzino, che poi le intima di risalire.
La reazione della donna e la fuga dei malviventi
Pochi gradini e, sentendo il fiato dell’uomo sul collo, la donna tenta il tutto e per tutto. Si gira di scatto, lo morde e gli tira un calcio nelle parti intime prima di riuscire a raggiungere la centralina dell’antifurto e lanciare l’allarme.
I tre rapinatori scappano precipitosamente a mani vuote (ovviamente di loro non c’è ancora nessuna traccia), e alla donna non resta che attendere l’arrivo dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Chivasso e della Stazione di Caluso per i primi accertamenti e le indagini del caso.