le cose da fare

Alluvione 2025, dopo un anno la ferita è ancora aperta

Reportage in Collina a un anno dalla tragica alluvione che ha dimostrato, ancora una volta, la fragilità del nostro territorio.

Alluvione 2025, dopo un anno la ferita è ancora aperta

17 aprile 2025 una data che rimarrà indelebile per i Comuni della Collina.

Alluvione 2025, dopo un anno la ferita è ancora aperta

E’ questo il giorno in cui la Collina è franata sotto la forza dell’acqua, è il giorno in cui il fango ha cancellato anni di sacrifici. Un giorno in cui tutto è cambiato, dove la quotidianità è stata stravolta e le vite di persone sconosciute si sono incrociati perchè accomunati dallo stesso destino: quello di aver perso auto, mobili e trovarsi con l’abitazione o parte di essa inagibile. Lo sconforto di certo c’è stato, ma la reazione è stata immediata con cittadini, volontari, dipendenti comunali e gli stessi amministratori impegnati nei giorni di Pasqua e di Pasquetta a rimuovere il fango alla ricerca di un po’ di normalità che sembra essere ormai lontana. Grazie all’impegno di queste figure e delle Forze dell’Ordine che sono state costantemente attive in questi giorni passando da un Comune all’altro senza sosta. Il 1 maggio poi il presidente della Regione, Alberto Cirio, ha effettuato un sopralluogo in Collina mentre emergeva la prima conta dei danni. Sono iniziati i primi stanziamenti di fondi, ma gran parte degli interventi erano ancora da realizzare. E’ della scorsa settimana la notizia che la Regione ha stanziato i fondi per realizzare il bacino di laminazione a Monteu da Po e nei pressi del rio Trincavena tra Brusasco e Cavagnolo. Le frane hanno colpito in maniera pesante le borgate, con vie che oggi risultano ancora chiuse al traffico. A Monteu da Po dove l’alluvione ha causato anche una vittima, percorrendo la via centrale, i danni sono sotto gli occhi di tutti, le bindelle bianche e rosse emergono tra ringhiere semi-divelte e parapetti pericolanti. Ogni paese da Castagneto Po e Verrua Savoia ha interpellato gli enti preposti per un ritorno alla normalità, alcuni lavori sono stati effettuati, ma molto resta ancora tanto da fare e si tratta di interventi per un totale di milioni di euro…
Torrenti e fiumi hanno creato allagamenti e disagi anche in altri paesi del Chivassese e una cittadina torna a parlare di quanto accaduto nel sottopasso vicino al maneggio dei Pogliani: «Io devo dire grazie, per avermi aiutato una volta raggiunta la statale, ad un uomo che si è fermato e mi ha prestato soccorso». La persona a cui fa riferimento è un uomo che si è fermato con un mezzo di passaggio per prestarle soccorso e tentare il recupero del veicolo. «Si è fermato questo camion, un cassonato bianco, con due signori e uno di loro di statura media e magro, mi ha aiutato, è venuto giù, ha cercato di tirar fuori la macchina, ma non ci siamo riusciti. Mi è spiaciuto perché quando è arrivato poi mio marito e altre persone, lui è andato via senza neanche darmi la possibilità né di salutarlo né di dirgli grazie». Il desiderio di ringraziare questo sconosciuto nasce anche da un confronto con l’intervento delle autorità locali, giunte sul posto solo in un secondo momento. «Quando praticamente era finito tutto è arrivato il sindaco di Montanaro con l’assessore (avvisati precedentemente dai Vigili del Fuoco), hanno guardato la mia macchina sott’acqua, hanno semplicemente detto non vi avvicinarmi. Io devo dire grazie a quell’altra persona e non al sindaco». Oltre al ringraziamento, la preoccupazione della donna riguarda lo stato di manutenzione e la sicurezza di quel tratto stradale, affinché altri non debbano vivere la sua stessa esperienza. «Spero che chi di dovere abbia messo in sicurezza questo sottopasso, perché avrebbe dovuto avere delle pompe funzionanti e invece non sono partite. E non c’era nemmeno un semaforo per segnalare il pericolo».

A San Sebastiano sindaco sotto attacco

Venerdì 10 aprile il sindaco di San Sebastiano da Po, Beppe Bava e la sua amministrazione comunale hanno incontrato i cittadini per fare un punto sulla situazione post alluvionale, per vedere quello che è stato fatto e quanto resta ancora da fare.
Era una sala gremita quella dell’ex-asilo di frazione Saronsella. Numerosi i cittadini che hanno voluto essere presenti all’incontro. Il sindaco Bava ha iniziato il suo intervento sottolineando che sono numerosi ancora gli interventi da effettuare, che i danni sono ingenti e che sono necessarie delle risorse per poter prosegue con le opere. «Ad essere colpiti dal maltempo di un anno fa sono stati ben 600 Comuni – dice Bava – noi abbiamo da subito contattato tutti gli enti preposti, con gli appositi studi di professionisti sono stati effettuati anche dei progetti, ma sono necessari dei fondi di cui il Comune non dispone. Basti pensare che San Sebastiano da Po ha riportato danni per 8 milioni di euro e il bilancio comunale chiude con un pareggio di un milione e mezzo o un milione e seicentomila euro quindi, siamo intervenuti con le nostre forze fin dove è stato possibile, ma oggi per proseguire sono fondamentali altri stanziamenti. E’ dei giorni scorsi la notizia di uno stanziamento e si potrà quindi proseguire con gli interventi. La pazienza e la collaborazione dei residenti sono state fondamentali. Oggi via Ricca, via Rigonda e via Credola sono chiuse al transito e questa risulta essere una parte importante per la circolazione viaria del nostro paese». E’ passato un anno e per raggiungere frazione Villa si deve procedere attraverso via San Lorenzo. «Adesso qualcosa si sta muovendo, l’emissione di fondi sottolinea il fatto che il nostro territorio viene preso in considerazione. Ritengo che in questo modo si possa dare l’avvio ai lavori per poter rendere di nuovo transitabili queste vie che per noi rappresentano la grande circolazione e ritengo che in autunno queste strade possano essere riaperte». Bava conclude con una figura retorica: «Siamo passati dal temporale alla nebbiolina, non vediamo ancora il sole, ma lo vedremo».
A seguire ci sono gli interventi del pubblico tra cui quello di Luigi Rabaglino, ex consigliere d’opposizione a San Sebastiano da Po: «Ringrazio per aver ottenuto le risposte in merito alla situazione dei danni del paese visto che avevamo fatto un accesso agli atti, ma non avevano avuto alcun riscontro». «Abbiamo raccolto circa 160 firme – dice Cristina Crovella – perchè c’è un malcontento in merito alla situazione degli interventi da effettuare. Ci sono zone ancora isolate. E se capitasse una situazione di pericolo lì, come si potrebbe agire? Penso, ma non solo, a Cascina Caccia. I vigli del fuoco non arriverebbero, capite bene che il pericolo è reale». A questo intervento fa eco anche un’altra residente sulla stessa scia. «Non capiamo poi perchè si è intervenuti prima in alcuni posti che in altri. Dice Crovella – All’Oasi degli Animali l’intervento è avvenuto a stretto giro e questo perchè ci sono state delle pressioni politiche con video che ritraevano l’area e gli animali che tra l’altro stavano bene». Circostanza questa confermata da Bava, ma di cui lui stesso ne ha dovuto prendere atto in quanto i fondi sono stati stanziati per quell’intervento specifico. Gli altri quesiti sono stati definiti quasi «provocatori» dal sindaco Bava. Inoltre in alcuni interventi e posizioni aleggia già l’ombra dei futuri candidati alla carica di primo cittadino.

Via Bellavalle, simbolo di resilienza

Ad un anno da quei tragici giorni, percorrendo via Bellavalle emergono ancora i segni della furia del fango e dell’acqua. Ma si fa notare ancora la voglia e l’impegno di chi in quella borgata ci vive. Se da un lato infatti, accatastato, c’è quello che resta di alberi abbattuti dalla piena del torrente dall’altra si può notare la voglia di normalità dei residenti con gli orti coltivati e curati. Una residente di via Nosma ripercorre quei momenti di quando lei è stata avvisata dai vicini della situazione di pericolo ed è stata portata in salvo. E’ rimasta un mese in un alloggio a Chivasso perchè la sua abitazione era irraggiungibile.
I residenti parlano degli interventi immediati da parte del Comune per poter sgomberare dal fango la strada, dei sopralluoghi per per la messa in sicurezza delle sponde.
Il costante monitoraggio dal 16 aprile ai giorni a seguire, con i giorni di festa trascorsi a portare un po’ di normalità là dove la pioggia aveva sconvolto tutto.
Dopo gli interventi urgenti sono proseguiti i progetti per poter cancellare i danni dell’alluvione. Gli abitanti si sono subito attivati e così, anche nei mesi successivi quell’ondata di maltempo, sono intervenuti nelle loro proprietà per rimuovere con ruspe e pale i detriti e gli alberi. Si notano inoltre tratti di terreno in prossimità dei corsi d’acqua che sono stati letteralmente «mangiati» dalla furia dell’acqua.
«Ho provveduto a sistemare al meglio il terreno qui di fronte (e indica un orto a pochi passi dalla sua abitazione) – dice un residente – Mi sono attivato per ripulire l’area. Qui era irriconoscibile e come potete vedere ci sono ancora i segni evidenti dei danni. Gli interventi, per quello che riguarda i giorni del maltempo, da parte del Comune sono stati tempestivi, ma poi abbiamo provveduto noi a rimboccarci le maniche. Abbiamo avuto la possibilità di accumulare, in un’apposita area, mobili e quanto era stato rovinato e distrutto dall’alluvione. Queste sono tutte proprietà private e ognuno di loro a fatto il suo. Sappiamo bene che per i grandi progetti servono i soldi e la burocrazia di certo non agevola le cose».