Cronaca
la situazione

Asl, la To4 è sempre meno «vicina» ai suoi pazienti: rischia la dialisi a Caluso, a Chivasso il pronto esplode

Il personale (medici, infermieri, Oss, impiegati) costretto a lavorare come in trincea. Ma non interessa a nessuno...

Asl, la To4 è sempre meno «vicina» ai suoi pazienti: rischia la dialisi a Caluso, a Chivasso il pronto esplode
Cronaca Chivasso, 21 Maggio 2023 ore 06:20

Bastano poche ore in un qualsiasi reparto o ambulatorio dell’AslTo4 per far nascere più di un dubbio sul «quanto» l’azienda sanitaria guidata da Stefano Scarpetta (poco più che un fantasma in questi anni) abbia a cuore pazienti e dipendenti tutti, dal primario all’ultimo arrivato.
Medici, infermieri, Oss, impiegati costretti a lavorare come in una trincea, districandosi tra un tetris di barelle (al Pronto Soccorso) o tra uomini e donne in attesa per una prenotazione, un esame, una visita.
E’ tutto lasciato alla (enorme) professionalità del personale, che ormai trattiene a fatica la voglia di correre in via Po, salire le scale e gridare tutta la propria rabbia e frustrazione.

Asl, la To4 è sempre meno «vicina» ai suoi pazienti: rischia la dialisi a Caluso, a Chivasso il pronto esplode

A Chivasso, negli ultimi giorni, la pressione sul Pronto Soccorso era di nuovo alle stelle, con lettini e barelle in ogni dove (servirebbero dei corridoi in più, se questo avesse un senso logico) ad accogliere soprattutto anziani che, per la cronica carenza di posti letto, non possono essere spostati altrove.
E la vendita ai privati dell’Ospedale di Settimo, a parte le promesse della Regione che sembra ormai aver abbandonato la To4 al proprio destino in un continuo scaricabarile a cui chi potrebbe non ribatte per motivi di opportunità politica, non farà che peggiorare le cose.
Una mattinata da incubo
La cronaca di quanto avvenuto al Poliambulatorio di Caluso arriva da un malato oncologico che lo scorso 12 maggio era in coda per degli esami: «Alle 08.20 mi sono messo in coda e la prima cosa che ho notato che non era più presente il Volontario della protezione civile che gestiva in modo ordinato l'accesso agli sportelli, poi mi sono accorto che non era presente neanche più la persona che all'interno, verificava il nome e l'orario dell'appuntamento.
Questo ha generato la confusione più totale tra le persone che hanno iniziato a lamentarsi per la troppa attesa e a creare problemi tra quelli che, scoperto che nessuno controllava, hanno provato ad entrare comunque saltando la fila e generando tensione tra i pazienti stessi e ovviamente non sono mancati gli insulti agli operatori degli sportelli e la quasi rissa tra i pazienti stessi. Io sono riuscito ad entrare solo alle ore 8.50 e ne ho sentite e viste di tutti i colori. Ho provato anche a gestire un po’ l'afflusso, ma non è stato possibile a causa dell'inciviltà che ormai regna sovrana e non essendoci nessuno che in qualche modo, cerca di far rispettare le regole, l'inciviltà aumenta a dismisura. Quando sono passato allo sportello per l'accettazione, l'operatrice era ancora un po’ agitata perché, mi ha riferito di essere stata quasi assalita da una paziente e che voleva sporgere denuncia. Alla mia domanda dei motivi per cui c'era il caos più totale e mancava anche del personale agli sportelli, mi rispondeva che non era colpa loro, ma dei vertici dell'azienda che hanno voluto una cosa del genere.
Un operatore in ferie, uno andato in pensione e mai sostituito. Il volontario della protezione civile non serviva più perché il Covid è finito e questo è il risultato. Quello che emerge è che i pazienti vengono considerati delle pecore e trattati in modo che definirlo vergognoso è un complimento! Allora ho pensato ai vari episodi di cronaca di questi giorni, riferito alle violenze capitate nei pronto soccorso o verso operatori sanitari e mi rendo conto che, una buona parte di responsabilità è sicuramente da attribuire ai vertici aziendali che creano situazioni di questo tipo che oggi, come dicevo prima, a causa di un'inciviltà aumentata a dismisura, sfocia in queste violenze, perché la gente è stufa e stanca sempre di subire, subire e subire e non poter fare nulla.
Allora mi chiedo: ma se il Covid è finito per quale motivo bisogna prenotare ogni accesso e non si ritorna a come si faceva prima del Covid?
Alla luce di quanto sopra, mi permetto di invitare qualcuno di voi dirigenti, a fare questa trafila e poi venire davanti all'ingresso e fare la coda (con la speranza che non piova) per poter entrare e verificare con i propri occhi quanto su descritto, dato che da quanto riferito, è tutti i giorni la stessa musica!
Poi mi permetto di invitarvi a prendere al più presto dei provvedimenti per migliorare questa situazione e farla tornare a come era qualche mese fa, che le cose funzionavano in modo più civile.
In fin dei conti, tutti noi pazienti che ovviamente non abbiamo nessun piacere a sottoporci a questo trattamento, non siamo carne da macello!

Il «caso» dialisi

E’ ormai «certa» la decisione dell’AslTo4 di depotenziare la dialisi di Caluso.
Per Giuseppe Summa, del sindacato Nursind, «La notizia che il CAL Dialisi di Caluso rischia di essere ulteriormente depotenziato, ha fatto il giro anche tra i dipendenti che lavorano nei corridoi di via Roma.
Non si conoscono ancora i dettagli, ma il CAL di Caluso dovrebbe subire un'ulteriore riduzione delle sedute dialitiche settimanali.
Siamo esterrefatti che un servizio pubblico di vitale importanza come quello di Caluso, che ha subito già una riduzione dell'attività, possa essere ulteriormente ridimensionato.
Non accetteremo ulteriori smantellamenti.
Fra l'altro vivo la questione non solo da rappresentante sindacale che ha il dovere di difendere la sanità pubblica, ma anche da cittadino residente ormai da diversi anni nel paese dell'erbaluce.
Da sottolineare che già ad aprile 2021, il CAL di Caluso ha perso il turno dialitico pomeridiano e anche in quella circostanza era stato detto che sarebbe stata una riduzione temporanea.

A distanza ormai di più due anni, tutto è rimasto invariato

Infatti, in concomitanza della riduzione del turno pomeridiano, un infermiere era andato in pensione e non è mai stato sostituito.
Attualmente sarebbe sufficiente potenziare di un' unità il personale infermieristico, per ritornare sui due turni.
In questo modo si tornerebbero a garantire come prima del Covid, 72 sedute dialitiche settimanali (circa 24 pazienti ) contro le 33 attuali (circa 11 pazienti).
Ci sembra invece di comprendere che si andrà verso la direzione opposta e questo come sindacato non possiamo assolutamente permetterlo.
A tal proposito, il 27 maggio saremo in piazza a Torino per difendere la sanità pubblica».
Stringata la replica dell’Asl e del Comune di Caluso: «L’Azienda sta verificando insieme all’Amministrazione comunale un’eventuale rimodulazione dell’attività del Servizio di Dialisi presso il poliambulatorio di Caluso. Le valutazioni terranno in considerazione il numero di utenti attualmente in carico e le necessità organizzative aziendali per il periodo estivo, fermo restando la garanzia della continuità del Servizio stesso presso la sede di Caluso. Parallelamente, una volta definite le linee di rimodulazione del Servizio, l’Azienda procederà con il confronto interno con le Organizzazioni Sindacali».

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