Il resoconto dettagliato degli episodi che hanno scosso Chivasso negli ultimi tempi delinea un panorama urbano che sembra aver smarrito i connotati della tranquilla provincia piemontese per assumere le tinte fosche di una periferia metropolitana degradata. Mentre infatti c’è chi, specialmente tra le fila dei politici, minimizza o parla di «Esagerazioni giornalistiche per vendere qualche copia in più», chiunque viva davvero Chivasso non può che confermare come, dal punto di vista della sicurezza, la città sia ormai «fuori controllo».
Quando la violenza smette di essere un evento sporadico e si trasforma in una consuetudine scandita da aggressioni con catene, risse da strada e addirittura ferimenti da arma da fuoco in pieno giorno, il concetto di percezione della sicurezza decade miseramente di fronte all’evidenza dei fatti di cronaca.
I “soliti noti” e l’escalation di violenza
Il centro e le zone periferiche sono ormai in balia di «piantagrane» che cercano ogni scusa possibile (anche la banale «Perché mi stai guardando?») per scatenare una discussione e alzare le mani.
Gli interventi dei Carabinieri ormai non si contano, ma quel che lascia sbalorditi è il fatto che si tratti sempre delle stesse persone che, a quanto pare, nulla hanno imparato dai propri sbagli.
Dopo la maxi rissa di venerdì 24 aprile (di cui abbiamo dato ampio risalto sul numero scorso) le cose non sono affatto migliorate, anzi.
Cronaca di una settimana di follia: catene e sparatorie
L’ennesima settimana di follia è iniziata in via Togliatti, al Borgo Sud Est, con l’intervento di ambulanze del 118 e pattuglie dell’Arma chiamate per la brutale aggressione di cui sarebbe stato vittima, come detto, uno dei «soliti noti» questa volta aggredito a colpi di catena in faccia.
Nulla di particolarmente grave (dieci i giorni di prognosi dopo il passaggio al Pronto Soccorso di Chivasso), ma è anche vero che a memoria non ci sono altri precedenti in grado di far pensare alla scena dei Warriors contro i Punk nel film «I guerrieri della notte».
I motivi dell’aggressione? Ignoti, così come restano ancora ignoti quelli alla base della sparatoria avvenuta poche settimane fa in piazza della Repubblica, tra i tavolini di un bar.
Nessun arresto, nessuna denuncia, solo una persona che come se nulla fosse ha estratto una pistola dalla tasca del cappotto e ha gambizzato il «rivale». Come in un film.
Spedizioni punitive e degrado nei luoghi della socialità
Proseguendo nell’elenco dei misfatti della settimana, altre risse sono avvenute sia venerdì che sabato (tra via Torino, piazza d’Armi e piazza Carletti), mentre domenica quella che è stata definita come una vera e propria «spedizione punitiva» è stata interrotta solo dall’intervento di alcuni commercianti impegnati nella «Festa di primavera».
Nello specifico, un uomo sui quarant’anni, residente a pochi passi dal Duomo, è stato accerchiato e pestato a sangue da un gruppo di quattro o cinque persone, poi svanite nel nulla. Nessuno, in questo caso, avrebbe chiesto l’intervento dei Carabinieri.
Il rischio del declino e l’intervento di Andrea Fluttero
La sicurezza urbana non è un optional o un tema da campagna elettorale, ma il presupposto fondamentale per la convivenza civile e per lo sviluppo economico di una città. Se i commercianti devono trasformarsi in sentinelle o, peggio, in spettatori impotenti di spedizioni punitive mentre cercano di animare il centro con iniziative pubbliche, il rischio di un declino irreversibile della vitalità cittadina è estremamente concreto.
Una situazione oggettivamente insostenibile, che nel silenzio delle istituzioni ha però visto l’intervento, sui social, dell’ex sindaco e senatore Andrea Fluttero. Commentando la nostra prima pagina di mercoledì 29 aprile (quella sulle bottigliate e spari in via Torino), ha commentato: «La sicurezza non è ne di destra né di sinistra.
È un’esigenza primaria dei cittadini. Non si può più derubricare ad un problema di percezione né scaricare le responsabilità. Ogni livello amministrativo senza demagogia ma senza sottovalutazione deve fare la sua parte».
L’appello alle istituzioni per il ripristino della legalità
Frasi che, ovviamente, hanno scatenato numerosi commenti tra l’indignato e l’accusatorio senza però che sia mosso nulla da parte di chi avrebbe la facoltà (e il compito) di intervenire.
È necessario che ogni livello amministrativo si faccia carico della propria quota di responsabilità, senza scaricare il barile o attendere che avvenga l’irrimediabile. La convivenza con i soliti noti non può essere accettata come un effetto collaterale della modernità, né si può permettere che intere aree della città diventino zone franche dove la legge del più forte sostituisce il codice penale. Solo un intervento deciso, che riporti la presenza dello Stato in ogni angolo della città, potrà restituire ai chivassesi la libertà di camminare per le proprie strade senza il timore di incrociare lo sguardo sbagliato o di trovarsi nel mezzo di una rissa furibonda.
La sfida non è solo fermare i «piantagrane», ma ricostruire quella fiducia tra cittadini e istituzioni che oggi sembra essere stata ferita tanto gravemente quanto le vittime delle ultime settimane di follia.