tre anni dopo

Brandizzo, via al processo per la strage sui binari: 35 parti civili

Si è tenuta a Ivrea l'udienza preliminare per il disastro ferroviario in cui persero la vita i cinque operai della Sigiferr. Tra proteste per la capienza delle aule e richieste di giustizia, il punto sulle prossime tappe

Brandizzo, via al processo per la strage sui binari: 35 parti civili
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Si è aperto mercoledì scorso, 30 settembre presso il tribunale di Ivrea, con l’udienza preliminare, il processo per la strage sui binari di Brandizzo in cui persero la vita i cinque operai operai della ditta Sigiferr: Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Saverio Giuseppe, Lombardo e Giuseppe Aversa.

L’avvio del procedimento e le parti civili

Si è arrivati in aula dopo tre anni dalla tragedia, sono circa 35 le richieste di costituzione di parte civile presentate oggi a Ivrea tra questi il Comune di Brandizzo, Regione Piemonte, Filca Cisl Piemonte Orientale, Fillea Cgil Torino e Piemonte, l’associazione Sicurezza e Lavoro, Filt Cgil Piemonte, Feneal Uil Piemonte, Uil nazionale, Anmil e Inail. La prossima udienza si svolgerà il 28 ottobre mentre è stata annullata quella del 14 ottobre perchè troppo vicina, come data, all’udienza preliminare. Nel corso della prossima udienza il Giudice dovrà stabilire quali enti potranno costituirsi Parte Civile e si procederà quindi alla costituzione in giudizio delle tre società di cui i 21 imputati sodo dipendenti.

La posizione del Comune di Brandizzo

«Al processo, il Comune si è costituito parte civile, al fianco delle famiglie delle vittime, perché sia fatta piena luce su quello che è successo quella sera e perché vengano accertate le singole responsabilità. – Afferma la sindaca di Brandizzo Monica Durante – La costituzione rappresenta inoltre un segno tangibile dell’attenzione del Comune verso il tema della sicurezza sul lavoro».

Le proteste per la carenza di spazio nelle aule

Al termine di questa udienza preliminare non sono mancate le proteste da parte dei legali e dei familiari delle vittime in cui veniva sottolineato il fatto che le due aule del palazzo di giustizia collegate in videoconferenza non erano in grado di ospitare tutte le persone presenti. Il problema della mancanza di spazio nelle aule era noto da tempo, ma non si è giunti a una soluzione e il processo è quindi iniziato così tra le lamentele.

La replica del Tribunale di Ivrea

Dal canto suo il tribunale di Ivrea sottolinea: «Il processo che prende avvio oggi (mercoledì 30 settembre), per la sua importanza e per il coinvolgimento delle numerose parti interessate, rende particolarmente evidente una esigenza che il Tribunale di Ivrea ha rappresentato nelle competenti sedi istituzionali: dotare stabilmente l’Ufficio giudiziario di spazi e aule adeguati alla celebrazione dei processi più complessi. Dal 2025 sono in corso continue interlocuzioni con gli organi istituzionali competenti, nell’ambito delle quali sono state esaminate diverse soluzioni volte a migliorare la disponibilità e l’adeguatezza degli spazi destinati alle udienze. L’obiettivo è quello di garantire che tutti i processi possano essere celebrati nel territorio in condizioni pienamente adeguate, assicurando il regolare esercizio della funzione giurisdizionale e, al tempo stesso, il rispetto, la sicurezza e la dignità di tutte le persone coinvolte: parti, difensori, magistrati, personale amministrativo, operatori dell’informazione e pubblico». Il trasferimento del processo a Torino non appare concretamente praticabile in ragione della competenza territoriale di Ivrea e per le rilevanti esigenze organizzative e logistiche connesse alla sua celebrazione.

«…L’auspicio è che le interlocuzioni già avviate consentano di creare condizioni strutturali del Tribunale necessarie per la celebrazione, anche dei processi di maggiore complessità, nell’interesse dell’amministrazione della giustizia e, soprattutto, delle persone che a essa si rivolgono. La Presidenza continuerà a operare affinché il Tribunale di Ivrea disponga di strutture all’altezza delle funzioni che è chiamato a svolgere, nella convinzione che aule adeguate, accessibili e funzionali, costituiscano una condizione necessaria per garantire dignità alla funzione giudiziaria e a tutte le parti del processo» concludono dal Tribunale.