SALUGGIA

Condannato per violenza, minaccia e sequestro ma lui si difende: “Sono innocente”

La sentenza è arrivata mercoledì 14 ottobre 2020.

Condannato per violenza, minaccia e sequestro ma lui si difende: “Sono innocente”
Vercellese, 26 Ottobre 2020 ore 09:15

Condannato per violenza, minaccia e sequestro ma lui, Antonello Solinas di Saluggia si difende: “Sono innocente”.

Condannato per violenza, minaccia e sequestro

E’ passata quasi una settimana da quando Antonello Solinas ci ha aperto la porta della sua abitazione di Saluggia per raccontarci i tre anni più brutti della sua vita, tra anni di battaglie che l’hanno visto «perdere» il primo grado di giudizio per delle accuse che lui non accetta. Non accetta di esser stato condannato per violenza sessuale, minaccia e sequestro di persona. E lo vuole urlare al mondo intero. Quando entriamo in casa con lui, come sempre in questi anni, c’è sua moglie. E lì, al suo fianco a supportarlo.

“Io sono innocente”

Quando tre anni fa le è stata notificata la denuncia, cosa ha pensato?
«Non ho mai avuto paura della prigione, per me era una cosa lontana perché sapevo di essere innocente. Io so quello che è successo quel giorno, siamo stati insieme per lavoro al massimo tre quarti d’ora. Non c’è stato nient’altro e le prove e le testimonianze lo dimostrano, non capisco perché il giudice mi abbia riconosciuto colpevole di fatti mai successi».
Cosa avrebbe voluto dire al giudice?
«Io, quella ragazza, l’ho sempre considerata come una di famiglia. Avrei voluto dire al giudice che non sono una persona da considerare come lei mi ha descritto. A me piace aiutare le persone deboli, gli animali. Sono grande e grosso ma buono. Se vedo un camion bestiame mi giro dall’altro lato perché mi fanno pena quegli animali che so che saranno uccisi per darmi il pasto.
La violenza vera, in tutti questi anni, l’ho subita io perché i carabinieri una mattina all’alba sono arrivati a casa cercando qualche prova, hanno ascoltato le mie conservazioni più intime. Ma non hanno trovato nulla. Mi chiedo perché il giudice non parla con me, perché il Pm ha ascoltato tutti ma non me. Hanno deciso che la vittima ha ragione, solo perché io sono uomo. C’è molta gente che perderebbe la vita per una cosa di questo genere ma io no, io lotto perché so di essere innocente.
Adesso devo pagare un sacco di soldi per affrontare un secondo processo. E mi trovo in questa situazione perché ho voluto aiutare una persona che era senza lavoro. Ecco il riconoscimento per chi fa del bene qual è».
Dopo un lungo processo è stato condannato a 5 anni di reclusione oltre a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e al pagamento di un risarcimento e alle spese legali: come si sente?
«Mi sento provato, arrabbiato. Subito non sapevo nemmeno cosa pensare, è un’esperienza brutta. E’ come una malattia: mi è capitata e non so cosa fare. E poi ti rendi conto che è una cosa subita da parte di persone cattive.
Una situazione difficile: vedi tua moglie che piange, tua figlia che singhiozza. Io sono arrivato a 59 anni e devo ridisegnare la mia vita».
Lei è innocente?
«Certo, io sono innocente e lo dimostrerò. Ma non è la parola innocente che mi fa star bene, io voglio che la gente sappia che io non sono quel tipo di uomo. Le persone mi conoscono e sanno i miei difetti, io non posso accettare un’accusa infamante. Io non ho mai nascosto a nessuno il mio passato da tossicodipendente. Un passato che mi sono lasciato alle spalle dopo anni di comunità. E quando ne sono uscito ho deciso di aiutare, come volontario, chi era come me. Dopo anni sono tornato a Saluggia con la mia famiglia e la comunità mi ha accolto, ha capito che ero cambiato e mi ha dato una seconda possibilità. Ecco perché non posso accettare che mi venga dato del violentatore. Io non lo sono e lotterò».
Cosa la spinge a lottare per la sua libertà?
«La libertà è troppo importante. Io ho vissuto tante esperienze: la droga, quella me lo sono cercato, ma l’ho superata. Mi sono creato una famiglia, mi sono creato un’attività. Ho le chiavi di tutti, la gente ha fiducia di me.
Sino a quando non ho ricevuto questa denuncia, la coscienza era la cosa più importante. Ora però ho capito che anche la riputazione va di pari passo. Mi rincuora che ho avuto la solidarietà di tante persone, di tante ragazze che negli anni mi hanno aiutato. Mi hanno chiesto perché non sono andati da loro a chiedere chi è Antonello Solinas. Anche le stesse persone che ci legano a quella che il giudice ha dichiarato vittima mi hanno dimostrato solidarietà e, anzi, hanno preso le distanze da lei».

Solinas non si arrende

Solinas ha gli occhi carichi di sofferenza, la moglie in lacrime mentre racconta quello che sta succedendo: «La mia libertà ha cessato di esser tale tre anni fa quando questa gente mi ha accusato. Tutta la mia vita è condizionata da questa situazione».
Un uomo che ha deciso di lottare, di andare avanti e non rassegnarsi al primo grado di appello. Ora si prepara ad affrontare un secondo processo alla Corte d’Appello di Torino.

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