Il caso

«Demansionamento»: vittoria storica del sindacato Sì Cobas contro l’AslTo4

La sentenza del Tribunale di Ivrea riguarda un infermiere del reparto di psichiatria «costretto» a compiti da OSS

«Demansionamento»: vittoria storica del  sindacato Sì Cobas contro l’AslTo4

Non è solo una sentenza, ma un «atto d’accusa» contro un sistema che sta «cannibalizzando i diritti dei lavoratori» per coprire i buchi di una «sanità definanziata».
La decisione del Tribunale di Ivrea, pubblicata lo scorso 25 febbraio, seppur in primo grado segna un punto di non ritorno nella lotta sindacale che il Sì Cobas conduce all’interno degli ospedali. Il giudice ha infatti riconosciuto il «grave demansionamento» subito da un infermiere dell’ospedale di Chivasso, condannando l’AslTo4 al risarcimento del danno.

«Demansionamento»: vittoria storica del sindacato Sì Cobas contro l’AslTo4

Il cuore della vicenda riguarda il reparto di psichiatria, dove per anni un iscritto al Sì Cobas è stato costretto a sopperire alla cronica assenza di personale OSS (Operatore Socio-Sanitario).
Migliaia di turni senza supporto durante i quali l’infermiere avrebbe dovuto abbandonare le proprie mansioni specialistiche per occuparsi di compiti di natura alberghiera e assistenziale di base.
La sentenza è brutale nella sua chiarezza: «Diveniva usuale per i pazienti ed i loro parenti rivolgersi al ricorrente per tali incombenze, a discapito di ogni distinzione tra la figura dell’infermiere e la figura dell’Oss, con evidente compromissione della professionalità e dignità del ricorrente medesimo».

“Dequalificazione professionale dell’infermiere”

Quando un infermiere viene trasformato in un «tuttofare» per tappare le falle organiche, si lede infatti l’immagine stessa del professionista davanti alla collettività.
«Tale vertenza pilota sul demansionamento – spiegano dal sindacato – è stata portata avanti non solo per denunciare la dequalificazione professionale dell’infermiere, ma anche per portare alla luce e cominciare a contrastare una situazione frequente e insostenibile di sovraccarico di lavoro che colpisce strutturalmente i luoghi di lavoro inclusi gli ospedali e le altre strutture della sanità.

I lavoratori lamentano di essere costretti a barcamenarsi tra infiniti compiti – pure al di fuori della loro competenza contrattuale – per garantire i servizi minimi ai pazienti: così purtroppo aumentando il rischio di burnout e stress a danno della propria salute nonché inevitabilmente di errori.
Infatti come sindacato conflittuale siamo già in contatto con altri infermieri che lamentano di doversi occupare di mansioni alberghiere.

Una situazione insostenibile causata da cattiva organizzazione del lavoro e croniche carenze di organico, problematiche dei lavoratori tra i “malanni” peggiori e più diffusi di una sanità definanziata e privatizzata.

Una vittoria importante a difesa dell’interesse dell’infermiere che rafforza la lotta dei lavoratori per migliori condizioni di vita, per il riconoscimento di una riduzione di orario carichi e ritmi di lavoro secondo i bisogni umani personali e famigliari come della dignità professionale, per una chiara e forte indicazione di unità e organizzazione per tutti i lavoratori del settore sanità».