A VEROLENGO

Dimesso dall’ospedale, muore poco dopo a casa: l’addio a Bertu

Si è così spento Alberto Riviera, storico commerciante.

Dimesso dall’ospedale, muore poco dopo a casa: l’addio a Bertu
Chivasso, 02 Agosto 2020 ore 07:54

Dimesso dall’ospedale, muore poco dopo a casa: l’addio ad Alberto Riviera, da tutti conosciuto come Bertu. E’ accaduto a Verolengo.

Dimesso dall’ospedale, muore poco dopo a casa

Sono le prime ore di sabato 25 luglio quando, in corso Delio Verna, davanti all’ex negozio di frutta e verdura, si ferma un’ambulanza, una pattuglia dei carabinieri e la macchina dei vigili urbani. Da lì a poche ore la notizie della morte di Alberto Riviera, storico commerciante di Verolengo. Riviera si è spento all’età di 76 anni dopo aver trascorso un mese ricoverato in ospedale a Chivasso. L’uomo, infatti, era stato dimesso poche ore prima del decesso dal nosocomio cittadino. Le carte del caso hanno raggiunto gli uffici della Procura di Ivrea.

L’addio a Bertu

«Ciao Bertu», così lo si salutava quando si passava davanti al suo negozio di orto frutta in corso Delio Verna. Lui era lì, o dietro al bancone del suo punto vendita oppure seduto sulla panchina davanti alla vetrina in attesa dei suoi clienti. Impossibile non conoscerlo, impossibile perché lui era un personaggio a Verolengo. Un uomo che poteva sembrare burbero a primo acchitto ma che in realtà era buono, un pezzo di pane soprattutto con i bambini. Quei bambini oggi cresciuti che alla notizia della sua scomparsa hanno versato lacrime in ricordo di quei giorni durante i quali Alberto Riviera, questo era il suo nome all’anagrafe, raccontava loro le sue storie proprio lì davanti a quel negozio che era la sua vita. Alberto Riviera, infatti, riusciva a conquistare ogni bambino che si fermava davanti al suo negozio con i suoi racconti ambientati nei boschi. Quei boschi che lui amava e che frequentava quando andava a funghi. Amava in maniera inimmaginabile la natura. Era un grande pescatore, conosceva ogni pesce. E anche su di loro raccontava tante storie ai bimbi. E poi la natura gli regalava la grande possibilità di praticare un altro sport che adorava: lo sci. Infatti, sino a pochi anni fa, Alberto indossava i suoi sci e si divertiva sulle piste innevate delle nostre montagne. Spesso aderiva alle gite dello sci club Punta Indren come ha ricordato anche il presidente del sodalizio, Orfeo Casetto.
Ma la più grande passione di Alberto era il Torino. Bastava passare davanti al suo negozio per capirlo: sulla serranda, infatti, in centro era raffigurato il Toro, simbolo della società granata, e in basso, nell’angolo di destra, un piccola zebra (la Juventus). E poi sulla piglia del portico ancora il Toro e sul portone di casa sua. Anche sul balcone della sua abitazione c’era il simbolo di quella società che lui portava nel cuore raffigurato più volte: bastava alzare gli occhi per vederli.

I ricordi

Un uomo che ha certamente lasciato un segno indelebile all’interno di questa comunità che lo ricorda con profondo affetto.
«Eravamo vicini di casa – spiega Roberto Giglia – Intratteneva molto i bambini. E’ un pezzo di storia di Verolengo che perdiamo».
«Era un personaggio, un buono, una persona molto particolare – racconta Cristina Ponzetto – Insieme abbiamo fatto tante belle sciate. Mancherà a tutti».
«Anche se non frequentava il nostro laghetto – spiega il presidente del Gpsv Gianni Coriele – lui ha sempre sostenuto la nostra società dandoci i suoi prodotti come premi oppure con dei contributi per l’acquisto di coppe e medaglie. Lo ringraziamo per il suo aiuto».

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