Istituita nel 1999, la «Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne» permette, ogni 25 novembre, una serie di riflessioni che confermano quanta strada ci sia ancora da fare. A Chivasso, la voce più autorevole è quella di Lina Borghesio, referente dell’associazione «Punto a Capo», della «Casa di via Domani» (in cui trovano rifugio le donne vittime di ogni genere di abusi) e del «Centro Antiviolenza»: nelle sue parole una descrizione attenta e lucida di quanto ancora accade, anche a Chivasso, con donne (di ogni età) che devono fare i conti con i lati peggiori della vita.
E a far preoccupare sono anche le nuove casistiche, con l’aumento di violenze legate alla «droga dello stupro» o a situazioni di «revenge porn» che colpiscono le fasce più giovani.
Droga dello stupro e “revenge porn”: casi in aumento
«Ogni 25 novembre – spiega Borghesio – si fa sempre il punto sulla situazione dei femminicidi che è l’espressione più devastante del rapporto tra il genere maschile e quello femminile. I numeri sono spietati, ma preferirei non partire da questi dati bensì dal contesto che li genera. Prima ancora vorrei ricordare le prime donne uccise a Chivasso: M.T. nel 1932, M.P. nel 2005 e P.D.M. nel 2012. Non cito i nomi perché so che le famiglie non hanno piacere di esporli, ma penso sia doveroso un ricordo affettuoso.
Torniamo al contesto: il numero dei femminicidi non cala, ma la risposta alla richiesta delle donne di dire BASTA è ancora insufficiente. Anzi, esiste e si constata una regressione nella gestione della rete che le dovrebbe proteggere, ma soprattutto una tendenza a concentrare le iniziative sulla punizione (ben venga se è pena certa) mentre nulla si fa sulla prevenzione.
E questo è molto grave, perché le donne preferiscono vivere.
Si assiste altresì all’analisi di questo che, con le morti sul lavoro, è l’espressione più terribile di una società malata.
Non solo: se le cure sono conseguenti all’analisi che attribuisce al genere maschile “i geni del patriarcato” non si va molto lontano.
Se questo è il contesto, come possiamo non provare vergogna di fronte a questi dati?
Negli ultimi dieci anni sono state uccise 1041 donne quasi tutte in ambito familiare o affettivo.
Una donna su tre subisce almeno una volta nella sua vita atti gravi di violenza fisica, sessuale e psicologica, e stanno emergendo in modo crescente forme di stupro con droghe e reati collegati ad azioni di controllo e ricatti via social».
Tra violenza ed estorsioni
Borghesio, infatti, conferma come anche nel nostro territorio siano «diffusi» casi di ragazze violentate con la droga dello stupro, «Un insieme eterogeneo di sostanze psicoattive – spiega il Ministero dell’Interno – così denominate poiché possono essere utilizzate, all’insaputa della vittima, allo scopo di perpetrare atti violenti, in particolare violenza sessuale. Queste sostanze sono in grado di facilitare lo stupro in quanto possono avere effetti sedativi, ipnotici, dissociativi e/o causare amnesia e possiedono la caratteristica di poter essere somministrate alla vittima, insieme a cibi o bevande, senza che questa se ne renda conto.
Si definisce “drink spiking” l’aggiunta di sostanze ad una bevanda per rendere “più vulnerabile” la vittima, con la finalità di commettere atti illeciti: dal furto alle molestie sessuali allo stupro».
Molto più numerosi e preoccupanti, invece, i casi di «revenge porn»: «Queste donne e ragazze – spiega Borghesio – spesso sole, vengono “agganciate” sui social da personaggi (spesso con profili falsi) che partendo da un’amicizia virtuale riescono a renderle “subalterne”. Poi la prima domanda, “Che reggiseno porti? Me lo fai vedere”, e richieste sempre più intime che arrivano a mostrarsi nude o a simulare atti sessuali. Qui arriva il ricatto, richieste di denaro per evitare che quelle immagini siano diffuse ai famigliari, agli amici, al marito. Queste donne accettano, per vergogna, cadendo in una spirale senza fine».
I freddi numeri
L’età media delle donne che denunciano violenze si sta abbassando, mentre il Centro Antiviolenza di Chivasso da gennaio ad oggi ha seguito e sta seguendo 145 donne, di cui quaranta residenti nei Comuni del CISS e venti in città.
Un numero enorme, anche se i dati delle Forze dell’Ordine descrivono un quadro stabile ormai da anni. E’ anche vero che non tutte le donne, purtroppo, denunciano.
«A questo punto – conclude Borghesio – chiedo agli uomini: siete proprio sicuri di avere un DNA che vi faccia agire in questo modo? La risposta a questa domanda sta nelle parole che una grande donna, Simone de Beauvoir, ha scritto negli Anni Sessanta e che consegno a voi, come riflessione in occasione di questo 25 novembre: “Essere donna è il risultato di una storia, non un dato naturale. Non c’è destino biologico o psicologico che definisce la donna in quanto tale. Tale destino è la conseguenza della storia delle civiltà E per ogni donna la storia della sua vita”».