PROCESSO

Droga e malavita, 46 condanne

La maxi-inchiesta «Cerbero» era stata condotta nel novembre 2019 dai carabinieri della Compagnia di Chivasso, coordinati dal Capitano Luca Giacolla.

Droga e malavita, 46 condanne
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Martedì 22 marzo, infatti, il Giudice per le Udienze Preliminari del Tribunale di Torino Lucia Minutolo ha emesso 46 sentenze di condanna in primo grado nei confronti di 62 imputati coinvolti nella maxi-inchiesta «Cerbero» condotta nel novembre 2019 dai carabinieri della Compagnia di Chivasso, coordinati dal Capitano Luca Giacolla.

Droga e malavita, 46 condanne

La lunga strada che dovrà percorrere questa intricata vicenda giudiziaria non è ancora finita, perché siamo solo al giudizio di primo grado, ma le prime sentenze sono state emesse.

230 anni di carcere

Martedì 22 marzo, infatti, il Giudice per le Udienze Preliminari del Tribunale di Torino Lucia Minutolo ha emesso 46 sentenze di condanna in primo grado nei confronti di 62 imputati coinvolti nella maxi-inchiesta «Cerbero» condotta nel novembre 2019 dai carabinieri della Compagnia di Chivasso, coordinati dal Capitano Luca Giacolla.
Più di 230 anni di carcere che si abbattono nel cuore del basso Canavese.
L’impianto accusatorio costruito dai pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia Monica Abbatecola e Paolo Toso è stato sostanzialmente accolto dal Gup (in presenza di rito alternativo decide il giudice delle udienze preliminari) Lucia Minutolo, in particolare le numerose contestazioni di associazione di stampo mafioso. Inoltre, ai due Comuni del territorio che si sono costituiti parte civile è stato riconosciuto un risarcimento per i danni d’immagine. Non è la prima volta che i giudici italiani emettono un provvedimento del genere. Volpiano e San Giusto, entrambi rappresentati nell’aula bunker dove si è svolto il processo dall’avvocato Giulio Calosso, si sono visti assegnare una provvisionale rispettivamente di 15mila e 10mila euro. Uno dei fondamenti del lavoro degli inquirenti è stata senza dubbio la testimonianza resa dal giovanissimo collaboratore di giustizia Domenico Agresta (classe 1988): le sue dichiarazioni hanno permesso di gettare luce sulla struttura delle ‘ndrine radicate nei due comuni canavesani. Precise ricostruzioni che sono state poi confermate dai riscontri emersi in fase di indagine.

2019: La maxi inchiesta

La maxi-inchiesta che ha dato il via al terremoto giudiziario è diventata pubblica all’alba del 5 novembre 2019: Cerbero, come il mostro a tre teste della mitologia greca posto a guardia dell’ingresso degli Inferi. Alle prime luci dell’alba, 400 carabinieri partono alla volta del Canavese per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale torinese su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 65 persone. Il cuore dell’operazione era in Piemonte, tra Torino e il Canavese, ma l’inchiesta ha coinvolto anche Milano, Reggio Calabria e Catania. Le accuse erano di associazione di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Chili di cocaina e hashish che hanno alimentato un mercato proficuo che ha arricchito le locali, con spedizioni anche transoceaniche.
Quella mattina d’autunno è stata però solo un capitolo di una lunga storia iniziata per gli inquirenti già nel 2016 e che ha permesso loro di ricostruire l’organigramma delle locali operanti nella provincia di Torino ma che avevano interessi in tutto il territorio nazionale e anche all’estero (in particolare Spagna e Brasile).

Il filone chivassese

Nei guai per droga, Domenico Alvaro, classe 1977, di Chivasso, è stato condannato a 7 anni di carcere, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre il brandizzese Giuseppe Carbone, classe 1989, dovrà scontare 2 anni e 4 mesi con 16 mila euro di multa.
Nel (lungo) elenco degli arrestati, anche alcuni chivassesi che sono riusciti a far emergere la propria estraneità, almeno in merito alle accuse più gravi.
Tra tutti spicca il nome di Sebastiano Siclari, ora residente a Villareggia, che difeso dall’avvocato Cosimo Palumbo è stato assolto dalle accuse di associazione a delinquere, mentre per altre storie di droga ha visto cadere cinque capi d’imputazione su undici. Dovrà scontare 4 anni di reclusione, più 16 mila euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento durante la custodia in carcere.
Assolta per non aver commesso il fatto Giuseppina Redino, classe 1966, di Saluggia, anche lei difesa dall’avvocato Palumbo.

Un lungo iter

Presto, infatti, gli avvocati torneranno al lavoro per il processo d’appello. Diversi imputati, inoltre, hanno scelto di non avvalersi del rito abbreviato ma hanno deciso di seguire il rito ordinario: sono quindi in programma due processi che saranno celebrati nei Tribunali di Torino e di Ivrea.

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