Falso Made in Italy, maxi sequestro IL VIDEO

2 milioni di articoli e oltre 500.000 euro di sanzioni una quindicina le persone coinvolte.

Torino, 07 Febbraio 2020 ore 13:55

Falso Made in Italy, maxi sequestro di 2 milioni di articoli e oltre 500.000 euro di sanzioni una quindicina le persone coinvolte.

Falso Made in Italy

Circa 2 milioni di articoli sequestrati, oltre 500.000 euro di sanzioni una quindicina le persone coinvolte. È un primo bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza di Torino che ha controllato una trentina di esercizi commerciali nel capoluogo piemontese ed in alcuni comuni della Provincia. I Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego, hanno rinvenuto in vendita sugli scaffali e negli espositori, ingenti quantitativi di “accessori per fumatori”; questa è la definizione tecnica delle cartine e filtri per il confezionamento di sigarette per i quali la vendita è consentita solamente alle rivendite autorizzate in possesso della licenza rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I Finanzieri hanno accertato come in una quindicina di store, gestiti in prevalenza da imprenditori di origine cinese e bengalese, destinati usualmente alla vendita di articoli per la casa, di abbigliamento o addirittura di generi alimentari, venivano commercializzati filtri, cartine ed altri accessori per fumatori, che ricordiamo, dal 1 gennaio di quest’anno possono essere  immessi in commercio solo da esercizi autorizzati dai Monopoli.

Maxi sequestro

Come detto, 2 milioni gli articoli cautelati, quindici i soggetti segnalati all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Irrogate sanzioni sino a 500.000 euro.  Migliaia anche gli articoli ritrovati dai Finanzieri occultati nei magazzini dei negozi, segnale questo, che i gestori dei punti vendita erano a ben a conoscenza della nuova normativa. Nel corso degli interventi, inoltre, un commerciante di origini cinesi è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Torino per frode in commercio. L’uomo, infatti, oltre a vendere illegalmente filtri per sigarette e cartine, aveva  anche apposto sugli stessi etichette e indicazioni merceologiche che riportavano un’origine italiana della merce pur essendo importati dall’estero.

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