L'INTERVISTA

Il cancro, l’operazione e la chemio: la grande forza di Chiara

Una donna sportiva che ha sempre condotta una vita sana. 

Il cancro, l’operazione e la chemio: la grande forza di Chiara
Vercellese, 17 Ottobre 2020 ore 05:13

Il cancro, l’operazione e la chemio: la grande forza di Chiara Barone di Livorno Ferraris. Una donna sportiva che ha sempre condotta una vita sana.

Il cancro, l’operazione e la chemio: la grande forza di Chiara

«Ho deciso di metterci la faccia perché voglio lanciare un messaggio: il cancro non è una cosa di cui vergognarsi e la prevenzione è fondamentale». C’erano due vie che Chiara Barone poteva percorrere dopo la scoperta di avere un tumore al seno: vivere la malattia in silenzio o raccontare la sua esperienza e rompere un tabù, soprattutto in una comunità piccola come quella di Livorno Ferraris. L’istruttrice di fitness e capogruppo di minoranza in consiglio comunale ha scelto la seconda strada e ci spiega perché.

L’intervista

Partiamo dall’inizio. Come ha scoperto la malattia?

«Me ne sono accorta durante l’ultima settimana di lockdown. Ho fatto subito i controlli, inizialmente sembrava un polipo facile da eliminare invece gli esami diagnostici hanno rivelato che c’erano delle cellule da carcinoma mammario».

Qual è stata la prima reazione?

«Subito ho pensato: “Non è vero, dev’essere un errore”, poi si sono alternati panico, lucidità, terrore, voglia di rimboccarsi le maniche e di farcela. Venti giorni dopo mi hanno comunicato che mi sarei dovuta operare e a quel punto sono svenuta: l’idea di perdere il seno era un trauma enorme».

A inizio agosto è stata operata e qualche giorno prima ha deciso di raccontare sui social l’inizio della sua battaglia. Perché l’ha fatto?

«Avrei potuto far finta di nulla ma la verità è che il cancro è una malattia che ti cambia. Così mi sono detta: “Non è una cosa di cui mi devo vergognare. Mi è capitata, l’affronto”. Tenerlo nascosto non avrebbe cambiato nulla, soprattutto facendo un lavoro in cui sono a contatto con tanta gente, in palestra. E c’è un’altra cosa che mi ha spinto a farlo».

Ovvero?

«Sono in cura a Novara e sin dalle prime visite mi sono confrontata con molte persone: mi sono accorta di quanta gente abbia timore a dire di essere malata. Ognuno reagisce a modo proprio, ma far finta di nulla non serve: la malattia non è uno stigma».

Lei la malattia la conosce, purtroppo: da quattordici anni è in cura per una patologia intestinale.

«Il paradosso è che il cancro è arrivato nel momento in cui mi sentivo in grande forma: sono sportiva, mangio sano, non bevo e non fumo, sono monitorata. Quest’esperienza mi ha insegnato che non bisogna sottovalutare i segnali del corpo».

Che messaggio vuole lanciare?

«Che la prevenzione è fondamentale. Mi rendo conto parlando con altre donne che in tante non fanno prevenzione perché vivono la diagnosi come una condanna a morte. Non è così: oggi molti tumori sono curabili, soprattutto se presi in tempo».

Il momento più duro di questi mesi?

«L’aver dovuto affrontare l’operazione da sola, visto che in ospedale non poteva entrare nessuno a causa del Covid».

Quello più bello?

«Specchiarmi dopo l’operazione. Mi hanno tolto il carcinoma mammario ma grazie alla ricostruzione immediata ho solo una cicatrice di un centimetro e mezzo. Continuare a vedersi donne allo specchio è psicologicamente importante».

Da qualche settimana ha cominciato la chemioterapia preventiva e ha deciso di radersi i capelli.

«Li avevo persi a causa delle terapie intestinali dieci anni fa e fu schioccante: non volevo rivivere quell’esperienza, non volevo indossare una parrucca e dunque ho preferito tagliare tutto: con l’aiuto di alcune amiche e amici ho fatto una sorta di “cerimonia” e mi sono rasata. Per il resto, continuo la mia vita di prima: lavoro, esco, vedo gli amici. Ho riscoperto delle amicizie, altre le ho perse per strada perché in molti subentra la paura e preferiscono chiudere i rapporti. La malattia ti costringe a fermarti e a riflettere: ho capito tante cose, è un momento difficile ma voglio viverlo come un passaggio da superare, come un nuovo punto di partenza per poter rinascere più forte di prima».

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