la situazione

Il Covid non ferma il centro antiviolenza di Chivasso.

Alla Casa di Via Domani gestita da Punto a Capo durante il lockdown l’attività lavorativa è proseguita.

Il Covid non ferma il centro antiviolenza di Chivasso.
Chivasso, 01 Giugno 2020 ore 15:22

Alla Casa di Via Domani gestita da Punto a Capo durante il lockdown l’attività lavorativa è proseguita. Infatti, anche se è stato chiuso lo sportello per l’accoglienza, il sostegno telefono non è stato mai negato. Il centro antiviolenza è sempre rimasto aperto così come la mensa d’asporto.

Il centro antiviolenza sempre aperto

La mensa d’asporto è attiva e offre circa 20 i pasti che offre dal lunedì al venerdì. Ha pertanto continuato a consegnare il cibo alle persone che ne avevano bisogno. E adesso, dopo la sanificazione degli ambienti, si sta cercando di tornare alla normalità. Presto dovrebbe anche riaprire il centro distribuzione dei generi alimentari. Sono invece ancora chiusi gli sportelli di Caluso, Mathi e Rivarolo. Abbiamo fatto il punto con la presidente Lina Borghesio: «Il centro antiviolenza è sempre rimasto aperto per le valutazioni telefoniche. Adesso finalmente ricominciamo con i colloqui di persona. Noi abbiamo delle ospiti all’interno della “Casa di Via Domani”, nei mesi precedenti abbiamo però dovuto ridurre il numero per poter mantenere il distanziamento sociale. Infatti ora sono 7. Tant’è che al momento stiamo pagando le rette per ospitare altre 2 persone negli alberghi. Le nostre ospiti, come tutti, hanno osservato il periodo di quarantena e il distanziamento sociale, oltre l’uso della mascherina».

Aumentano i casi di violenza

Ma in questo periodo di lockdown sono aumentati i casi di violenza, ovvero il numero di donne che si sono rivolte a voi?
«Dopo un periodo di calma apparente adesso stanno di nuovo aumentando le richieste di aiuto. Questo perché generalmente nei casi di violenza il maltrattante vuole avere un controllo totale sulla sua vittima, cosa che durante il lockdown è stato possibile. Infatti bloccati in casa senza poter uscire, più controllo totale di così non poteva averlo. Adesso che si sta ricominciando a tornare alla vita normale con le donne che escono, che hanno ripreso a lavorare e ad andare nei negozi ecco che rispunta il il maltrattante che, non avendo più il controllo totale, scatena la sua rabbia, la sua frustrazione ma soprattutto la sua violenza.
Per dare qualche numero, da gennaio a oggi sono 48 i casi che seguiamo che si aggiungono ai 41 dell’anno precedente. Non sempre c’è l’accesso diretto, spesso ci arrivano delle segnalazioni magari da qualche parente o vicino di casa, ma sono difficili da gestire». Lina Borghesio solleva il problema della mancanza a Chivasso e in tutto il territorio di un dormitorio femminile: «E in questo periodo di difficoltà economica sono cresciute le richieste da parte delle donne di un letto».
Classe sociale, nazionalità ed età, accomunano le vittime?
«Non esattamente. Per esempio al nostro centro si rivolgono più donne italiane, anche perché per le straniere è ancor più difficile esporsi. L’età va dai 30 ai 45. Per quanto riguarda lo status sociale dipende. Per esempio abbiamo seguito anche un medico e un’assessora. Non fa molta differenza».
Conclude rinnovando l’invito a a contattare il centro al numero di telefono 0119111456 sempre attivo o di scrivere all’indirizzo mail: punto.capo@libero.it.

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