Il messaggio del sindaco Puppo per la morte del piccolo Giovanni: no alla spettacolirazzazione del dolore

Dure le parole di commento del primo cittadino di Settimo

Il messaggio del sindaco Puppo per la morte del piccolo Giovanni: no alla spettacolirazzazione del dolore
Cronaca 31 Maggio 2017 ore 23:34

Dure le parole di commento del primo cittadino di Settimo

Interviene anche il sindaco di Settimo Fabrizio Puppo sul caso che ha sconvolto la città, il neonato abbandonato e morto poco dopo in via Turati. Lo fa per lanciare un messaggio forte e deciso: no alla spettacolarizzazione del dolore. Di seguito il comunicato che ha diramato in serata, invitando alla riflessione soprattutto in seguito ai numerosi messaggi di insulti e minacce apparse sul profilo Facebook della donna, madre del bambino, fermata dai Carabinieri la scorsa notte.

Inoltre, per tutto il giorno via Turati è stata meta di telecamere, giornalisti e curiosi. Di fronte al civico 2 sono comparsi messaggi di cordoglio, fiori e peluches per il piccolo Giovanni, così è stato nominato dai medici dell'ospedale pediatrico Regina Margherita.

“Davanti a drammi come quello che la nostra comunità ha vissuto in questi giorni le parole rischiano di essere vuote, retoriche, di circostanza. Ho letto sui social e ho sentito in giro frasi di odio e vendetta fuori controllo. Insulti e minacce. Capisco lo sgomento e la rabbia per una tragedia così drammatica e inspiegabile ma non possiamo e non dobbiamo farci guidare dagli istinti, abbiamo il dovere morale di andare più afondo, di interrogarci sul come sia stato possibile che succedesse una disgrazia così spaventosamente grande.

Una tragedia nella quale il “mostro” non è venuto da fuori, non ci lascia intatti nella nostra bolla, che non ci consente di vedere il “male” come una cosa lontana da noi. La mamma che ha ucciso il proprio neonato vive in una zona centrale, con una vita almeno apparentemente normale, una figlia all’asilo privato, una casa normale. Era la nostra vicina di casa. E allora cosa è successo? Un gesto così atrocemente folle, incomprensibile, crudele, cosa nasconde? Che livello di solitudine, disperazione, disagio deve aver vissuto questa donna.Come sindaco e come cittadino di Settimo, come membro della comunità penso che questo è un dramma che riguarda tutti. Non ha funzionato nessuna delle “reti” di relazione che tengono unità una comunità. In questi nove mesi era possibile leggere negli occhi e nei gesti di questa donna la disperazione che stava vivendo?Familiari, amici, parenti, colleghi, vicini di casa, scuola, medici, quella rete che costituisce un “paracadute” in caso di bisogno, che dovrebbe intercettare il disagio per uscire dalla solitudine di una dramma personale, avrebbe potutocomprendere che tragedia si stava consumando dentro la testa di quella donna?

Come primo cittadino ora vorrei che su questa storia così drammatica e dolorosa si abbassassero i toni, che calasse un silenzio che è rispetto e non indifferenza. Rispetto per un dolore immenso che ha devastato una famiglia dove c’è un bambina piccola, che non ha colpe e ha il diritto di avere un futuro il più possibile sereno senza morbosità mediatiche.

Per lo stesso motivo eviterò i salotti televisivi dove va in scena la spettacolarizzazione macabra del dolore, non voglio essere né artefice nè spettatore di uno show in cui si specula a colpi di audience su drammi di questo tipo.

D’altro conto voglio prendermi l’impegno per fare in modo di dare un senso a questa tragedia, per far sì che una vita durata poche ore, di un angelo venuto in terra per conoscere solo l’inferno, non sia stata inutile. E per me il senso non sono le spettacolarizzazioni estemporanee del dolore, ma lavorare per rinsaldare le reti della nostra comunità. Elaborato il lutto dobbiamo riguardarci negli occhi, organizzare incontri con mondo della scuola, assistenti sociali, rete ospedaliera, dobbiamo lavorare sull’aggregazione, dobbiamo investire sul futuro dei nostri figli, per una società che torni a essere solidale e meno individualista. Non è con la sete di vendetta che cambieremo le cose o risolveremo i problemi; verranno i processi, le condanne, la giustizia farà il suo corso. Noi abbiamo un altro impegno come membri di questa comunità, dobbiamo far sì che la breve vita di questo bimbo non sia stata inutile, dobbiamo far in modo che drammi come questo si possano evitare. Mi piacerebbe dire che non succedano mai più, né qui né altrove. Lo so, non sarà possibile, ma se da questa tragedia riusciremo a trovare la forza per aiutare la prossima donna in crisi, il prossimo caso di disperazione, solitudine e follia, se salveremo il prossimo bimbo, anche solo uno, allora avremo dato un senso a qualcosa che un senso davvero non ce l’ha