SALUGGIA

Il paese piange l’ex primario dell’ospedale San Giovanni Bosco

Una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla medicina e ai suoi pazienti.

Il paese piange l’ex primario dell’ospedale San Giovanni Bosco
Vercellese, 17 Ottobre 2020 ore 05:09

Il mondo sanitario piange un grande uomo, una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla medicina e ai suoi pazienti. Una carriera illustre quella di Francesco Quarello, ex primario della Nefrologia e Dialisi dell’ospedale San Giovanni Bosco, che si è spento all’età di 76 anni dopo una lunga malattia.

Il paese piange l’ex primario dell’ospedale San Giovanni Bosco

Il mondo sanitario piange un grande uomo, una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla medicina e ai suoi pazienti. Una carriera illustre quella di Francesco Quarello, ex primario della Nefrologia e Dialisi dell’ospedale San Giovanni Bosco, che si è spento all’età di 76 anni dopo una lunga malattia.

Una brillante carriera

Un uomo di scienza che ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti, risultato che ha ottenuto anche nella specializzazione in Nefrologia medica. Un medico che non ha mai smesso di imparare, che ha continuato a studiare non solo in Italia ma anche all’estero. Parigi, Londra, ma anche la lontana America ha avuto la fortuna di ospitarlo in questo suo continuo percorso di studi. Un sapere che ha trasmesso anche ai suoi tanti allievi del Corso di specializzazione per infermieri e alla Scuola di specialità di Nefrologia oltre che a quella di cardiologia, medicina interna, endocrinologia. E’ stato docente anche ai seminari del Corso regionale di aggiornamento obbligatorio alla cattedra di Nefrologia. Quarello ha poi relazionato in più di 100 convegni, ha pubblicato moltissimi studi (tanti anche in lingue straniere), è stato coordinatore di oltre 50 studi clinici condotti dalla divisione di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale San Giovanni Bosco oltre che co-fondatore del gruppo di informatica della società italiana di Nefrologia e del gruppo di studio degli accessi vascolari della Sin, di cui è stato segretario.
Inoltre, è stato membro del Direttivo della società italiana di nefrologia. Ha ricoperto anche l’incarico di Presidente della sezione piemontese della società italiana di nefrologia e membro della Société Francophone de Dialyse oltre ad esser socio di diverse società scientifiche.
Francesco Quarello è stato certamente un grande medico di cui il territorio va molto fiero per i suoi studi e i suoi risultati. Ma è stato un grande medico per il rapporto che lui instaurava con i suoi pazienti: sempre presente e sempre pronto ad aiutarli, a confortarli in un momento di difficoltà. Proprio i suoi ex pazienti se lo ricordano nelle corsie e nelle stanze di quell’ospedale che per Quarello era la sua seconda casa. In quell’ospedale dove era stato nominato primario nel 1996, carica che ha mantenuto fino al 2014 quando per lui era arrivata la pensione.

Il ricordo

«Lo zio era una persona benvoluta da tutti – racconta il nipote Marco Borca – Aveva moltissimi amici. Era una persona buona che ha sempre aiutato il prossimo, ha sempre teso una mano a chi più ne aveva bisogno. Era un grandissimo viaggiatore, era stato ovunque nel mondo. Era anche un uomo di grande cultura: adorava la musica classica e l’arte».
Con la sua scomparsa, Quarello lascia un grande vuoto nella vita del compagno Eddy con il quale conviveva a Castiglione e che gli è stato vicino in questi lunghi anni di malattia. Una malattia che Francesco ha affrontato con grande coraggio circondato dall’affetto dei suoi cari e di una coppia di amici molto speciali, Irina e Gabriel Barzaghideanu.

L’ultimo saluto

Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, erano presenti numerosi medici e infermieri, coloro che da lui hanno appreso il suo sapere, quei giovani sanitari che oggi guidano i reparti degli ospedali e che seguono quell’esempio che lui gli ha tramandato. E al fianco della sua famiglia quella Saluggia che porterà per sempre nel cuore la figura di Francesco Quarello, quell’uomo generoso e sempre disponibile che amava il suo paese d’origine dov’è cresciuto.

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