Cronaca
chivasso

Il Castello bis si impegna a dare la cittadinanza ai bimbi stranieri

La seduta è stata "movimentata" dalla presenza di un bulldog francese. 

Cronaca Chivasso, 15 Luglio 2022 ore 11:32

 

Si è svolto ieri sera, giovedì 14 luglio 2022, il primo Consiglio Comunale dopo le elezioni amministrative dello scorso 26 giugno. La seduta è stata "movimentata" dalla presenza di un bulldog francese.

Il primo Consiglio del sindaco Castello

Si è svolta ieri sera la prima seduta dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Claudio Castello. Un Consiglio durante il quale sono stati comunicati i componenti della Giunta e dei capigruppo. Alfonso Pertetto è stato eletto presidente del Consiglio Comunale e Clara Marta vice. Il sindaco Castello Nel suo discorso di insediamento, prima di giurare sulla Costituzione Italiana, il sindaco Claudio Castello ha esposto i suoi punti programmatici annunciando, tra questi, una delibera simbolica a sostegno dello Ius Scholae, e ha ricordato lo scomparso giornalista Eugenio Scalfari citando la storica intervista ad Enrico Berlinguer del 1981: “I partiti debbono concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo interpretando le grandi correnti d’opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni”.

Il discorso del primo cittadino

Questo il discorso pronunciato dal sindaco Claudio Castello:

Illustrissimo Presidente, Gentili consiglieri comunali, Segreteria Generale, Cittadini in sala e da remoto,

lo scorso 3 maggio, proprio da questa autorevole aula, avevo concluso il mio ultimo discorso del primo mandato rimarcando la motivazione che mi spingeva a continuare l’attività istituzionale e politica al Comune di Chivasso con lo stesso impegno profuso da sempre con la medesima intensità. Quell’auspicio oggi coglie il suggello della legittimità popolare e ci apre ad un nuovo quinquennio di sfide ambiziose e complesse.

Il consenso elettorale ci lusinga ed, al contempo, ci responsabilizza ulteriormente, consapevoli che la cittadinanza nutra immensa fiducia in questa amministrazione comunale. Da parte nostra, terremo fede ai chiari obiettivi manifestati e ci impegniamo a non deludere le legittime aspettative dei cittadini. Esauriti però gli adempimenti elettorali, è tempo di sotterrare l’ascia di un confronto talvolta aspro che, mi auguro, non avrà più modo di ripresentarsi nel corso dei prossimi 5 anni. Nel rispetto dei ruoli e delle identità di ciascun consigliere comunale, voglio ribadire in questa sede l’alta concezione che ho di questa assemblea e dei suoi singoli rappresentanti.

Senza steccati partitici o pre-elettorali, la Città di Chivasso ha necessità di una sana e leale dialettica tra le forze politiche, capace di rendere più efficaci e forti le decisioni che saranno adottate per la popolazione. Un augurio di buon lavoro rivolgo alle consigliere e ai consiglieri comunali che oggi si insediano. A coloro che ritornano a farlo, galvanizzati da una conferma popolare che ha premiato il loro precedente mandato, e a coloro che occupano gli scranni per la prima volta: la vostra emozione è antesignana di un impegno sensibile e umano che, sono convinto, adopererete nelle Vostre nobili funzioni democratiche di indirizzo, programmazione, pianificazione, controllo e verifica.

Un pensiero voglio dedicarlo anche a tutti coloro che si sono rimessi comunque alle valutazioni dell’elettorato, ma non hanno avuto la possibilità di entrare a far parte di questa assemblea. A prescindere dalla coalizione in cui eravate candidati, la Vostra partecipazione a queste consultazioni democratiche, fa di Voi un modello civico di riferimento. Auguro buon lavoro anche agli assessori che a breve presenterò ufficialmente e che mi affiancheranno con proficua collaborazione e spirito di sacrificio nel governo di questa città.

Care consigliere e cari consiglieri comunali, insieme siamo chiamati ad attraversare una stagione difficile e delicata della storia italiana. Non sarò qui a fare analisi sulle macrostrutture che già riempiono telegiornali e prime pagine dei quotidiani. Ad un umile sindaco del Nord Ovest del Paese interessa farsi carico delle gravi ripercussioni che una cittadina come Chivasso è chiamata ad affrontare. Sulle ceneri ancora accese della pandemia e nell’eco dei bombardamenti che sembra di sentire dall’Est Europa, c’è la nostra gente disorientata che chiede prospettive.

Il costo della vita è aumentato vertiginosamente ed il mercato del lavoro contestualmente patisce le tribolazioni della disoccupazione, della schizofrenia tra domanda ed offerta, di chi punta l’indice all’assistenzialismo e chi, di contro, lo fa nei confronti di imprenditori che calpestano i diritti dei lavoratori. E mentre, certi alti livelli politici, dalle loro comode poltrone, decidono strategicamente per chi parteggiare, le nostre famiglie vengono umiliate dall’inflazione, dai rincari energetici, dalle marginalizzazioni sociali.

Ogni frazione della città, ogni quartiere, ogni singolo cittadino che chiede silenziosamente aiuto, troverà nel Comune di Chivasso un valido interlocutore dotato di empatia, sensibilità e volontà di azione. Equità sociale, rigenerazione urbana, ripresa economica sono le direttrici che seguiremo quotidianamente, senza mai perdere di vista l’oneroso mandato che ci hanno affidato i chivassesi.

Nelle scorse settimane, siamo venuti a conoscenza della cittadinanza italiana concessa al nostro Khaby Lame, abitante di una delle zone che suo malgrado è finita nella centrifuga di un dibattito elettorale strumentale e sterile. “Ma se non si fosse chiamato Khaby Lame?” hanno provocatoriamente e giustamente domandato in tanti. La Città di Chivasso vanta tra i suoi abitanti oltre 2 mila cittadini stranieri residenti. Ultimamente c’è un dibattito aperto in tutto il Paese sulla questione del cosiddetto Ius Scholae. Ebbene, mi sento di poter annunciare già stasera che una delle prime delibere che porteremo al vaglio di questa assemblea sarà proprio il conferimento della cittadinanza onoraria di Chivasso ai bambini nati e residenti nella nostra città figli di immigrati stranieri quale auspicata premessa di un effettivo riconoscimento della cittadinanza italiana da parte della legislazione nazionale.

I pregiudizi e l’intolleranza ci rendono deboli e ci dividono. I diritti ed il rispetto di essi contro ogni prevaricazione rimangono il faro per non naufragare oltre la convivenza civile.

Diritti sì, ma anche e soprattutto doveri. Vivere in una società sana rimane il punto fermo per ogni amministratore e per ogni cittadino di Chivasso. Le inchieste giudiziarie degli ultimi giorni e le cicatrici che permangono sulla pelle di questo Comune sono un ammonimento troppo forte in difesa della legalità, contro illeciti perpetrati da singoli o da organizzazioni criminali, quali la ‘ndrangheta, che niente hanno da condividere con i valori dei chivassesi e con i principi di loro conterranei calabresi, o meridionali in genere, che, in gran parte dei casi, vivono e lavorano onestamente nella nostra città, sia per realizzarsi che implicitamente per scrollarsi di dosso ogni malevolo pregiudizio.

Un’altra battaglia ambiziosa che ci vedrà impegnati ancora è quella a tutela dell’ambiente preservando la flora, la fauna, la qualità dell’aria, delle acque e del territorio. La corsa all’arricchimento industriale e la scarsa sensibilità delle norme in passato hanno messo a serio rischio la natura di queste terre bellissime e i suoi cittadini.

Questo Consiglio Comunale e l’amministrazione tutta sono chiamati a questa e ad altre importanti scelte e coraggiose prese di posizione per la propria gente: per i giovani, le donne, i lavoratori, gli ultimi, le persone con disabilità, gli anziani. Decisioni di buon senso non potranno non trovarci uniti nella pianificazione di un domani migliore dell’oggi. Lo dobbiamo a tutti i nostri concittadini. A tutti e soprattutto ad ognuno di quegli 11.050 elettori del primo turno e di quei 12.748 del ballottaggio ai quali dobbiamo riaccendere un coinvolgimento civico che alle prossime consultazioni possa spingere loro ad onorare quello che è un dovere, ma soprattutto un diritto per il quale hanno lottato, anche al costo della vita, i nostri progenitori in nome della Repubblica Italiana.

Oggi il Paese perde un giornalista acuto ed un pensatore illuminato come Eugenio Scalfari. Mi piace ricordare la sua intervista all’indimenticato ed indimenticabile segretario del PCI Enrico Berlinguer, contenuta nel libro La Questione Morale del 1981. Parole che suonano come un testamento morale anche alla politica di oggi, specie in questi momenti di crisi di governo di mezza estate del 2022: “I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo interpretando le grandi correnti d’opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni”. Buon lavoro a tutti noi!

Tutti a caccia del cucciolo

E mentre si stava svolgendo la prima seduta consiliare di questa legislatura, un bulldog francese ha iniziato a scorrazzare prima tra il pubblico presente, strappando anche qualche risata, e poi si è diretto verso i banchi degli amministratori. I consiglieri Cristina Peroglio e Domenico Barengo hanno così raggiunto il cucciolo che si era recato nel retro dell'aula e dopo poco  Barengo e riapparso  con il cucciolo riconsegnandolo al legittimo proprietario. Dopo questa parentesi la seduta è proseguita regolarmente.

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