Cronaca

Inquinava le prove: arrestato imprenditore di Verrua

Revocati gli arresti domiciliari per Carlo Cane, nei guai per bancarotta: aveva svuotato i conti di un'azienda di Chivasso

Inquinava le prove: arrestato imprenditore di Verrua
Cronaca 27 Giugno 2017 ore 11:10

Revocati gli arresti domiciliari per Carlo Cane, nei guai per bancarotta: aveva svuotato i conti di un'azienda di Chivasso

La Guardia di Finanza di Torino ha portato in carcere l’imprenditore di Verrua Savoia che, da alcune settimane, era agli arresti domiciliari perché ritenuto responsabile del fallimento di un’impresa edile di Chivasso, di cui era amministratore di fatto. Il provvedimento era stato eseguito in seguito ad un’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino, Stefano Vitelli

Carlo Cane, 52 anni, secondo le accuse mosse dagli inquirenti non avrebbe rispettato le prescrizioni che gli erano state imposte dal Giudice: nonostante il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione e di avere rapporti con persone diverse dai conviventi, infatti, avrebbe intrattenuto conversazioni telefoniche con altre persone, ricevuto visite di conoscenti e, addirittura, si sarebbe allontanato dall’abitazione dove stava scontando gli arresti domiciliari. Questo comportamento ha generato il concreto convincimento degli inquirenti che l’imprenditore stesse cercando di inquinare le prove a suo carico quindi, immediatamente, è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Torino e coordinate dal Sostituto Procuratore Valerio Longi della Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, avevano consentito di scoprire come l’imprenditore, in concorso con tre prestanome, di cui uno deceduto, ai quali era stata formalmente intestata l’azienda, aveva distratto beni e disponibilità finanziarie dal patrimonio societario per circa 1,7 milioni di euro.

Una volta collocati i prestanome, uno dei quali addirittura reclutato in un bar, nei ruoli chiave della società, l’indagato avrebbe iniziato a depredare l’intero patrimonio aziendale, senza pagare i fornitori e i 15 dipendenti, destinando in tal modo l’impresa all’inevitabile fallimento.

Diverse le modalità con le quali sono state prosciugate le risorse aziendali. In un caso, per esempio, sono stati riscontrati pagamenti diretti a una società, esistente solo sulla carta e gestita da persone compiacenti, a fronte dei quali non vi era alcuna giustificazione di natura economica.