Cronaca
la situazione

La Chivasso: Gisoldo non vuole restituire le chiavi del «Pastore»

Continua a colpi di carte bollate la querelle tra Comune e quel che resta della società calcistica della città.

La Chivasso: Gisoldo non vuole restituire le chiavi del «Pastore»
Cronaca Chivasso, 26 Febbraio 2022 ore 02:21

Continua a colpi di carte bollate la querelle tra l’ammistrazione comunale e quel che resta dell’ASD Urs La Chivasso, guidata da un direttivo di cui fa parte la sola presidente Marilena Gisoldo.

Gisoldo non vuole restituire le chiavi del «Pastore»

La novità di questi giorni, non certo l’ultima in senso assoluto, è come sempre legata al campo «Ettore Pastore», storica sede della società biancorossa, ed è diventata di dominio pubblico grazie alla delibera del 15 febbraio con cui la Giunta guidata dal sindaco Claudio Castello autorizza le «Procedure giudiziarie volte alla reintegrazione del Comune di Chivasso nel possesso del campo sportivo Pastore e per ottenere il risarcimento dei danni nei confronti di soggetto terzo». Ulteriori dettagli arrivano dalla determina dell’11 febbraio firmata dalla dirigente del settore cultura e sport Roberta Colavitto, quattro pagine con cui gli uffici ripercorrono la vertenza che, dopo il ritiro delle squadre dai campionati e le dimissioni in massa del direttivo, ha visto il Comune farsi parte attiva nel rivolere le chiavi della struttura di viale Matteotti.

Cessazione della convenzione

A fine novembre 2021, una determina aveva disposto la cessazione della convenzione (sempre per la gestione del Pastore) per «rilevanti motivi di pubblico interesse»: «E’ indubbio che il totale fermo dell’impianto, il blocco delle utenze, l’assenza di qualunque attività programmatica gestionale e manutentiva, e, di fatto, il venir meno della Società , impedisce la realizzazione delle finalità e dell’oggetto della concessione, svuotandola di ogni contenuto sostanziale. Il preminente interesse pubblico diretto allo sviluppo delle attività sportive e al soddisfacimento degli interessi generali della collettività, nonché alla tutela e valorizzazione del patrimonio immobiliare risultano compromessi, col rischio di danni emergenti sia in prospettiva di perdita di chance di utilizzo della struttura da parte degli atleti e in genere, di tutto il settore giovanile e associazionistico chivassese, sia in termini di grave depauperamento strutturale dell’immobile».
«Durante l’incontro - si legge ancora nella determina - il presidente del La Chivasso e il legale di parte Marcellino Surano reiteravano alcune argomentazioni, già precedentemente comunicate ed agli atti dell’Ufficio Patrimonio, in merito ad una supposta inutilità giuridica degli atti predisposti dall’Ente e relativi alla cessazione della convenzione per la gestione del Campo Sportivo, e rifiutavano la riconsegna del complesso sportivo asserendo: che devono essere ancora effettuate complesse operazioni di inventariazioni dei beni presenti in loco di proprietà della Società; che devono essere effettuate verifiche tecniche sull’impianto da parte di professionisti di fiducia della presidente Gisoldo». Il giorno successivo, queste motivazioni venivano contestate da Palazzo Santa Chiara come «Inutilmente dilatorie e prive di fondamento (...) e veniva assegnato l’ulteriore termine di sette giorni per la restituzione del Campo Sportivo Pastore, al termine del quale si sarebbe proceduto con le conseguenti azioni giudiziarie.
Con nota del 10 febbraio, il La Chivasso ribadiva l’indisponibilità alla riconsegna dell’impianto se non dopo il completamento di perizie tecniche volte alla verifica dello stato degli impianti alla data del subentro dell’attuale presidente Gisoldo».

L'immobile degradato

Come se non bastasse, «Il prolungato fermo dell’impianto, oltre a non consentire l’utilizzo, da parte della cittadinanza, di un fondamentale strumento di sviluppo delle attività sportive e sociali, comporta il degrado dell’immobile e impedisce l’avvio degli interventi programmati di realizzazione della nuova copertura dei locali spogliatoi e il restauro e risanamento conservativo della tribuna esistente».
A questo punto, la parola passa di nuovo agli avvocati, nella speranza che si possa finalmente scrivere la parola fine a una delle pagine più brutte della storia sportiva della città.

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