un angelo di 50 anni

L’addio a Luana Mosca, la famiglia: “Sofferenza evitabile”

«Il nostro angelo Lulù ha finalmente trovato la via di casa». Questa la frase che mamma Mercedes, papà Stanislao, la sorella Nadia e i nipoti Valerio e Simona hanno voluto dedicarle.

L’addio a Luana Mosca, la famiglia: “Sofferenza evitabile”
Chivasso, 30 Agosto 2020 ore 07:31

«Il nostro angelo Lulù ha finalmente trovato la via di casa». Questa la frase che mamma Mercedes, papà Stanislao, la sorella Nadia e i nipoti Valerio e Simona hanno voluto dedicare a Luana Laura Mosca morta a soli 50 anni.

L’addio a Luana Mosca

«Il nostro angelo Lulù ha finalmente trovato la via di casa». Questa la frase che mamma Mercedes, papà Stanislao, la sorella Nadia e i nipoti Valerio e Simona hanno voluto dedicare a Luana Laura Mosca morta a soli 50 anni.
Una donna che nonostante la malattia l’abbia colpita in giovane età (aveva solo 16 anni) non si è mai arresa. Luana aveva sempre il sorriso sulle labbra, era una donna solare a cui piaceva stare in compagnia ridere e scherzare. Il sorriso e la voglia di vivere l’hanno accompagnata sino alla fine, non ha mai fatto pesare la sua disabilità, era una persona che riempiva il cuore e che ha dato molto. I girasoli sul suo feretro sono stati l’ennesima prova della personalità di Luana e della grande luce che portava con sé.
«Le piaceva collezionare piccoli oggetti – dice la sua amica Katia – aveva un’infinità di calamite e raccoglieva bustine di zucchero e tanti oggetti sfiziosi. Quando si era insieme si rideva e si scherzava sempre perché lei era così. Sin da ragazzine cantavamo a squarciagola “Sotto le lenzuola” di Celentano e ad ogni nostro incontro la intonavamo. Era bellissimo stare con lei. Non si è mai data per vinta, era speciale».

La malattia

La comunità di Brandizzo ha vissuto sin dall’inizio la malattia di Luana. Prima la donazione da parte della sorella del midollo per poter vincere la leucemia, poi sono arrivate altre complicazioni, ma in tutto questo Luana ha sempre vissuto con determinazione e la notizia della sua morte, sabato scorso ha colpito tutti.

“Sofferenza evitabile”

«E’ stata una morte fatta di sofferenze quella di mia sorella – dice Nadia – una situazione che si sarebbe potuta evitare. Luana il 7 marzo è stata operata al seno, con lei c’era mia mamma e poi dopo l’intervento a causa del lockdown non l’abbiamo più vista se non attraverso i vetri. Questo periodo non l’aveva demoralizzata, vedevamo che era dimagrita e che stava andando giù, ma nella struttura, nel Vercellese, dove lei risiedeva da 2 anni e mezzo ci rassicuravano. Poi siamo stati una settimana senza sentirla e ci eravamo allarmati perché non era da lei.
Andavamo lì e non potevamo vederla e volevamo riportarla a casa. Vedevamo che non stava bene, ma lì non facevano nulla sino a quando a luglio ci hanno chiamata dicendo che Luana era peggiorata e che doveva essere ricoverata, ma non ci avevano detto che cosa avesse di preciso.
Siamo andati a prenderla, per portarla a casa. Luana è stata accompagnata da noi in sedia a rotelle dicendoci che aveva scelto lei gli abiti da portare a casa, ma vedevamo che non era reattiva ed era in uno stato di torpore. La sera la situazione è peggiorata e così abbiamo chiamato in amicizia il medico Paolo Bodoni che l’ha visitata».
«Luana – spiega Bodoni – era in uno stato comatoso e così ho chiamato il 118. Poi nei giorni a seguire mi ha contattato il suo medico curante. Io l’ho poi visitata un’altra volta. Era necessario un ricovero».
«La prima volta che giunse il 118 – prosegue Nadia – fecero delle flebo, ma non la ricoverarono. Solo la seconda volta la portarono via e in pronto la trovarono disidratata, ipoalimentata e con la setticemia. Infatti le fecero anche delle trasfusioni di sangue. Era venuta a casa anche il medico di struttura, ma prima non si era accorta dello stato di Luana? Era ridotta ai minimi termini e una sofferenza simile si poteva evitare. Mia sorella sarebbe morta comunque, questo lo sappiamo, perché durante il ricovero è stata sottoposta ad una serie di esami ed è emerso che avesse delle metastasi, ma il modo in cui sono andate le cose è inaccettabile.
E’ stata ricoverata in medicina e avevamo il permesso per andare da lei, poi giovedì 20 l’abbiamo portata a casa perché sapevamo che non c’era più nulla da fare. La sofferenza di quei giorni non è concepibile, si poteva evitare se solo l’avessero seguita meglio prima. Perché non ci hanno ascoltati quando dicevamo che Luana stava andando giù?».

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