L’addio negato ad Andrea Cricca: il corpo del 24enne ancora sotto sequestro. La madre: “La giustizia non sia disumana”. Il giovane è morto lo scorso 21 gennaio in un’azienda agricola.
L’addio negato ad Andrea Cricca: il corpo del 24enne ancora sotto sequestro
Andrea Cricca è morto il 21 gennaio 2026 nell’azienda agricola “Il Castlas” di Brusasco, in Borgo Case Sparse, la Procura della Repubblica di Ivrea starebbe procedendo per «Omicidio Colposo» a carico di ignoti. A distanza di un mese da quella tragedia non è stato ancora possibile dare l’ultimo saluto a questa giovane vittima. Un provvedimento preso per poter eseguire una serie di accertamenti, sia sul macchinario che ha straziato il corpo del giovane (un carro autocaricante per il fieno) sia sui resti di Cricca, che saranno sottoposti al test del dna come già era avvenuto per le vittime della strage di Brandizzo. Una tragedia nella tragedia questa che alimenta tanto dolore.
E la mamma lancia un grido d’aiuto:
“Mi chiamo Sabrina D’Addazio e sono la mamma di Cricca Andrea, morto a 24 anni in un incidente sul lavoro il 21 gennaio 2026. È passato un mese. Un mese da quando mio figlio è uscito di casa per lavorare.
Un mese da quando mi è stato detto che non sarebbe mai più tornato. Un mese in cui il mio dolore non ha potuto nemmeno avere un inizio, perché non ho potuto vederlo né celebrare il suo funerale.
Andrea è ancora sotto sequestro, in attesa della comparazione del DNA. Senza quel referto, non c’è nulla osta. Senza nulla osta, non c’è sepoltura. Senza sepoltura, non c’è pace per Andrea”.
“Mi chiedo: davvero questa non è un’urgenza? – E’ l’appello disperato della mamma di Andrea – Davvero si può considerare “una pratica” qualunque la restituzione di un figlio alla propria madre? Davvero si può pensare che una famiglia possa restare sospesa nel vuoto per trenta giorni, senza una spiegazione chiara, senza tempi certi? Io rispetto la giustizia. Ma la giustizia non può trasformarsi in disumanità. Ogni giorno che passa è un giorno in cui lo Stato mi tiene lontana da mio figlio. Ogni giorno che passa è un giorno in cui qualcuno decide che la mia attesa può continuare. Non si può dormire sopra a questo dolore.
Non si può restare indifferenti davanti a una madre che chiede solo di poter accompagnare suo figlio nel suo ultimo viaggio.
Io non sto chiedendo favoritismi. Sto chiedendo rispetto. Sto chiedendo che venga riconosciuto il carattere di urgenza assoluta a questa situazione.
Sto chiedendo tempi certi. Sto chiedendo che la burocrazia non sia più forte della pietà. Un mese senza funerale è una ferita che si rinnova ogni giorno. Un mese senza poter dire addio è una violenza silenziosa.
Andrea merita di riposare. Io merito di poterlo piangere. Questo non è solo il dolore di una madre. È una questione di civiltà“.