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Le giornate di un’intera famiglia positiva al Covid19

Il racconto di Fabio Mosca, residente a Livorno Ferraris.

Le giornate di un’intera famiglia positiva al Covid19
Vercellese, 22 Novembre 2020 ore 05:40

Il Covid19 dunque non si arresta, anzi, rispetto alla prima ondata coinvolge interi nuclei familiari, come quello di Fabio Mosca e Ilaria Garione.

Le giornate di un’intera famiglia positiva al Covid19

Ha sfondato quota sessanta il numero dei positivi al Covid19 registrati a Livorno e la cifra è destinata ad aumentare, visto che sono ancora in molti ad attendere l’esito del tampone. Il virus dunque non si arresta, anzi, rispetto alla prima ondata coinvolge interi nuclei familiari, come quello di Fabio Mosca e Ilaria Garione, la coppia di livornesi che dal 29 ottobre scorso vive in isolamento dopo che la loro prima figlia, Aurora, 12 anni, ha contratto il Coronavirus. «Tutto è cominciato con un mal di testa che non passava, nulla di più. Poi, pochi giorni dopo, Aurora ci ha riferito di non sentire più gusto e olfatto e abbiamo capito che si trattava di Covid: a quel punto abbiamo allertato il pediatra e subito lei e Ilaria si sono autoisolate in mansarda, che per fortuna ha un letto e un bagno, dove hanno vissuto per circa dieci giorni», racconta Mosca, bancario di professione e responsabile del settore giovanile dell’Adbt Basket Livorno per passione. Pochi giorni dopo, a essere contagiata è stata Ilaria, seguita a ruota anche da Jacopo, 9 anni, Diletta, 5, e dallo stesso Fabio. «A quel punto non aveva più senso vivere da “separati in casa” e così ci siamo riuniti: la cosa incredibile è che ognuno di noi aveva sintomi diversi, chi febbre alta, chi vomito, chi astemia, chi forte emicrania o dolore alle ossa. Altro che semplice influenza, ci sono stati giorni in cui davvero è stata dura. Ma devo dire che sia il nostro medico di base e che la pediatra dei nostri figli si sono mossi immediatamente, ci hanno seguito a distanza suggerendoci con estrema attenzione le varie terapie e facendosi sentire spesso, anche di domenica. Sia dal punto di vista delle cure, che per quanto riguarda i tamponi, non abbiamo avuto tamponi», osserva Mosca, che ha deciso di raccontare attraverso il suo profilo Facebook quello che lui e la sua famiglia stavano vivendo.

La solidarietà degli amici e del paese

«La nostra storia è purtroppo la storia di tante altre famiglie livornesi. Così come abbiamo allertato la scuola, i nostri colleghi a lavoro, familiari e amici più stretti, ho pensato che fosse giusto utilizzare i social per comunicarlo a tutti quelli che potevo aver incontrato nei giorni precedenti all’autoisolamento. Non capisco l’“omertà” di molti, le critiche e non capisco soprattutto chi invoca la privacy come se l’essere positivi fosse uno stigma sociale: a prevalere in questi momenti dev’essere il senso civico e il senso di responsabilità nei confronti di tutti, soprattutto in una comunità piccola come la nostra», aggiunge il bancario. E proprio grazie ai social si è innescata una catena di solidarietà del tutto inaspettata: non solo gli amici più intimi ma anche semplici conoscenti si sono mobilitati facendo loro la spesa o portando qualche regalo per i più piccoli. «La cosa più complicata è stato spiegare ai bambini cosa stavamo vivendo: non gli abbiano nascosto nulla e cercando le parole più giuste li abbiamo rassicurati. E questo affetto inaspettato dall’esterno, che onestamente ha stupito anche me e mia moglie, è stato percepito anche da loro. In questo momento ci spiace solo di non poter stare vicino ai nostri genitori, che stanno vivendo con preoccupazione queste settimane, ma per fortuna la situazione sta migliorando: speriamo di fare presto il tampone e scoprire di esserci finalmente negativizzati».

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