Una donna di 90 anni cade in pieno centro, per colpa della condizione penosa della strada: 4 punti di sutura, microfratture e un’ambulanza. Ma per Palazzo Santa Chiara la soluzione è “mettere le transenne” e lasciarle lì a marcire. Due anni di segnalazioni ignorate: la pazienza dei cittadini è finita.
Le strade fanno schifo: novantenne cade e finisce in ospedale
Non è stato un incidente. È stata la cronaca di un evento ampiamente annunciato, figlio di un’inerzia amministrativa che rasenta l’irresponsabilità. In Via Borla si cade, ci si rompe le ossa e si finisce in ospedale mentre gli uffici comunali continuano a rimpallarsi competenze e scuse burocratiche.
L’ultimo “capolavoro” dell’inefficienza comunale è costato carissimo a una donna di 90 anni. Tre settimane fa, a causa dell’ennesima lastra di pietra traballante – segnalata invano da mesi – la signora è caduta a terra: 4 punti di sutura al sopracciglio, microfratture dal naso all’orecchio. Sangue, dolore e la vergogna di una città che non sa proteggere i suoi cittadini.
E prima di lei, nelle ultime settimane, altre tre donne sono cadute per colpa delle lastre di pietra le cui condizioni si possono vedere nelle fotografie.
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Due anni di mail nel vuoto: la beffa della “boiacca”
Diciamolo chiaramente: non è mancata la comunicazione, è mancata la volontà. Da settembre le mail dei residenti e dei commercianti partono a cadenza settimanale. La risposta? Un muro di gomma fatto di “verificheremo” e “non è semplice”.
Gli uffici “competenti” sono stati sollecitati più volte. La risposta tecnica rasenta il ridicolo: “Ci è stato detto – spiegano i commercianti di via Borla – che è stata messa la “boiacca” (la malta per sigillare le pietre). Peccato che l’intervento risalga a un anno fa e sia stato fatto dall’altro lato della via“.
Una pezza calda stesa nel posto sbagliato, mentre il resto della strada si trasforma in una trappola per pedoni, martoriata anche dal passaggio dei furgoni dei mercatali.
Transenne come monumenti all’incapacità
Dopo l’incidente, con l’intervento dei Vigili Urbani (che passavano per caso) e i rilievi fotografici che inchiodano il Comune alle sue responsabilità, cosa è stato fatto? Nulla. Sono apparse le solite, tristi transenne. Sono lì da tre settimane, abbandonate come monumenti all’incapacità di intervenire. Invece di mandare i cantonieri a sistemare le lastre una volta per tutte, si preferisce recintare il pericolo e “dimenticarsene”, sperando che la gente smetta di lamentarsi.
“Guarda dove metti i piedi”: l’insulto oltre al danno
Ma il vero schiaffo ai cittadini di Chivasso arriva dalle parole pronunciate alle vittime delle cadute: “Bisogna guardare dove si mettono i piedi”. Una frase che suona come un insulto verso chi paga le tasse e pretende marciapiedi sicuri. In una città civile, un novantenne dovrebbe poter camminare in centro senza dover fare il percorso di guerra.
Adesso basta. Via Borla non è una mulattiera di montagna, è una via del centro di Chivasso. Le lastre vanno tolte, il sottofondo va rifatto e la sicurezza va ripristinata ORA. Non tra un altro anno, non dopo il prossimo ricovero d’urgenza. Se il Comune non è in grado di gestire la manutenzione ordinaria, abbia almeno la decenza di non incolpare i cittadini per le proprie omissioni.