«Era davvero un bravo ragazzo». Una frase semplice, forse la più comune in queste circostanze, ma che tra le navate del Duomo di Chivasso, martedì pomeriggio 10 marzo, ha assunto un peso specifico enorme, vibrando di una sincerità palpabile.
L’ultimo viaggio di Cristian Cena, “Un bravo ragazzo”
La città si è fermata per l’ultimo saluto a Cristian Cena, strappato alla vita a soli 41 anni da un destino che non ha concesso sconti. Già molto prima dell’inizio della funzione, il sagrato del Duomo ha iniziato a riempirsi. Un silenzio irreale ha avvolto il centro storico, interrotto solo dai sussurri di chi cercava di darsi una spiegazione a una tragedia così precoce. La bara in legno chiaro, su cui campeggiava l’effige scolpita di Padre Pio, era circondata da una distesa di fiori bianchi, simbolo di una purezza d’animo che tutti gli riconoscevano.
Le lacrime e gli abbracci non sono stati solo un rito funebre, ma il riflesso di un legame profondo tra Cristian e la sua terra. Dipendente stimato della centrale A2A di Chivasso, Cristian non era solo un lavoratore esemplare, ma un uomo che sapeva farsi voler bene per la sua discrezione e la sua disponibilità.
Ha lottato fino all’ultimo
Il male che lo ha portato via non era un mistero per chi gli stava vicino. Una lotta durata oltre un anno, combattuta con una dignità d’altri tempi. Gli ultimi sforzi dei medici dell’ospedale Maggiore di Parma, dove Cristian era stato ricoverato per le terapie, purtroppo non sono bastati. Sabato il suo cuore ha cessato di battere, ma la notizia è filtrata lentamente, con quel rispetto che si deve ai grandi dolori, diventando di dominio pubblico solo lunedì attraverso il tam-tam della comunità e dei social.
L’abbraccio collettivo ai suoi cari
Il momento più toccante della cerimonia è stato il radunarsi dei familiari attorno al feretro. Un abbraccio collettivo che ha stretto la moglie Alice e il loro figlio ancora piccolo, il futuro che Cristian non potrà vedere crescere ma in cui vivrà attraverso i suoi insegnamenti.
Accanto a loro, i genitori: la mamma Lia e il papà Elio, colonna portante della frazione Montegiove, conosciutissimo per il suo instancabile impegno politico e nel mondo dell’associazionismo. La perdita di Cristian colpisce anche la sorella Tamara con Stefano, la nonna Rita, i suoceri Ornella e Massimo, e il cognato Gianluca con Sonia.
Ognuno di loro porta con sé un frammento di quel ragazzo che ha saputo seminare bene in ogni ambito della sua esistenza.
Al termine della funzione, il corteo funebre si è diretto verso il cimitero di via Favorita. Tra le file di persone che seguivano il feretro, si percepiva la sensazione di un’ingiustizia profonda, ma anche la consapevolezza di aver conosciuto una persona speciale. Ora Cristian riposa nella tomba di famiglia, ma il suo ricordo resterà impresso come una traccia indelebile nel cuore di Chivasso.