A CHIVASSO

Mandria, un antico gioiello che cade sempre più a pezzi

Negli ultimi decenni ha visto un costante ed inesorabile declino, culminato con il recentissimo crollo di parte della tettoia lungo la manica sud.

Mandria, un antico gioiello che cade sempre più a pezzi
Chivasso, 07 Luglio 2020 ore 16:12

Mandria, un antico gioiello che cade sempre più a pezzi. Negli ultimi decenni ha visto un costante ed inesorabile declino, culminato con il recentissimo crollo di parte della tettoia lungo la manica sud.

Mandria, un antico gioiello che cade sempre più a pezzi

Costruita nella seconda metà del Settecento, per volere di di re Carlo Emanuele III di Savoia, per razionalizzare l’allevamento dei cavalli, la «regia Mandria» di Chivasso è da sempre uno dei simboli della città.
Peccato che negli ultimi decenni (parliamo della parte pubblica, non di quella in mano ai privati che hanno invece fatto grandi investimenti per mantenerla in vita) abbia visto un costante ed inesorabile declino, culminato con il recentissimo crollo di parte della tettoia lungo la manica sud.
Danni notevoli, e visibili da chiunque si trovi a percorrere il crocevia della frazione, mattoni, travi e tegole che hanno travolto anche due antiche macchine per la trebbiatura.
La struttura è quella di uno dei tre grandi cortili «di servizio» progettati da Giuseppe Giacinto Bays, «misuratore generale» di Casa Savoia, da sempre adibiti a deposito di fieno e ricovero attrezzi.
Ma i problemi non solo legati solo alle tettoie: i residenti, infatti, prestano particolare attenzione alla copertura della chiesa parrocchiale, la cui storia è altrettanto antica.
«Al termine del cantiere – si legge nel sito della Tenuta La Mandria – il 14 ottobre 1767 Carlo Emanuele III inoltrò al Vescovo di Ivrea la richiesta di istituire una nuova parrocchia dedicata a Sant’Eligio – patrono dei maniscalchi oltre che degli orefici – facendosi carico del mantenimento del prevosto».

Il degrado

Già dal piazzale si nota la condizione di grande degrado in cui versa l’ultima parte del tetto, e in caso di ulteriori cedimenti il crollo, molto probabilmente, interesserebbe l’intera copertura. Con le conseguenze facilmente immaginabili.

Si continua sulla strada delle aste

Il Comune, a parte continuare a proporre aste pubbliche con basi economiche improbabili, negli ultimi anni si è limitato a «tacconare» la situazione rimuovendo le parti pericolanti, ma a questo punto è chiaro a tutti come l’immobilismo porti solo al decadimento assoluto di quello che dovrebbe invece essere un fiore all’occhiello del territorio.

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