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Nonna Erminia: «La pandemia? Per me è stata peggio della guerra»

A marzo ha spento le sue prime 94 candeline.

Nonna Erminia: «La pandemia? Per me è stata peggio della guerra»
Cronaca Vercellese, 01 Maggio 2021 ore 05:57

Nonna Erminia Bosso di Crescentino si racconta. «La pandemia? Per me è stata peggio della guerra».

Ecco a voi nonna Erminia

La crescentinese Erminia Bosso ha vissuto la Guerra e il ripresa economica, e passata dalla macchina da scrivere al computer e ai tablet, dal telefono fisso allo smartphone dove oltre a parlare puoi anche vedere chi sta dall’altra parte del telefono, anche a migliaia di chilometri da te.
Erminia è una nonna che ha visto cambiare il mondo, ha vissuto sia i momenti più belli di questa nostra Italia che le tristi pagine, dalle alluvioni sino alla pandemia Covid19.

La sua vita

«Sono nata il 12 marzo del 1927 – racconta nonna Erminia – nella cascina “Gomato” vicino a San Silvestro di Crescentino, e oggi abito a Crescentino. Mia mamma Angela era di Fontanetto Po mentre papà Vittorio era di San Silvestro. La mamma era una contadina mentre papà ha fatto per 3 anni il carabiniere alla Corte del Re Vittorio Emanuele III a Roma e a Torino e dopo il contadino nella cascina di famiglia».
Erminia finito la quinta elementare ha fatto un esame integrativo per entrare alle magistrali di Casale Monferrato ed è andata in collegio per 5 anni. Nel frattempo è scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, ogni tanto suonava la sirena di notte e andavano nel rifugio del Collegio: «Avevo paura. Allora mi mettevano la coperta sulle spalle e aspettavo la fine della allarme. Per fortuna non è mai successo niente».
Tornava a casa dai genitori solo a Natale, Pasqua e nelle vacanze. Non le piaceva stare lì, c’erano regole molto rigide.

L’amore della sua vita… Ivo

«Poi ho avuto problemi di salute e non ho potuto finire la scuola – racconta – aiutavo così i miei genitori nel lavoro in campagna.
E proprio in quegli anni ho conosciuto Ivo Vigè. Avevo 16 anni. E’ accaduto in un campetto da calcio a Crescentino: io era andata a vedere la partita con le sue amiche. Ci siamo parlati del più o del meno. Dopo lui è partito per militare nell’Aeronautica a Casale. E’ poi scappato con i partigiani ma i tedeschi l’hanno preso prigioniero e volevano portarlo ad Auschwitz. Lui è altri sono riusciti a scappare perché c’era un ponte rotto e il pullman si è dovuto fermare».

Ivo è tornato a Crescentino alla fine della Guerra e si sono rivisti in Municipio: lei era andata lì per dei documenti per i campi di grano, lui era stato assunto. Da li hanno iniziato a frequentarsi. Si sono sposati nel 1953 e sono andati in viaggio di nozze a Roma. Hanno avuto due figlie Anna e Ida.
«Quando avevo del tempo libero mi piaceva andare in giro in bicicletta, in montagna. Non avevo tanta pazienza per i lavori di ricamo e maglieria, preferivo stare all’aria aperta. Ivo ha poi aperto un autonoleggio mentre io la cartoleria “Roma” che ho gestito per vent’anni.
Nel 1981 è mancato mio marito a causa di una brutta malattia. Mi sono così dedicata ai nipoti Giulia e Lorenzo, facendo la nonna a tempo pieno».

La pandemia…

«Con la pandemia sono stata mesi a vedere solo le figlie che venivano tutti i giorni a portarmi la spesa, a fare le pulizie, ad aiutarmi a cucinare e in altre attività domestiche, mi hanno viziata – spiega sorridendo – . La cosa che mi è più dispiaciuta è stata il non poter stare insieme la domenica come facevamo prima con i famigliari, il non poter festeggiare i compleanni e le feste e il non poter andare in cascina».

Nonna Erminia usa il telefono fisso per chiamare le figlie, ha un cellulare che usa raramente e a Natale i nipoti le hanno regalato l’ebook per poter leggere anche al buio la notte. Avrebbero voluto regalarle uno smartphone ma si è rifiutata di imparare ad usarlo. Nonostante ciò nel periodo di lockdown faceva spesso videochiamate ai nipoti con i telefoni delle figlie. «Ho già fatto le due dosi di vaccino e spero di poter tornare presto alla normalità. Questa pandemia è stata peggio della guerra, io che abitavo in campagna non ho subito bombardamenti quindi non sentivo più di tanto che c’era la guerra. Mia mamma, ricordo bene, che mi aveva preparato una valigetta con dei documenti e quando sentivamo gli aerei arrivare in gruppo scappavano in mezzo ai campi e ci nascondevamo nei fossi. In città invece faceva più paura perché rompevano tutto e mancava il cibo, mentre in campagna ci aggiustavamo più facilmente con bestie, la frutta e la verdura: l’unica cosa che mancava sempre era l’olio. Durante la Guerra, abbiamo tenuto in cascina cinquanta ricercati per due settimane, nascosti nei magazzini.

La pandemia, a differenza della guerra, è in tutto il mondo e non dipende dall’essere umano. All’inizio è stata incontrollabile, i contagi aumentavano e avevo paura più che per me e per i suoi cari».
Nonna Erminia, nonostante l’età, ha raggiunto i 94 anni, cerca di fare quello che può perché le gambe non le reggono più tanto: le piace fare le torte, pulire le verdure, leggere (quasi un libro a notte quando non riesce a dormire).
È sempre stata un’ottima cuoca e non ha mai dimenticato il suo amore per la campagna e quando può si fa portare nella cascina in cui è nata e rimira il suo amato orto e le sue piante.