Cronaca
la tragedia

Operaio morto soffocato in cantiere, indagato il presidente dell'azienda

I funerali si svolgeranno sabato 12 febbraio, alle 11.

Operaio morto soffocato in cantiere, indagato il presidente dell'azienda
Cronaca Vercellese, 10 Febbraio 2022 ore 15:00

E’ costato la vita a un operaio residente a Fontanetto Po, il 57enne Maurizio Geloso, l’ennesimo incidente sul lavoro avvenuto all’interno di un cantiere edile a Milano.

Operaio morto in cantiere

L’ennesimo dramma sul mondo del lavoro si è consumato nel cantiere delle residenze Libeskind di Citylife in via Spinola a Milano: secondo una prima ricostruzione, l’operaio di 57 anni, sarebbe rimasto schiacciato contro un’architrave di cemento armato dal carrello elevatore che stava manovrando.

 I soccorsi

Dopo l’allarme dato dai colleghi di lavoro, l’uomo è stato soccorso dal 118 e trasportato in codice rosso alla clinica Sant’Ambrogio dove però è stato dichiarato morto poco dopo l’arrivo. La salma dello sfortunato vercellese, che lascia la moglie, dipendente della casa di riposo di Fontanetto.

La rabbia dei familiari

“Non si può morire sul lavoro così, soffocato, nel 2022. Bastava che ci fosse qualcuno vicino a lui e sarebbe ancora vivo”. Non nasconde il rimpianto e la rabbia per l’ennesima morte bianca uno dei fratelli di Maurizio Geloso.

Geloso lavorava da anni, e andava in trasferta in tutta Italia (aveva operato anche in Abruzzo dopo il terremoto) per la Idrotermica Fragapane di Carmenate (Mb), un’impresa subappaltatrice in quel cantiere di proprietà della Enrico Colombo S.p.A., grossa azienda leader nel mercato della costruzione di impianti tecnologici e industriali, con sede legale a Sesto Calende (Varese).

Come sarebbe avvenuto l'incidente

Quel mattino il lavoratore si trovava in un cestello elevatore d’acciaio quando, per cause che dovranno essere chiarite dalle indagini dei tecnici dell’Unità Operativa Complessa Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro di Milano Città e dall’inchiesta della magistratura, è rimasto schiacciato tra il cestello stesso e una grande trave in cemento armato, stipite di una porta che doveva controllare. Non ci sono testimoni diretti del fatto: i colleghi lo hanno trovato solo in un secondo tempo, dopo mezzogiorno, quando ormai non riusciva più a respirare, allertando i soccorsi. L’addetto, grazie anche all’intervento dei vigili del fuoco, è stato liberato e trasportato d’urgenza in ambulanza al pronto soccorso della vicina clinica Sant’Ambrogio, dove però è spirato poco dopo.

Il Pubblico Ministero della Procura meneghina, dott.ssa Daniela Bartolacci, ha immediatamente aperto un procedimento penale sull’ennesimo incidente mortale sul lavoro e iscritto sul registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, anche come atto dovuto per consentirle di nominare consulenti di parte per gli accertamenti non ripetibili, la presidente e legale rappresentante della Enrico Colombo S.p.A., si tratta di M. C., di 48 anni.

Il magistrato, infatti, ha opportunamente disposto l’autopsia sulla salma del lavoratore che è stata effettuata martedì 8 febbraio dal consulente tecnico medico legale incaricato dal Sostituto procuratore, la dott.ssa Faraone: alle operazioni peritali ha partecipato anche il dott. Marco Filippo Scaglione, come medico legale di parte messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui si è affidato uno dei fratelli della vittima, attraverso i consulenti legali dott. Paolo Monti e dott. Giancarlo Bertolone, per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia. Studio3A ha anche già richiesto di poter acquisire tutta la documentazione disponibile.

Per conoscere con assoluta certezza le cause del decesso bisognerà attendere l’esito degli ulteriori accertamenti, istologici in primis, e che la Ctu depositi la sua perizia, ma di certo c’è che il decesso non è stato né traumatico né istantaneo: l’operaio non presentava lesioni. A essergli fatale sarebbe stata esclusivamente la compressione, a causa dello schiacciamento, della gabbia toracica che non potendo espandersi normalmente gli impediva di respirare. Una fine atroce e che fa doppiamente rabbia, sarebbe bastato che qualcuno intervenisse prima per salvarlo. E’ chiaro a questo punto che l’inchiesta dovrà non solo appurare se siano state rispettate tutte le misure e i piani di sicurezza nel cantiere, ma anche accertare se l’operazione che stava compiendo l’operaio dovesse essere effettuata da un solo o da più addetti.

I funerali

Intanto, sabato 12 febbraio, alle 11, nella chiesa parrocchiale di Fontanetto Po, sarà dato l’ultimo salito a Maurizio Geloso, che lascia in un dolore immenso la moglie Maria, due sorelle e quattro fratelli, uno dei quali, assistito da Studio3A, ricorda come fosse “una persona tutta dedita alla sua casa, alla sua famiglia e al suo lavoro”. Quel lavoro per il quale ha purtroppo perduto la sua vita.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter