Cronaca
'Ndrangheta

Operazione Platinum, il Comune di Chivasso è parte civile

Si è costituito nei confronti di Mario e Giuseppe Vazzana.

Operazione Platinum, il Comune di Chivasso è parte civile
Cronaca Chivasso, 08 Aprile 2022 ore 12:50

'Ndrangheta, il Comune di Chivasso si è costituito parte civile contro due imputati dell'operazione Platinum. I due imputati sono Giuseppe e Mario Vazzana.

il Comune di Chivasso è parte civile

Operazione Platinum, il Comune di Chivasso si è costituito parte civile contro i due imputati Mario e Giuseppe Vazzana, limitatamente al capo d’imputazione per associazione a delinquere di stampo mafioso. L’incarico è stato affidato all’avvocato Andrea Castelnuovo.

Gli imputati sono 40, i capi di imputazione sono 64. Il Comune si è costituito parte civile con riferimento al capo di imputazione 1 (associazione per delinquere di stampo mafioso articolo 416 bis del codice penale), nei confronti di due imputati, i signori Giuseppe e Mario Vazzana, chivassesi.
È stata una iniziativa, quella di costituirsi parte civile, voluta dal sindaco Claudio Castello e dalla Giunta, su specifico indirizzo anche del Consiglio comunale, basata esclusivamente sul fatto che il Comune è da anni portabandiera, non solo nel Canavese, della cultura della legalità, dell’antimafia e dell’anticorruzione. La direzione distrettuale antimafia non aveva individuato il Comune di Chivasso come possibile persona offesa, come ha fatto per altri soggetti, e per questo non era stata notificata al Comune la fissazione dell’udienza preliminare del 30 marzo, perché nessuno dei fatti contemplati nei 64 capi di imputazione (reati molto gravi, dall’associazione mafiosa al riciclaggio allo spaccio di stupefacenti alle truffe, all’estorsione e via discorrendo) è avvenuto sul territorio di Chivasso .
Territorio che, pertanto, di per sé, è immune, nel suo tessuto sociale-economico-politico, da quanto emerso dall’inchiesta Platinum.
Però il sindaco Castello ha ritenuto giusto partecipare volontariamente quale parte civile a questo importante processo a tutela di tutta l’attività fatta per debellare il fenomeno mafioso nel proprio territorio, quale segno tangibile di vicinanza alla propria popolazione e al sistema integro e sano rappresentato dall’amministrazione comunale, dagli uffici comunali, dalla cittadinanza, dalle imprese e dalle istituzioni del territorio.
Avrebbe potuto limitarsi a prendere atto che l’inchiesta Platinum non aveva ad oggetto fatti specifici avvenuti nel territorio di Chivasso ma ha voluto, fortemente, evidenziare e ribadire la netta posizione di rifiuto propria personale e della sua amministrazione rispetto a qualunque fenomeno mafioso che possa riguardare, anche indirettamente, propri cittadini, imprese del territorio, territori vicini e interconnessi.

Operazione Platinum

L’operazione Platinum-Dia - 416 bis, avviata nell’ottobre 2016 e conclusa poi nel maggio 2021 «accertata l’affiliazione di alcuni soggetti alla ‘ndrangheta e la loro attivazione in seno al locale di Volpiano, certificandone il ruolo rivestito nella gestione dell’ingente patrimonio illecito accumulato dalla famiglia Agresta, e configura Antonio (classe 1960) come uno dei massimi esponenti della ‘ndrangheta in Piemonte».
Inoltre, le indagini della Dia mettono in luce un «importante e articolato dedalo di società e attività imprenditoriali e di imprenditori che diventano uomini fedeli dei vertici della locale di Volpiano». L’operazione si era chiusa con 33 arresti e 65 indagati.
Tra i coinvolti ci sono infatti Mario e Giuseppe Vazzana, con interessi nel settore alberghiero a Volpiano, ma attivi anche a Chivasso con bar e attività commerciali «di famiglia». Secondo la Dia e il pm Valerio Longi, i Vazzana accanto a quella di rispettabili imprenditori avrebbero anche una seconda vita da affiliati alla ‘ndrangheta dai primi Anni ‘90.
Nel corso di questi trent’anni, sempre secondo le accuse avrebbero messo a disposizione di ‘ndranghetisti i loro hotel per garantire ospitalità «riservata» (non comunicata alla polizia come prevede invece la legge in materia) assumendo anche alle proprie dipendenze alcuni affiliati per consentire loro di ottenere misure alternative alla detenzione.
Castello si è sempre difeso ribadendo di non sapere che i Vazzana fossero legati alla criminalità organizzata, ma che fossero personaggi di un certo spessore, in quel mondo, lo si sapeva dal 2019: i loro nomi si rincorrevano nella carte della «Cerbero», altra importante operazione dei carabinieri contro la criminalità organizzata.

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