Quattro anni e sei mesi. Questa la condanna inflitta dal Tribunale di Torino, in rito abbreviato, ad Andrea Micelli, stimato professionista specializzato in medicina estetica, medicina dello sport e dermatologia, arrestato la scorsa estate in quanto indagato per «Produzione di contenuti multimediali realizzati mediante sfruttamento di minori e detenzione di ingente quantitativo di materiale pedopornografico scaricato in rete».
Pedopornografia, il medico Micelli condannato a 4 anni e sei mesi
Più alta la richiesta del Pubblico Ministero Roberto Furlan, cinque anni e quattro mesi. Micelli, difeso dagli avvocati Maria Giovanna Spataro e Alberto Bazzani, dopo una parentesi in carcere era stato posto agli arresti domiciliari.
L’operazione
L’operazione era stata condotta dalla Polizia di Stato di Torino, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del capoluogo piemontese. Gli inquirenti erano arrivati alle contestazioni al termine di una complessa attività di indagine, durata più di due anni. Curata dal CNCPO (Centro Nazionale Contrasto Pedopornografia On-line) del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, con la collaborazione del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Torino, l’operazione avrebbe consentito di accertare le diverse condotte tenute dall’indagato per un arco temporale di ben dodici anni all’interno delle comunità pedofile attive nel Dark Web, ambienti in cui Micelli sarebbe stato particolarmente attivo in forza della presunta garanzia di anonimato fornita dal protocollo di navigazione TOR.
Cura del dettaglio, inventiva e cautela nell’organizzazione dei passaggi dell’indagine hanno consentito agli specialisti del CNCPO, impegnati in attività sotto copertura, di sfruttare ogni traccia informatica utile per associare agli pseudonimi utilizzati un’identità certa, ottenendo in un primo momento dall’Autorità Giudiziaria di Roma, originariamente titolare dell’attività, un decreto di perquisizione locale, personale e informatica a carico del soggetto.
A seguito del sequestro e dell’analisi dei dispositivi informatici reperiti nel corso dell’attività di ricerca della prova, è stato possibile circostanziare le singole attività, in particolare la partecipazione alle comunità illecite nel web sommerso e la produzione di materiale in chat con minorenni con i quali avrebbe intrattenuto rapporti ed incontri.
Nel corso delle indagini sarebbe emerso come il quarantenne, dedito nel tempo libero ad attività sportive a costante contatto con minori in età adolescenziale, avrebbe stretto legami con altri soggetti interessati all’incessante scambio di materiale pedopornografico, oltre che nel Darkweb, anche in ambienti di chat peer to peer.
Coinvolto anche un parroco
Tra i vari contatti del soggetto vi era infatti anche un sacerdote della provincia di Brescia, don Jordan Coraglia (arrestato dagli investigatori della Polizia Postale nello scorso mese di maggio) con il quale Micelli avrebbe ideato la creazione di un gruppo a sfondo pedopornografico esclusivamente italiano, aperto al reclutamento di altri soggetti dediti alla produzione di materiale con nuovi contenuti.
Secondo le accuse, sarebbe stato quindi ideato un gruppo su Telegram su cui far circolare video e immagini a contenuto pedopornografico, sembra realizzati in zone «svantaggiate» del mondo.
Gli ultimi arresti
Nei giorni scorsi, la Polizia ha siglato un’ulteriore operazione che ha consentito l’identificazione di quattro soggetti dediti allo scambio di materiale pedopornografico, tre dei quali tratti in arresto in flagranza di reato al termine dell’esecuzione dei decreti di perquisizione personale, locale ed informatica, emessi dalla Procura di Torino.