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Pesci morti nella roggia, non c’è acqua LE FOTO

Il corso è asciutto molto probabilmente per via delle indagini della Procura della Repubblica.

Pesci morti nella roggia, non c’è acqua LE FOTO
Cronaca Chivasso, 27 Marzo 2021 ore 18:58

Pesci morti nella roggia San Marco di Chivasso, più precisamente in frazione Pratoregio. La causa è legata all’assenza d’acqua.

Pesci morti nella roggia

Nel tratto della roggia San Marco, in località Pratoregio di Chivasso, ci sono moltissimi pesci morti. Una situazione dovuta all’assenza dell’acqua nel tratto che potrebbe essere legata alle indagini che attualmente sono in corso per via della presenza di inquinanti.

Il caso era già stato segnalato nella giornata di ieri, venerdì 26 marzo 2021, alla polizia municipale da alcuni ragazzi che, armati di secchielli, hanno cercato di salvare i pesci.

Inquinanti nella roggia

La Procura della Repubblica di Ivrea ha aperto le indagini dopo la denuncia del presidente del Consorzio Riccardo Barbero.

Nelle venticinque pagine della «relazione di servizio» a firma di Emanuele Martellozzo, segretario del Consorzio rogge Campagna e San Marco, ci sono i peggiori incubi che da un paio di mesi a questa parte stanno vivendo i residenti nelle case che si affacciano sulla roggia, nel tratto compreso tra via Berruti e via Platis:

«Alla luce delle nozioni e delle informazioni in possesso della Segreteria del Consorzio, appare evidente che la condotta fognaria scorrente al di sotto della via Volpiano raccoglie e conduce al depuratore detto dell’Arianasso, oltre che ai liquami fognari provenienti dal bacino collettato, anche il percolato proveniente dalle vasche di discarica in località Fornace SLET.
Tale considerazione, ineluttabilmente risultante dai documenti a mani dello scrivente, porta a rilevare come i liquami attualmente presenti nella Roggia San Marco e probabilmente dovuti agli accadimenti così come sopra esposti, possano essere – seppur in minima parte – costituiti anche da percolato proveniente dalle vasche di discarica».

Un documento «pesante», inviato al presidente del Consorzio Riccardo Barbero, ai sette consiglieri, al sindaco Claudio Castello e agli assessori Domenico Barengo e Pasquale Centin.

Tutta la storia

Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio il 17 febbraio, quando una chiazza di sostanze oleose è stata segnalata in via Paleologi, nei pressi del ponticello. Una situazione apparsa subito grave, tanto da rendere necessario l’intervento dei tecnici comunali e dell’Arpa.

Poche settimane dopo, il 9 marzo, «nel tratto urbano, è stato rilevato che l’acqua presente nella Roggia San Marco era completamente nera, con effluvio di miasmi maleodoranti e nauseabondi».

Terzo intervento il 17 marzo, ancora per una sostanza nera e oleosa che sembrava però scorrere in senso contrario. A questo punto, il Consorzio ha deciso di vederci chiaro, e nei giorni successivi (alla presenza dei tecnici comunali e in alcuni casi dell’assessore Barengo) ha effettuato una serie di sopralluoghi constatando anche come, a sud della ferrovia e all’angolo con il parco del Mauriziano, in un canale di irrigazione fossero presenti tracce di liquami e di olio.
Poco prima, in via Volpiano (immediatamente a nord della ferrovia) era stato effettuato un intervento (richiesto da Smat) di spurgo di una dorsale fognaria scorrente al di sotto di via Volpiano.

A questo punto, è apparso da subito «molto probabile» (per non dire chiaro) che in qualche modo gli sversamenti nella San Marco fossero collegati alla rete fognaria, sistemi che almeno sulla carta dovrebbero invece essere ben distinti.

Dopo una serie di verifiche, si è arrivati ad ipotizzare che l’occlusione della rete fognaria «Abbia ingenerato un innalzamento del tirante idraulico dei liquami», e che per il principio dei vasi comunicanti «I liquami hanno allagato un pozzo» per poi trovare sfogo nella roggia San Marco.

«Pertanto – si legge nella nota – si è innescato un flusso, copioso e non controllato, che ha permesso alla dorsale fognaria di sfiorare le portate entro il tracciato del vecchio fosso».

«Dalla verifica della sequenza temporale fatta ex-post degli accadimenti – si legge ancora – si ritiene compatibile che tutti gli sversamenti elencati nella presente relazione siano riconducibili all’intasamento della dorsale fognaria di via Volpiano».

La dorsale fognaria al centro di questo giallo sarebbe quella (stando alla relazione di servizio) che proviene da Montegiove e raccoglie anche gli scarichi in area Chind e il percolato della discarica. Il «percolatodotto» inaugurato nel mese di gennaio dalla SMAT, per portare i liquami al depuratore di località Arianasso sfrutta infatti la rete fognaria cittadina.

L’amministrazione comunale, sentita a riguardo, ora mette le mani avanti dicendo che il tracciato dalla discarica al depuratore scorre più ad est rispetto alla dorsale di via Volpiano.

A questo punto non resta che attendere gli ulteriori sviluppi della vicenda, anche perché una cosa è certa: oli, idrocarburi e reflui fognari non «finiscono da soli» nella Roggia San Marco, ma qualcuno li butta.

Denuncia contro ignoti

«Abbiamo presentato una denuncia contro ignoti – spiega il presidente del Consorzio Riccardo Barbero – per poter verificare chi siano gli autori degli sversamenti. Ormai è diventata un’abitudine. C’è un problema, preoccupante per mille motivazioni. La città soffre per gli odori, gli agricoltori perché hanno una produzione di qualità che richiede certificazioni. Se si dovessero riscontrare delle problematiche legate alle acque dobbiamo sapere a chi rivolgerci per eventuali danni».

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