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Proiettili al magistrato che non scarcera la portavoce dei No Tav

Gli attivisti si sono trovati davanti al carcere dov’è rinchiusa la loro leader.

Proiettili al magistrato che non scarcera la portavoce dei No Tav
Chivasso, 30 Settembre 2020 ore 10:23

Atti intimidatori al magistrato che si rifiuta di scarcerare la portavoce del movimento No Tav, Dana Lauriola. Come riporta PrimaTorino.it.

Proiettili contro il giudice

Nella mattinata di ieri, martedì 29 settembre 2020, è stata recapitata al tribunale di sorveglianza di Torino una busta con due proiettili calibro 9×21, destinata al giudice Elena Bonu, presa di mira probabilmente per essersi rifiutata di scarcerare la portavoce del movimento No Tav, Dana Lauriola.
L’intera busta è stata sequestrata dagli investigatori della Digos che dovranno ora verificare la presenza di eventuali impronte digitali o altri indizi utili per risalire al responsabile.
Nelle motivazioni che hanno portato il giudice a respingere la richiesta di scarcerazione si legge – con riferimento a Lauriola – che «lo svolgimento del lavoro non l’ha mai distolta dalla sua militanza politica. La sua condotta non ha mai mostrato segni di pentimento nonostante le svariate assoluzioni pronunciate in secondo grado in altri procedimenti penali». Inoltre, il fatto che la residente della donna sia proprio a Bussolento, territorio scelto come teatro d’azione del movimento NoTav, ha inciso parecchio sulla decisione del giudice.

Due anni di reclusione

L’attivista NoTav è stata condannata a due anni di carcere per il blocco stradale al casello di Avigliana del 2012. Per gli attivisti, però, la loro leader avrebbe solo parlato al megafono durante una manifestazione – di otto anni fa- al casello autostradale di Avigliana  avvenuta il 3 marzo 2012.

Sostegno al magistrato Bonu

Il presidente del Consiglio regionale, Stefano Allasia, condanna l’atto intimidatorio al magistrato Elena Bonu.

 

Manifestazione davanti al carcere

Gli attivisti No Tav si sono trovati davanti al carcere dov’è rinchiusa la loro leader per manifestare pacificamente a favore della sua scarcerazione, ritenuta ingiusta.

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