L'APPELLO DI CASTENETTO

Pronto soccorso di Chivasso, il primario: “Venite solo con sintomi gravi”

La situazione dell'ospedale è molto grave.

Pronto soccorso di Chivasso, il primario: “Venite solo con sintomi gravi”
Chivasso, 25 Marzo 2020 ore 10:30

Pronto soccorso di Chivasso, il primario Enzo Castenetto: “Venite solo con sintomi gravi, la situazione dell’ospedale è grave”.

Pronto soccorso di Chivasso  in crisi

Abbiamo fatto il punto sullo stato del Pronto Soccorso dell’ospedale di Chivasso con il primario della rianimazione Enzo Castenetto. «La situazione all’ospedale di Chivasso – dice – è sempre peggio. Abbiamo il Pronto Soccorso pieno di persone sedute nelle carrozzine che arrivano qui con sintomi non preoccupanti. I più hanno qualche linea di febbre. Intasano l’ospedale e ostacolano il lavoro dei medici che dovrebbero occuparsi solo dei pazienti più gravi. Al Pronto si deve andare esclusivamente quando si ha difficoltà respiratoria. Dispnea».

Il primario: “Venite solo con sintomi gravi”

Non si stanca di ripeterlo Castenetto. Bisogna stare a casa se si vuole vincere questa battaglia. Anche perché andando in Ospedale si aumenta il rischio di venire contagiati. «La gente viene qui perché spera – fa notare il primario – di fare il tampone. Ma non è così. E poi il tampone oggi può essere negativo domani positivo».
Gli abbiamo chiesto se ci sono segnali pur minimi di miglioramento: «Io al momento non li vedo. Sì, ieri sera (lunedì 23) rispetto a domenica abbiamo avuto meno persone che necessitavano di essere intubate. Ma ad oggi, (martedì 24) abbiamo solo 1 posto libero in rianimazione, e credo che prima di sera verrà occupato. Come richiesto dalla Regione sia a Chivasso che a Ivrea e Ciriè abbiamo trasformato tutti i blocchi operatori che potevamo in terapia intensiva. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, di più non è possibile».
Non resta allora che restare a casa e recarsi in Ospedale solo di fronte a sintomi molto seri. Del resto fino a qualche mese fa se si aveva la febbre e mal di gola si stava a casa non si si correva al Dea. Ci dice ancora Castenetto: «Io per esempio sono alcuni giorni che tengo monitorati 3 miei amici risultati positivi. Li sento al telefono, verifico come va la respirazione, mi informo sulla febbre. Do’ loro gli stessi consigli, evitare il più possibile contatti diretti con gli altri familiari, lavarsi spesso le mani, non toccarsi occhi e bocca e soprattutto raccomando di non uscire».

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