Settimo, condannato per la morte dell'amico preso a pugni per una sigaretta

Il settimese Salvatore Di Dia è stato condannato la scorsa settimana

Settimo, condannato per la morte dell'amico preso a pugni per una sigaretta
Cronaca 29 Gennaio 2017 ore 10:59

Il settimese Salvatore Di Dia è stato condannato la scorsa settimana

E’ di cinque anni e quattro mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale la pena che dovrà scontare il settimese Salvatore Di Dia, condannato la scorsa setimana per la morte il carabiniere in pensione Raffaele CarrettaIl drammatico episodio risale allo scorso 24 febbraio 2016 quando si è consumata la tragedia all’interno di un bar torinese di strada del Fortino. Una lite furibonda scatenata da una sigaretta, la stessa che Carretta stava fumando all’interno del bar dove Di Dia stava giocando a carte con alcuni amici e conoscenti. Il settimese avrebbe, secondo le ricostruzioni, pregato l’amico di spegnerla, Carretta si sarebbe rifiutato ed è proprio in quel momento che sarebbe scoppiato il violento alterco tra i due. Carretta, prima spinto a terra da Salvatore Di Dia, come dimostrano le telecamere di sorveglianza del bar, è stato poi colpito con quattro pugni indirizzati alla testa. Dopo la violenta aggressione Salvatore Di Dia, 63 anni, era uscito dal locale e si era diretto, nuovamente, verso casa. Senza curarsi troppo delle condizioni dell’uomo che, in un primo momento sembrava non aver riportato gravi conseguenze.

Tanto che Carretta, qualche istante dopo essere stato colpito aveva tentato di tornare a sedersi al tavolo per giocare a carte. Non gli è stato possibile, in un attimo si è accasciato a terra, privo di sensi. Erano stati gli stessi avventori presenti all’interno del bar a prestare i primi soccorsi e a chiamare il 118 che non erano riusciti, nonostante i vari tentativi, a rianimarlo. Iniziò proprio in quel momento la «caccia all’uomo» che, per i militari della Compagnia Oltre Dora di Torino, si era conclusa dopo pochissime ore nell’abitazione di Di Dia, dove l’aggressore si trovava senza immaginare che Carretta fosse in realtà morto. Di fondamentale importanza, nella ricostruzione della vicenda e per determinare il reato, è stato l’esame autoptico svolto dal medico legale Roberto Testi. E’ stata la sua relazione finale ad escludere che le vaste lesioni riportate dal carabiniere in congedo fossero state tali da determinarne la morte, ricondotta invece ad un infarto.

Pertanto, sulla base proprio di questa ricostruzione, il reato per cui è stato accusato e condannato il settimese Di Dia è stato omicidio preterintenzionale. Il Pubblico Ministero, Valerio Longi, che ha sostenuto l’accusa nel corso del procedimento penale, pochi giorni prima della sentenza aveva chiesto una pena di 8 anni di reclusione. Il giudice, invece, ha stabilito in 5 anni e 4 mesi la pena congrua per il settimese. La sua difesa, sostenuta dall’avvocato Cosimo Palumbo, aveva invece chiesto l’assoluzione «Perché il fatto non sussiste». La linea difensiva infatti si è basata soprattutto sulle risultanze degli esami condotti dal consulente Lorenzo Varetto, medico legale, che ha evidenziato l’impossibilità di ricondurre l’arresto cardiaco allo stress emotivo seguito alle percosse. Lo stress emotivo che ha causato la morte di Carretta sarebbe potuto insorgere anche in seguito alla lite, e nongià a causa dell’aggressione. Una volta pubblicate le motivazioni della sentenza, la difesa di Di Dia presenterà ricorso in appello per far valere la richiesta di assoluzione in un ulteriore grado di giudizio. L'obiettivo della difesa è proprio quello di dimostrare l'assenza di elementi tali da ricondurre ai pugni il fattore scatenante dello stress emotivo che ha causato l'arresto cardiaco del carabiniere in pensione.