SANITA'

Sospesa perché non vaccinata: l’Asl «concilia»

Dopo il ricorso

Sospesa perché non vaccinata: l’Asl «concilia»
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Nonostante la lunga, infinita, serie di «omissis», dalla delibera 431 del 23 maggio, a firma del direttore generale dell’Aslto4 Stefano Scarpetta, si capisce come l’azienda abbia deciso di cociliare il ricorso presentato da una sua dipendente dinnanzi ai giudici del Tribunale di Ivrea. Difesa dall’avvocato Fabio Pansera, la donna aveva chiesto di «accertare e dichiarare l’illegittimità dei provvedimenti di sospensione/proroga della sospensione irrogati per inosservanza dell’obbligo vaccinale; a corrispondere la retribuzione diretta e indiretta che la ricorrente avrebbe maturato se non fosse stata illegittimamente sospesa».

Sospesa perché non vaccinata: l’Asl «concilia»

L’AslTo4 si era affidata all’avvocato Andrea Castelnuovo, che aveva «valutato l’opportunità per l’Azienda di addivenire ad una conciliazione, richiesta dalla controparte, che consentisse di contenere gli oneri a carico dell’Azienda rispetto a quelli conseguenti ad una soccombenza altamente probabile e rispetto alla richiesta di controparte».

All’esito del tentativo di conciliazione, il Tribunale Ordinario di Ivrea aveva messo nero su bianco che «L’AslTo4 si impegna a corrispondere e riconoscere alla ricorrente la retribuzione e tutti gli istituti legali e/o contrattuali diretti, indiretti, differiti e/o connessi, nessuno escluso, compreso il pagamento della relativa contribuzione previdenziale e assistenziale, come se alcuna sospensione per inosservanza all'obbligo vaccinale si fosse mai verificata rispetto e limitatamente al predetto periodo. (...) Inoltre l’Asl si impegna a rifondere alla ricorrente le spese legali, anche stragiudiziali, fin qui sostenute in ragione della controversia versandole l’importo onnicomprensivo di due mila 100 euro».

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