Le tragiche morti in località Abate di San Sebastiano da Po di Mark Ricard Mariut, a gennaio, e di Roberto Cadoni, due mesi dopo, hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza non solo lungo la 590 della Valle Cerrina, ma sull’intera rete viaria delle Provinciali ora in capo alla Città Metropolitana di Torino.
Strade trafficate, importantissime per i collegamenti tra centri di un territorio spesso collinare, ma allo stesso tempo non «sicure» come ci si potrebbe aspettare al giorno d’oggi.
E così, la risposta data da Matteo Tizzani, dirigente del Dipartimento viabilità e trasporti della Città Metropolitana, all’interrogazione presentata dalla consigliera Clara Marta, apre a scenari che sicuramente faranno nascere polemiche e proteste da parte di amministratori e cittadini.
SP590, rivoluzione forzata per fermare gli incidenti
«Il verificarsi di due incidenti mortali nel medesimo tratto ed a breve distanza di tempo – scrive Tizzani – mostrano una grave criticità in merito all’incidentalità della tratta. Ciò premesso, si evidenzia che tale gravità non era riscontrabile dall’analisi sull’incidentalità pregressa della specifica tratta: dai dati incidentali ISTAT analizzati dall’Ufficio Sicurezza Stradale di questo Dipartimento risulta che, nell’ultimo quinquennio relativo a dati ufficiali disponibili ed elaborati (periodo 2019 – 2023), si fossero verificati 4 incidenti con soli feriti (3 fuoriuscite autonome ed 1 scontro frontale) a seguito dei quali, proprio per la dinamica degli stessi (tre incidenti su quattro erano fuoriuscite), è già in fase di progettazione e programmazione un intervento di installazione di barriere di sicurezza».
Possibilità di installare autovelox
Tizzani evidenza poi come un Decreto Prefettizio approvato nel mese di febbraio autorizzi «la possibilità di installazione di dispositivi di controllo e sanzione in remoto delle velocità di percorrenza». Si tratta di autovelox, molto probabilmente di tipo «tutor» (dispositivi che calcolano la velocità media da un punto all’altro) come quelli già installati con successo nel Vercellese.
Mancano marciapiedi e illuminazione: “colpa” dei Comuni
«Una valutazione tecnica aggiornata – aggiunge Tizzani – è stata condotta a seguito del primo dei due incidenti mortali con l’investimento del pedone, ed ha evidenziato la mancanza di marciapiedi e di illuminazione in un tratto con connotazione di viabilità extraurbana, interventi entrambi tipicamente di competenza comunale legati a opere di urbanizzazione del territorio e non facilmente realizzabili in un contesto similare senza investimenti economici rilevanti; tale assenza è assai diffusa sul territorio della Città metropolitana di Torino e lungo le SS.PP. di competenza; a ciò si aggiunga la difficoltà dei controlli sulla rete da parte delle forze di Polizia Locale in servizio in molti dei piccoli Comuni del Territorio; per interventi similari e per la complessità e pluralità di competenze necessari, la Città metropolitana di Torino, al fine di collaborare con i Comuni, concede periodicamente cofinanziamenti a quelli che ne avanzino richiesta, anche e soprattutto per interventi di messa in sicurezza sulle strade di propria competenza e, attraverso il Servizio di Assistenza Tecnica ai Comuni, fornisce anche l’assistenza tecnica per lo studio di interventi specifici».
Uno scaricabarile? Forse, ma è anche vero che le competenze non sono state decise oggi e altri Comuni, come Lauriano e Cavagnolo, sono già corsi ai ripari da tempo realizzando marciapiedi (ben illuminati) o piattaforme rialzate nei punti critici in centro abitato.
Sarà vietato immettersi sulla 590
Ma la vera «rivoluzione» si avrà con l’eventuale applicazione di un altro passaggio della risposta di Tizzani a Clara Marta: «Un’ulteriore valutazione tecnica della criticità è stata condotta a seguito del secondo incidente mortale, avvenuto per scontro frontale-laterale, tipico delle intersezioni e quindi molto diffuso nelle aree edificate a margine con presenza di numerose intersezioni e accessi laterali, dove spesso non vengono rispettati gli obblighi di dare precedenza e stop; in questo caso la tratta in questione, pur risultando edificata ai margini, non è delimitata quale centro abitato. La riduzione del numero di accessi e strade laterali puo’ portare ad una diminuzione degli incidenti; a questo riguardo la Città metropolitana di Torino provvederà ad analizzare, tra le soluzioni da perseguire, la chiusura di una serie di strade laterali che si immettono sulla SP590, che hanno altro sbocco alternativo, con condizioni di maggior sicurezza sempre sulla stessa strada; una di queste strade in corso di analisi è proprio quella in cui è avvenuto il secondo incidente mortale; tali interventi possono essere realizzati in un periodo di tempo molto breve».
In parole povere una delle ipotesi sul tavolo è quella di «limitare» le possibilità di immissione sulla 590 (ad esempio in località Abate, come si vede dalla foto, la visibilità a destra è praticamente nulla), con le strade laterali utilizzabili solo per la svolta «dalla» Provinciale.