Anche se in un primo tempo (principalmente per via delle scarpe, pare delle sneakers Alexander McQueen da quasi cinquecento euro) si era fatta avanti l’ipotesi di un «killer» reclutato tra i «Sinti» o tra i «Maranza», non è affatto un segreto che i Carabinieri del Comando Provinciale di Torino abbiano pochi dubbi (ma tutto potrebbe ancora succedere) sul fatto che ad armare la mano di chi martedì scorso ha premuto cinque volte il grilletto contro Francesco Ilacqua sia stata la ’ndrangheta.

Sparatoria a Chivasso, la mano della ‘ndrangheta
Una parola che a Chivasso continua a far paura, e che dal 2011 (anno della «Minotauro») ad oggi conferma radici che nessuno è ancora riuscito a spezzare.
Tornando all’attentato di martedì scorso, le telecamere di sorveglianza della zona, le cui immagini sono state subito messe a disposizione degli inquirenti, hanno registrato il passaggio di Francesco Ilacqua (lungo via Torino in direzione di via Paleologi), e pochi secondi dopo l’apparizione, da piazza d’Armi Ovest, di un ragazzo vestito di nero, con un cappellino mimetico in testa, indicato come colui che avrebbe materialmente cercato di uccidere (cinque colpi non sono un avvertimento) Ilacqua.
La pistola, una calibro 7.65 ovviamente non ritrovata, è stata usata da breve distanza: secondo quanto ricostruito, il «sicario» avrebbe raggiunto Francesco all’altezza del civico 2, per poi affiancarlo e sparagli alle gambe e alle braccia.
Subito accompagnato in ospedale, Francesco Ilacqua è stato subito sottoposto ad un intervento chirurgico: agli inquirenti avrebbe detto di non aver riconosciuto l’attentatore.
Dopo il carcere, una Coop
Figlio di Pietro Ilacqua, a lungo considerato uno dei boss «locali» della ’ndrangheta, Francesco dopo il carcere legato a una condanna al processo per l’operazione «Panamera», ora «sarebbe impegnato» per una società cooperativa sociale (di proprietà di un famigliare) specializzata in servizi di eventi, fiere, costruzione, installazione, logistica, pulizie e giardinaggio e (come da visura camerale) in praticamente ogni settore possibile, dall’import export alla assistenza presso case di riposo, passando per la gestione di duty free e negozi in ambito aeroportuale e il noleggio di veicoli leggeri e pesanti.
Un cognome pesante
Il cognome Ilacqua è sempre stato «pesante» all’ombra della Torre Ottagonale, e sfogliando i giornali degli Anni ‘90 si possono trovare numerosi articoli su operazioni dei Carabinieri legate al traffico di droga, con proventi riciclati in ristoranti e Bot. Un fiume di denaro che, almeno nelle carte di 36 anni fa, avrebbero permesso alla famiglia di racimolare tre o quattro miliardi di lire in poco più di due anni di attività.
A questo punto non resta che attendere in eventuali sviluppi, con la consapevolezza che, salvo una soluzione rapida del giallo, per Chivasso questa non sarà un’estate tranquilla.