Truffavano antiquari e collezionisti: denunciati

L’attività operativa dell’anno 2016 segna un  particolare impegno per i Carabinieri del Nucleo TPC di Torino che ha portato alla denuncia in stato di libertà di 77 persone

Truffavano antiquari e collezionisti: denunciati
Cronaca 27 Maggio 2017 ore 14:02

L’attività operativa dell’anno 2016 segna un  particolare impegno per i Carabinieri del Nucleo TPC di Torino che ha portato alla denuncia in stato di libertà di 77 persone

L’attività operativa dell’anno 2016 segna un  particolare impegno per i Carabinieri del Nucleo TPC di Torino che ha portato alla denuncia in stato di libertà di 77 persone. Nel corso di queste attività sono stati sequestrati 3.470 beni antiquariali, archivistici e librari. Estremamente rilevante è stata l’attività investigativa  inerente il contrasto alla contraffazione delle opere d’arte, soprattutto contemporanee.  L’attività del 2016, in questo florido settore, si è conclusa con il sequestro di 68 opere false  e nel campo dell’archeologia con il sequestro di 157 reperti archeologici. Due le indagini più rilevanti. Le indagine  “Guido Reni” sono state avviate nel 2015 su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale Vercelli. Tutto è partito da una denuncia di truffa di un antiquario ottuagenario, residente in provincia di Alessandria e concernente importanti opere pittoriche. L’indagine,  ha permesso nel corso di una articolata attività, di rinvenire e sequestrare importanti opere pittoriche quali “Erezione della Croce”, attribuito a Van Dyck e “Il Giudizio di Paride”, epoca XVII sec., attribuito al pittore Guido Reni (1575-1642), rinvenuto murato all’interno di una villa della provincia di Vercelli. Gli approfondimenti investigativi consentivano l’individuazione ed il sequestro di ulteriori 5 dipinti attribuiti agli artisti Jacopo del Sellaio, Luca Carlevaris, Giacomo Guardi, Luigi Crespi e Tommaso Salini. L’indagine è terminata con la denuncia di 20 persone coinvolte, a vario titolo, nella truffa aggravata.L’indagine “Il covo del libraio”, invece, è iniziata nel febbraio 2015 quando un noto professore di storia dell’arte dell’Università svedese di Lunds aveva acquistato un antico libro di preghiere “Modus Orandi Deum”, da un circuito telematico di vendita. Il professore, consultando il libro e apprezzandone le pregiate miniature, aveva notato un piccolo timbro recante la registrazione alla Biblioteca Reale della corte dei Savoia. Il citato professore, accortosi della possibilità che il libro acquistato potesse essere stato trafugato da un archivio pubblico, era corso immediatamente all’Ambasciata Italiana in Svezia che, attivati i canali ufficiali, aveva trasferito l’informazione al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma, per lo sviluppo delle indagini. I Carabinieri del Nucleo TPC di Torino hanno così iniziato le indagini accertando, grazie alla collaborazione del Direttore, la mancanza del libro proveniente dalla Biblioteca Reale di Torino, originariamente posizionato all’interno di una vetrinetta collocata nella sala manoscritti denominata “Storia Patria Varia” della Biblioteca Reale e denunciato rubato (con altro analogo volume dal titolo “Psalterium abbreviatum Sacrae Religionis atque Ordinis Militaris) al Comando TPC di Torino  il 30 ottobre 2012. Le investigazioni hanno consentito, altresì, di scoprire la filiera della provenienza del libro fino a giungere all’identificazione di uno studente bolognese  che aveva acquistato il libro da un noto antiquario di Torino. Il magazzino del librario si è subito rivelato sovrabbondante di beni archivistici e librari  privi di autorizzazione alla legittima detenzione. L’inserimento dei documenti nella banca dati dei beni illecitamente sottratti ha infatti consentito ai Carabinieri di accertare la presenza di molti documenti provenienti da vari furti commessi in tutto il territorio nazionale. Oltre ai documenti antichi sequestrati e riconosciuti come provento di furto, all’interno del deposito i Carabinieri del TPC hanno rinvenuto  una serie di documenti che, pur non essendo  riconosciuti o ricondotti a fatto illecito, hanno tuttavia natura dichiaratamente pubblica e quindi,  a norma di legge, sono inalienabili.