CHIVASSO

«Tuo figlio ha toccato il mio»: botte da orbi in piazza durante una manifestazione sportiva

Uno dei due genitori, entrambi professionisti nel settore sanitario, si è poi barricato in un’ambulanza della Cri

«Tuo figlio ha toccato il mio»: botte da orbi in piazza durante una manifestazione sportiva
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«Ti ammazzo», «So dove abiti», «Stai tranquillo che ti vengo a cercare». Ha dell’incredibile quanto avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato 24 giugno, in piazza d’Armi a Chivasso, a margine di una manifestazione sportiva che ha visto sfidarsi anche alcune squadre di ragazzini.

Botte da orbi in piazza durante una manifestazione sportiva

Intorno alle 17.30, durante un normale scambio di gioco, due «bambini» (perché di bambini si tratta) si sono scontrati duramente, ma nulla che non accada durante le sfide di campionato.

I genitori, però, l’hanno subito messa sul personale, iniziando a difendere ognuno il proprio pargolo con toni e modi che dovrebbero essere lontani chilometri dal mondo dello sport.

E dalle parole, pesantissime, quando uno dei due ha «aggredito» il figlio dell’altro, sono presto passati ai fatti, arrivando allo scontro fisico.

I testimoni descrivono una rissa furiosa, con decine e decine di curiosi che dal perimetro di piazza d’Armi si sono spostati ai piedi di Palazzo Tesio per «assistere» meglio allo «spettacolo».

Calci, pugni, schiaffi, una furia impossibile da giustificare per uno screzio tra bambini, soprattutto se si pensa che i due uomini coinvolti sono professionisti nel settore sanitario molto conosciuti in città.

In via Torino, da sabato, non si parla d’altro, così come si moltiplicano nei negozi e ai banconi dei bar la descrizione del «finale»: a un certo punto, il più anziano dei due genitori (essendo in netto svantaggio anche sul piano fisco) non ha trovato di meglio da fare che barricarsi all’interno di un’ambulanza della Croce Rossa, presente in piazza d’Armi per l’assistenza alla manifestazione sportiva.

I volontari lo hanno medicato, ma l’uomo ha preferito non farsi trasportare al Pronto Soccorso e non chiedere l’intervento del 112.

A seguire, altre minacce e un pessimo esempio per i propri figli...

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