la sentenza

«Uccise per soldi»: Perini condannato all’ergastolo

Il movente economico sarebbe all’origine dell’efferato delitto.

«Uccise per soldi»: Perini condannato all’ergastolo
Cronaca Vercellese, 19 Dicembre 2020 ore 05:45

Ergastolo. Per la Corte d’Assise di Novara non ci sono dubbi: è stato il pensionato Giovanni Perini, 72 anni, a lungo residente a Crescentino, a uccidere a coltellate, il 4 settembre 2018, il ciclista di Vercelli Antonello Bessi. Il dispositivo della sentenza, che accoglie le richieste dell’accusa, viene letto mercoledì 9 dicembre: in aula, con i legali Francesca Orrù e Maria Grazia Ennas c’è anche l’imputato, già al centro di una lunga controversia nelle fasi preliminari dell’indagine.

Perini venne arrestato nel 2008

Perini, arrestato e incarcerato nell’ottobre 2018, venne rimesso in totale libertà due mesi dopo dal Gip che aveva accolto le tesi della difesa. La Procura si era poi rivolta al Tribunale del Riesame ottenendo i domiciliari per il pensionato. Ma intanto il Gip aveva poi rinviato a giudizio, con le stesse accuse di omicidio volontario, anche il figlio di Perini, Vincenzo, coinvolto nelle prime battute dell’indagine e infine assolto al processo celebrato con rito abbreviato.
A Novara, a dibattimento, è dunque finito solo il pensionato: legato alla vittima da un rapporto di amicizia, Perini avrebbe chiesto a Bessi del denaro, da utilizzare per l’auto del figlio. E proprio il movente economico sarebbe all’origine dell’efferato delitto, secondo quanto ricostruito nel corso del dibattimento e poi nelle conclusioni, dai PM Davide Pretti e Rosamaria Iera.

Perini ritenuto colpevole

Per la Corte la loro ricostruzione sgombra il campo da ogni dubbio sulla colpevolezza del Perini: il pensionato era presente nella zona del delitto in un orario compatibile con quello dell’omicidio, aveva nelle sue disponibilità un coltello compatibile con le ferite inferte al Bessi, aveva un movente e, mentre era intercettato a sua insaputa, si sarebbe anche lasciato andare ad ammissioni compromettenti. Così come avrebbe fatto in una conversazione con il figlio e, in un interrogatorio svolto senza la presenza dei legali, anche con gli investigatori che all’epoca dei fatti avevano raccolto una confusa confessione, poi ritrattata. Il giudici, come pene accessorie, hanno disposto l’interdizione dai pubblici uffici e la pubblicazione della sentenza, oltre a riconoscere un risarcimento danni di 150 mila euro ciascuno alle parti civili, i genitori di Bessi, costituiti parte civile con i legali Antonella e Alberto Piletta.
Scontato l’appello da parte dei difensori che, sia nel corso del dibattimento che nell’arringa finale hanno sottolineato come gli indizi raccolti non possano sgombrare il campo dai ragionevoli dubbi sulla responsabilità del loro assistito.

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