la situazione

Voli cancellati per il Coronavirus, passeggeri infuriati per mancato rimborso

L'agenzia specializzata in reclami si appresta a portare avanti delle azioni legali.

Voli cancellati per il Coronavirus, passeggeri infuriati per mancato rimborso
Torino, 22 Giugno 2020 ore 14:23

Voli cancellati per il Coronavirus e 17mila passeggeri infuriati contro il mancato rimborso. L’agenzia specializzata in reclami si appresta a intraprendere azioni legali per un importo totale di 9,3 milioni di euro di rimborsi. Come riporta PrimaIlCanavese.it.

Voli cancellati per il Coronavirus

Negli ultimi mesi in Europa, oltre il 90% dei voli è stato cancellato. Almeno 147 milioni di passeggeri ne hanno subito le conseguenze e possono scegliere tra un voucher della compagnia aerea o il rimborso in denaro del costo del biglietto. Volo-in-Ritardo.it rappresenta i diritti di 17.000 consumatori le cui richieste di rimborso sono state rifiutate. Dal punto di vista legale, la restituzione dei soldi sarebbe dovuta avvenire entro 7 giorni dalla cancellazione del volo, in base al regolamento UE 261/2004 sui diritti dei passeggeri. Tuttavia, diversi vettori ad oggi continuano a violare le norme UE e da mesi cercano di rimborsare con i voucher invece che in denaro i propri clienti per i biglietti inutilizzati.

17.000 passeggeri in attesa di rimborso

“Il comportamento dei vettori è in evidente violazione della legge. I diritti dei passeggeri sono ben definiti nell’Unione Europea, ma le compagnie aeree si rifiutano troppo spesso di riconoscerli”, commenta Tom van Bokhoven, fondatore di Volo-in-Ritardo.it. I database dell’agenzia specializzata in diritti dei passeggeri del trasporto aereo, attualmente contano già 17.000 casi di consumatori che hanno chiesto supporto per ottenere il loro rimborso, cifra ancora in costante crescita. Per aiutarli nel modo più rapido e semplice possibile, Volo-inRitardo.it, per la sua posizione tra i leader del settore in Europa, è da anni in contatto con le compagnie aeree e si pone l’obiettivo di cercare di risolvere il conflitto tra queste e i consumatori con il massimo risultato possibile per entrambe le parti coinvolte, attraverso trattative extragiudiziali, quindi senza la necessità di una causa. Questo approccio è vantaggioso per tutti: senza la burocrazia dei procedimenti giudiziari, i passeggeri possono ottenere il proprio denaro molto più velocemente, sempre nel caso in cui la compagnia aerea si adegui ai propri doveri. Questa, dall’altro lato, può evitare di dover pagare – oltre ai rimborsi dovuti – le spese processuali che le sarebbero addebitate dal giudice. Tuttavia, quando le norme continuano a venire ignorate, l’agenzia è costretta a intraprendere un’azione legale. Appare chiaro, comunque, che poiché la Commissione Europea ha già più volte quest’anno confermato la validità del regolamento UE sui diritti dei passeggeri, non dovrebbe essere necessario il ricorso al giudice.

Compagnie aeree, violazione della legge

Volo-in-Ritardo.it gestisce le richieste di rimborso nei confronti di 86 compagnie aeree europee e non. Nessuna di queste ha concesso un rimborso entro il termine legale di 7 giorni. Tra di esse, un gran numero ha respinto subito e chiaramente le richieste di rimborso dei passeggeri, violando così la legge. Si può pensare, quindi, che le compagnie rifiutino sistematicamente di pagare ai loro passeggeri i rimborsi. E questa è solo la punta dell’iceberg. La forte comunicazione dei grossi nomi del trasporto aereo cerca di spingere i propri clienti ad accettare i voucher, il che ha portato la maggior parte di loro a credere di non avere diritto alla restituzione del denaro. Volo-in-Ritardo.it rappresenta 17.000 tra tutti i 147 milioni di passeggeri che da marzo si sono visti cancellare un volo e hanno quindi diritto al rimborso. Considerando che spesso i singoli passeggeri non hanno alcuna possibilità di agire in maniera efficace contro le compagnie aeree (per motivi di tempo, disponibilità economica o conoscenze legali), si può supporre che più del 99% di tutti i passeggeri sia ancora in attesa del rimborso a cui ha diritto. E questo nonostante il fatto che diversi Stati membri dell’Unione Europea forniscono un grosso aiuto economico alle compagnie aeree con sede nei loro paesi e dovrebbero quindi essere in grado di pagare i loro clienti.

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