Biloura, il collettivo che si definisce “piattaforma nomade”

Composto da artisti di diverse provenienze professionali.

Biloura, il collettivo che si definisce “piattaforma nomade”
Torino, 05 Giugno 2020 ore 12:31

Biloura è un collettivo di arti performative, interculturale e transdisciplinare, composto da artisti di diverse provenienze professionali.

Biloura, il collettivo

Il collettivo, che si auto-definisce “piattaforma nomade” per la natura internazionale dei suoi progetti, ha la sua prima casa in Valchiusella, vicino a Ivrea. Qui, nasce nel 2013 da un’idea di Silvia Ribero, ricercatrice, pedagoga, artista e performer sempre in movimento tra generi e discipline.
Dalla sua nascita per circa quattro anni il collettivo ha incanalato tutte le energie nella
creazione di una formazione dell’attore alternativa a quella classica, in grado di preparare da subito dei performer a tutto tondo. La ricerca si è poi concentrata anche su nuove tecniche di creazione, regia e drammaturgia.
Per quanto riguarda i temi, BILOURA rispecchia in tutto la natura poliedrica della sua fondatrice Silvia Ribero occupandosi di argomenti di rilevanza e inclusione sociale. Sia attraverso i propri spettacoli sia attraverso attività artistiche portate in situazioni “di frontiera”, cioè al limite dell’emarginazione sociale, come ad esempio campi profughi o progetti di sostegno a donne vittime di tratta della prostituzione.

Le sue creazioni

Ad oggi ha creato:
• progetti culturali di medio termine i cui temi vengono affrontati da diverse prospettive
disciplinari, mescolando le arti performative ad altre discipline (ad esempio le scienze, la
culinaria, le arti visive),
• spettacoli di creazione e regia collettiva, che mirano all’innovazione delle tecniche
drammaturgiche e dei linguaggi scenici in direzione interculturale, facilitando la fruizione delle arti performative oltre le barriere linguistiche e macro-culturali,
• scambi artistici internazionali regolari, con artiste/i e intellettuali ospiti nella casa-base del collettivo in Valchiusella,
• tecniche di formazione del performer,
• una propria drammaturgia,
• percorsi di formazione sulle tematiche di genere, che utilizzano tecniche teatrali come
strumento didattico.

Attività recenti

Biloura recentemente è stato vincitore di una residenza artistica con borsa di produzione presso l’Asian Cultural Center di Gwanju con la performance SILENT VOICES (Corea del Sud, 2020); selezionato per tutoraggio HANGAR POINT di Assessorato alla Cultura e al Turismo Regione Piemonte e Fondazione Piemonte dal Vivo (Italia, 2019); vincitore residenza artistica con borsa di produzione presso lo spazio di danza contemporanea Im_Flieger di Vienna con lo spettacolo FLESH (Austria, 2019); vincitore del premio Special Mention Award for a Performance by International Artist al Bangkok Theatre Festival con lo spettacolo AMARSIAMORSI (Tailandia, 2018); ente organizzatore residenza artistica internazionale CLASTIC con il sostegno dell’University College London (UK, 2018); invitato a Parigi – campo profughi Porte de la Chapelle
– da Good Chance Theatre Company (UK) con il progetto ODI (Francia, 2017). La residenza artistica all’Asian Cultural Center e il progetto SILENT VOICES Il collettivo piemontese è l’unica presenza europea nella rosa dei vincitori (insieme ad altri due
gruppi coreani, uno cinese e uno iraniano) della call dell’Asian Culture Center nella città di Gwangju (Corea del Sud). Il periodo della residenza artistica è di tre mesi da agosto a ottobre 2020, anche se la pandemia potrebbe far variare il calendario.
Silvia Ribero, Angie Rottensteiner e Chiara Bosco voleranno in Corea presentando alla termine della residenza la performance SILENT VOICES. La produzione si inserisce all’interno del progetto 5 VOICES FOR 1 con cui nel 2017-18 BILOURA,
dopo aver condotto laboratori creativi con donne vittime di tratta a Vienna, ha affrontato da diverse prospettive e utilizzando diverse discipline il fenomeno globale dell’industria del sesso.

Il palcoscenico diventa luogo di riflessione

Il palcoscenico diventa luogo di riflessione per almeno due punti di vista: quello intimo di chi vive la prostituzione e quello globale del commercio di corpi delle donne.
Le testimonianze raccolte hanno già dato vita a ECHOS, installazione sonora volta alla diffusione nei luoghi pubblici delle voci delle donne e FLESH performance che mescola la presenza della performer e il suono. SILENT VOICES è  una performance interculturale che si creerà a partire dall’incontro con ONG che si occupano della tutela delle prostitute in Sud Corea e con gli artisti locali che saranno parte del processo creativo e della performance.

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