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Chiude la storica gioielleria del paese

Si sono abbassate definitivamente per cessata attività le serrande il 31 dicembre scorso.

Chiude la storica gioielleria del paese
Economia Chivasso, 19 Gennaio 2021 ore 12:36

Il 31 dicembre scorso le serrande della storica orologeria/oreficeria Camosso, al civico 71 della centrale via Bettoja a Caluso, si sono abbassate definitivamente per cessata attività.

Chiude la storica gioielleria del paese

Il 31 dicembre scorso le serrande della storica orologeria/oreficeria Camosso, al civico 71 della centrale via Bettoja a Caluso, si sono abbassate definitivamente per cessata attività.

Una realtà commerciale cha vanta oltre cinquant’anni di attività portata avanti con esperienza e dedizione da Ariodante Camosso fino al 2017, anno del suo decesso, e continuata fino a dicembre del 2020 dalla figlia Norma. Evidente il rammarico e la malinconia nelle sue considerazioni rilasciate nei giorni scorsi.

Una scelta sofferta

«Io ci lascio il cuore in quel negozio – ha detto Norma Camosso – ho lavorato lì da quando ho finito la Scuola Media, prima con mio papà poi da sola, era la mia vita. Se vuoi tenere in vita un negozio però, devi investire e se non hai di che investire, purtroppo chiudi».

A Caluso sono molte le persone ancora legate al ricordo della famiglia Camosso e in tanti si ricordano di lui, Ariodante chiamato semplicemente Dante, mancato a 85 anni, una vita dedicata al lavoro e alla famiglia la sua, ma anche un contributo di grande professionalità e di estrema bontà alla comunità che gli gravitava intorno. Molti lo ricordano anche come presidente del Torino Club Caluso e come membro attivo del Gruppo Alpini locale.

«Persone come Dante Camosso – ha detto il sindaco Maria Rosa Cena – hanno connotato in positivo negli anni il mondo del commercio calusiese, un esempio di bontà e professionalità da ricordare e anche imitare».

La sua abilità nel riparare orologi di ogni tipo era ben nota, ma molti appassionati affidavano alle sue mani sapienti e alla sua grande esperienza soprattutto i pendoli perché lui, Dante, era uno dei pochi capaci di rimettere in sesto meccanismi preziosi e complicati.

«Aveva imparato il mestiere, con i suoi trucchi migliori – sottolinea la figlia Norma che si è sempre impegnata a seguire le orme del papà con impegno e professionalità – lavorando da giovane presso l’Orologeria Zurletti di Torino, realtà alla quale affidavano i loro pendoli famiglie molto note come quella di Gianni Agnelli».

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