Crisi LivaNova, i sindacati: “L’azienda ha sparato nel mucchio e ucciso 83 persone”

Forti le reazioni dei presenti al Consiglio comunale aperto di Saluggia sabato 30 novembre.

Crisi LivaNova, i sindacati: “L’azienda ha sparato nel mucchio e ucciso 83 persone”
Vercellese, 07 Dicembre 2019 ore 06:00

Crisi LivaNova, i sindacati: “L’azienda ha sparato nel mucchio e ucciso 83 persone”. Forti le reazioni dei presenti al Consiglio comunale aperto di Saluggia sabato 30 novembre.

Crisi LivaNova

Il management di LivaNova ha incontrato oggi, mercoledì 20 novembre, la RSU e i dipendenti di Saluggia per informarli dell’apertura di una procedura collettiva per 83 posizioni a Saluggia nell’ambito della ristrutturazione dell’azienda. In base a questo piano, la struttura di LivaNova a Saluggia, sarà dedicata alla ricerca e sviluppo e alla produzione di valvole cardiache meccaniche, anelli per annuloplastica, accessori e stent Nitinol. La produzione di valvole cardiache biologiche di LivaNova sarà concentrata nello stabilimento aziendale di Vancouver, Canada.

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“L’azienda ha sparato nel mucchio e ucciso 83 persone”

Un Consiglio comunale aperto quello che si è svolto nella mattinata di sabato 30 novembre a cui hanno preso parte i sindaci dei paesi limitrofi a Saluggia, i dipendenti di LivaNova e del comprensorio Sorin di Saluggia.
Un dato è purtroppo vero: gli 83 licenziamenti sono certi e le valvole cardiache biologiche saranno prodotte a Vancouver in Canada e non più a Saluggia. E’ stato infatti proprio questo il tema dell’ordine del giorno presentato dal primo cittadino Firmino Barberis e da tutti i componenti del Consiglio. Una posizione politica contro i licenziamenti in cui viene chiesta una ricollocazione dei dipendenti. «Scriverò al Ministro competente e al Presidente del Consiglio – dice Barberis – per invitarli a seguire le politiche industriali. La mia voce da sola potrebbe disperdersi, ma tante in coro potrebbero essere udite anche nel deserto». Un invito alla partecipazione, all’unione e alla coesione è quello di Barberis. Tra i primi interventi quello del consigliere di minoranza Emanuele Pedrazzini che ha voluto sottolineare: «Serve fare squadra. Si tratta di persone che chiedono un lavoro. Non bisogna lasciarle sole e bisogna ragionare su tutto il comprensorio. Non perde solo Saluggia, ma perdiamo tutti. Credo che la Provincia debba intervenire per migliorare le infrastrutture come realizzare una rotatoria lungo la provincia che porta al comprensorio Sorin». Uniti e coese le tre sigle sindacali che erano presenti all’incontro che hanno concordato: «La discussione deve salire ad un interlocutore di più alto.
Il sindacato si è attivato su tutti i fronti possibili e si chiede di aprire un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico e della Sanità La multinazionale deve dare risposte cosa che non ha fatto sino ad oggi. Tutti si devono attivare, servono contenuti. C’è necessità di fare uno sforzo. Abbiamo avuto un primo incontro con l’azienda in cui ci sono stati comunicati i licenziamenti. Non ha neppure detto se ci sarà una risposta con gli ammortizzatori sociali. A distanza di giorni però non abbiamo più saputo nulla. Servono impegni seri da parte dell’azienda, invece ci sono state presentate delle situazioni poco chiare che non fanno supporre nulla di positivo per il futuro. Chiediamo un tavolo di lavoro con tutti gli attori. Si è sparato nel mucchio e sono state uccise 83 persone e il prossimo anno ci si troverà a parlare di quello che è rimasto del sito di cui non importa nulla. LivaNova è un fiore all’occhiello, un sito strategico che non può essere portato via. Dopo questa azione ci è stata prospettata una crescita aziendale peccato che a fine 2020 è prevista la chiusura anche di Vancouver. Secondo il loro piano industriale ci sarà una crescita dell’1%.
Ma vi rendete conto? Davanti a questi discorsi non potevamo stare lì ad ascoltare. Ecco perchè abbiamo abbandonato il tavolo all’Unione Industriale. Oggi per la prima volta vediamo la presenza di un esponente della Provincia di Vercelli sino ad ora non si era fatta viva». Sottolineata da più fronti l’assenza dei rappresentanti della Giunta Regionale, dell’amministrazione comunale di Vercelli e della Provincia. Una soluzione molto delicata e complicata che però ha visto tutte le forze presenti al Consiglio aperto di Saluggia fare fronte comune.

I sindaci del territorio

Presenti i sindaci di Crescentino, Moncrivello, San Sebastiano da Po, Fontanetto e Cavagnolo, l’assessore di Cigliano e il consigliere di Trino e della Provincia di Vercelli Alessandro Demichelis. A prender per prima la parola il sindaco di San Sebastiano da Po, Beppe Bava che ha sottolineato la grande importanza che ha la condivisione dell’ordine del giorno per i dipendenti di LivaNova, ma per la situazione occupazionale in generale. Bava e Vittorio Ferrero, sindaco di Crescentino, hanno rimarcato quanto sia importante essere uniti in questo momento e agire. Il sindaco di Cavagnolo Andrea Gavazza afferma: «Adesso spetta alla Regione intervenire e attuare le misure per un tavolo di crisi. In questa circostanza infatti la Regione è stata sino ad ora assente». Grande condivisione della situazione che si sta attraversando anche dalle parole del primo cittadino di Fontanetto Po Claudia Demarchi che ha mostrato grande solidarietà nei confronti dei lavoratori LivaNova e ha raccontato una sua esperienza personale legata al mondo del lavoro. Un ricordo che risale alla sua infanzia quando il papà era un lavoratore Lancia e si viveva uno stato d’incertezza. La parola è passata a coloro che pagheranno il conto di questa scelta, ma anche di coloro che lavorano nel comprensorio e sono solidali nei confronti dei loro colleghi. Deborah di LivaNova ha sottolineato quando dietro a questi licenziamenti ci siano delle storie, vicende umane e non solo delle matricole identificative. Evidenzia un coinvolgimento persona in ambito lavorativo: le ore di straordinario trascorse in azienda “sacrificando” i rapporti familiari, ma ad oggi neppure quello è servito per poter “conversare” il posto di lavoro. Solidarietà che giunge anche dai lavoratori di MicroPort che rimarcano il clima pesante che è presente anche in questa realtà lavorativa dove sono presenti 45 esuberi. Ad oggi, 20 dipendenti hanno accettato di “lasciare” il posto di lavoro, ma ne restano 25 e quindi si è aperta una situazione di attrito tra i lavoratori stessi. Luigi Bobba ex parlamentare afferma: «L’assemblea è stata tesa e carica di preoccupazioni non solo per gli 83 licenziamenti annunciati da Livanova ma anche per i 45 esodi già in atto alla MicroPort. Ho apprezzato che Il sindaco Firmino Barberis abbia voluto coinvolgere tutte le comunità locali dalle quali provengono gran parte dei dipendenti del sito industriale Sorin che conta circa 1600 occupati. Il problema riguarda tutte queste comunità e non a caso sono stati proprio i sindaci per primi non solo a solidarizzare con i lavoratori, ma a chiedere subito un tavolo alla Regione, inspiegabilmente assente, nonostante che la Giunta regionale fosse riunita a poco più di 10 km al bosco della Partecipanza di Trino. Serve dunque un confronto duro con l’azienda per capire che destino avrà la sua presenza in Italia, a Saluggia in particolare. E poi ricordiamo che si tratta del distretto biomedicale più importante del nostro paese e dunque va tutelato e promosso onde evitare che anche altre aziende presenti nel sito entrino in una spirale negativa. Infine ho chiesto che vi sia un’azione energica nei confronti della Regione perchè, anche sulla base della lettera inviata giorni fa dal sindaco di Crescentino Ferrero, verifichi subito tutti gli strumenti che ha a disposizione, compresi i fondi comunitari, per favorire l’insediamento e l’avvio nel sito Sorin di attività ad alto valore aggiunto nonchè tutelare adeguatamente quelle esistenti».

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