Economia
Ex Lancia

Italvolt, Scarmagno "scippa" a Chivasso la fabbrica delle batterie

Il sindaco Castello aveva ufficialmente candidato la città ad ospitare l'impianto.

Italvolt, Scarmagno "scippa" a Chivasso la fabbrica delle batterie
Economia Chivasso, 27 Febbraio 2021 ore 13:19

Italvolt, Scarmagno "scippa" a Chivasso la fabbrica delle batterie.

Italvolt, Scarmagno "scippa" a Chivasso la fabbrica delle batterie

All’ex Lancia la “Gigafactory” per le batterie delle auto elettriche».
Era lo scorso 23 luglio quando, davanti al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, all’attuale ministro per gli affari regionali e autonomie Mariastella Gelmini e ai deputati Carlo Giacometto e Claudia Porchietto (tutti di Forza Italia) il sindaco Claudio Castello aveva candidato ufficialmente la città a polo per la mobilità del futuro.
Sono passati sette mesi da allora, e la cronaca recente descrive l’ennesimo scippo (di un sogno, per carità) ai danni della nostra città.

L'impianto Italvolt a Scarmagno

Nei giorni scorsi, infatti, l’Italvolt dell’imprenditore svedese Lars Carlstrom ha ufficiato la volontà di creare a Scarmagno, nei capannoni dell’ex Olivetti a quindici minuti dal centro di Ivrea, un impianto interamente dedicato alla produzione di batterie al litio per veicoli. Sul tavolo, quattro mila posti di lavoro.
Come detto, una vera doccia fredda per una città che ha già visto sfumare Amazon (finito a Torrazza) e deve fare i conti con un continuo impoverimento del tessuto imprenditoriale. L’asta che vede al centro terreni e capannoni in area Chind, ne è la prova.

4 miliardi di euro

L’investimento previsto da Carlstrom è da capogiro: 4 miliardi di euro. Ad oggi l’imprenditore avrebbe fondi per 5 o sei mesi, ma continui sarebbero gli incontri con altri possibili imprenditori tanto da escludere problemi di liquidità. Per gli impianti è stata stretta una partnership con Comau, mentre la costruzione dello stabilimento porterà la firma di Pininfarina. I tempi, strettissimi: valutazioni ambientali nei prossimi giorni, due o tre mesi di ingegnerizzazione, studio di fattibilità subito dopo l’estate e avvio del cantiere entro fine anno. Tutto pronto entro la primavera del 2024.

Chivasso al Palo

Mentre politici e amministratori canavesani si interrogano sul progetto (anche se a molti sembra troppo bello per essere vero, senza dimenticare che manda in soffitta l’ipotesi di costruire proprio in quel sito il nuovo ed atteso ospedale di Ivrea) a Chivasso si respira aria di ennesima occasione sprecata.

Il progetto di APRC

Ad oggi, a parte alcuni «movimenti interni», l’unico grande progetto di investimento nel polo resta quello presentato dalla APRC Group, società francese guidata dal manager italo algerino Karim Abdellaoui con referenti locali Pier Teresio Turino, vice sindaco di Murisengo, e Frédéric Lacarelle.

Turino, come da mesi ormai, continua a mantenere il massimo riserbo sull’operazione, che potrebbe portare (a fronte di un investimento da 70 milioni di euro) 500 posti di lavoro diretti e un migliaio (almeno) nell’indotto.

Un fiume di soldi per realizzare nell’area della vecchia pista di prova della Lancia ben 124 mila metri quadrati di capannoni utili alla logistica industriale (serviti da 220 parcheggi pubblici), 34 mila metri di area verde e un campo di pannelli fotovoltaici che produrrà 12 megawatt.

Il cantiere, nelle intenzioni dei francesi, sarebbe dovuto partire già nel 2020, ma è sotto gli occhi di tutti come a nord dell’area Bennet non sia stato posto nemmeno un mattone.
Dal Comune nessun commento, così come continuano a tacere sia Taurino (che si limita ad un «Il progetto ex lancia procede positivamente ma per il momento è ancora necessaria la massima riservatezza») che Lacarelle.

L'impianto di Altedo, in Emilia

Fa pensare, però, il progetto praticamente identico che APRC vorrebbe realizzare ad Altedo, frazione di Malalbergo nella città metropolitana di Bologna: 310 mila metri di di superficie per 1500 posti di lavoro. In Emilia, la società francese ha però trovato una durissima opposizione, con tanto di raccolta firme sul sito change.org

A questo punto, la domanda è una sola: APRC pensa di costruire poli logistici in tutta Italia o, dato che in Emilia sono già stati pubblicati comunicati ufficiali sui siti dei Comuni coinvolti, ci troviamo davanti all’ennesimo annuncio senza seguito?